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10 anni di “De-Loused in the Comatorium”

The Mars Volta - De-Loused In The Comatorium

Il 24 giugno del 2003 viene pubblicato il primo album in studio del gruppo statunitense The Mars Volta, De-Loused in the Comatorium. L’album è un concept basato su un racconto breve scritto dal cantante della band, Cedric Bixler-Zavala, che racconta la storia di un uomo (Cerpin Taxt) che nel tentativo di suicidarsi usando morfina e veleno per topi entra in un coma profondo nel quale vive diverse avventure e sperimenta visioni nei vari strati e aspetti della sua coscienza. Alla fine dell’album l’uomo si risveglia dal coma ma decide comunque di togliersi la vita. Il racconto è ispirato alla morte di Julio Venegas, un artista di El Paso amico di Bixler-Zavala.

La formazione che prende parte alle fasi di registrazione dell’album comprende, oltre a Cedric Bixler-Zavala (voce), anche: Omar A. Rodriguez-Lopez (chitarra), Jon Philip Theodore (batteria), Jeremy Michael Ward (manipolazione del suono), Isaiah “Ikey” Owens (tastiere) e Michael Balzary (meglio noto come Flea, basso); ai quali si aggiungono: Lenny Castro (percussioni), John Frusciante (chitarra, sintetizzatori in “Cicatriz ESP”) e Justin Meldel Johnson (contrabbasso in “Televators”).

Si parte con il tema breve ed inquietante di “Son et Lumière” che esplode nella successiva “Inertiatic ESP”, con un disperato Bixler-Zavala che ripete ossessivamente “Now I’m lost”. Ininterrottamente la tensione sale fino a “Roulette Dares (The Haunt Of)”, brano che forse più di tutti delinea la musica dei Mars Volta il cui nome si rifà proprio al dio della guerra (Marte) e alla loro abilità di cambiare continuamente “scena” (con un palese richiamo alla “volta” felliniana). “Tira Me a las Arañas” è una breve divagazione psichedelica che funge da trampolino di lancio per la successiva “Drunkship of Lanterns”, traccia tra le più trascinanti dell’album (e forse dell’intera produzione dei Mars Volta), caratterizzata tanto dall’impressionante ugola di Bixler-Zavala quanto dalla creatività chitarristica di Rodriguez-Lopez. “Eriatarka” tende inizialmente ad ammorbidire i toni per poi esplodere in un vortice sonoro, dagli sviluppi altalenanti, non disdegnando soluzioni elettroniche e spaziali che la accomunano alla successiva “Cicatriz ESP”, uno dei cavalli di battaglia della band di El Paso. La terna conclusiva vede la potente e coinvolgente “This Apparatus Must Be Unearthed”, la delicata ed accorata “Televators”, senza dubbio l’episodio più commovente dell’album, e la pirotecnica “Take the Veil Cerpin Taxt”.

Degna di nota è anche la particolarissima cover dell’album, curata da Storm Thorgerson e dal suo staff.

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