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Latte e Miele – Passio secundum Mattheum

LATTE E MIELE

Passio secundum Mattheum (1972)

Polydor

 

Concept-album d’esordio dal tema molto esplicito per i Latte e Miele. Il trio genovese mette in musica, in maniera tecnicamente impeccabile, la passione di Cristo. Il tema cristiano, dopo il Concilio Vaticano II, tenutosi tra il 1962 e il 1965, è entrato prepotentemente nella musica italiana e non solo, con lo scopo di riavvicinare i giovani alla chiesa. Numerosi sono gli esempi, dalle “canzonette” pop dei Raminghi e dei Barritas, agli album prog dei tedeschi Os Mundi o dei francesi Saint Preux, solo per citarne alcuni.

Passio secundum Mattheum, concettualmente ispirato alla Matthauspassion di Bach, alterna cavalcate prog, alla Emerson, Lake and Palmer,  a momenti più “calmi” con versi del vangelo recitati e parti vocali soliste e corali che commentano lo svolgersi dell’azione. L’album venne presentato il 20 febbraio del 1973 al Teatro Pontificio di Roma, dinanzi a papa Paolo VI, insieme ad elementi del coro dell’Opera di Roma e con Oreste Lionello nelle vesti dell’evangelista.

Il brano Introduzione, ovviamente, apre il disco. Un crescendo di cori molto teatrale ci guida fino all’ingresso sulla scena del piano e, soprattutto, della batteria di Alfio Vitanza.

Atmosfera alla Delirium per Il giorno degli azzimi, con alternanza di parti recitate e cantate da solista (Marcello Giancarlo Dellacasa a tratti ricorda lontanamente Nico Di Palo) e cori.

Introduzione triste per l’Ultima cena, poi il brano decolla trascinato dai cori increduli degli apostoli (son forse io Signore?) e da una grande esecuzione di hammond. Chiude il pezzo un solo di chitarra molto apprezzabile.

Avvio molto simile a l’Ultima cena per Getzemani, poi la domanda fatidica di Giuda a Gesù: son forse io Signore?. Dopo di ciò, con il charleston in evidenza, il pezzo si apre, diventa più arioso, tendendo alla PFM. Nella seconda parte del brano abbiamo grandiose sequenze esplosive. Grande prova del trio.

Ne Il processo tornano prepotentemente i cori, sostenuti da batteria e chitarra acustica.

I testimoni (prima parte) richiama, nella parte iniziale, l’Ultima cena e Getzemani, con, nel cantato, un gradevole gioco solista-cori. Seguono circa 5 minuti di parte strumentale, a tratti jazz, a tratti prog, ben eseguita, con un’ampia sequenza quasi tribale.

I testimoni (seconda parte) è la prosecuzione del brano precedente, molto simile nella struttura, con preponderanza delle percussioni tribali e del piano.

Strano sentire una sorta di omaggio all’inno sovietico in un disco dal tema cristologico, ma Il pianto lo richiama fin troppo esplicitamente. Di certo comunismo e cristianesimo non sono proprio amici. C’è molta audacia in questo caso da parte dei Latte e Miele.

43 secondi di schizofrenia inframmezzati da parti cantate adagiate su una base jazz in Giuda. Un ottimo modo per rappresentare il personaggio di rottura della vicenda cristologica.

La voce ricca di pathos di Dellacasa ne Il re dei Giudei porta Gesù dinnanzi a Pilato ad affermare, appunto, la sua “regalità”. Segue una piacevolissima melodia trainata dal synth, sostituito poi dall’ingresso della chitarra distorta dello stesso Dellacasa.

Il calvario, il brano più lungo del disco (dura poco più di sette minuti), si apre con un’atmosfera cupa creata dai cori a cui subentra l’organo che, tra preziosismi e improvvisazione, tiene alta la tensione. Dopo due minuti, piombiamo in pieno in un brano di musica classica, per essere ripresi poi dall’organo e dai cori ricchissimi di tensione emotiva. La batteria e la chitarra sembrano accompagnare i passi di Gesù verso il calvario.  Struggente il finale con chitarra acustica e voce narrante descrivente gli ultimi attimi di vita di Gesù.

Brano molto dolce Il dono della vita, sostenuto dalla chitarra acustica e dalla voce. L’ultimo minuto riprende i cori possenti presenti in Introduzione.

Mese di maggio è una bonus track presente già nella prima pubblicazione del disco. È un brano abbastanza pop, che si discosta molto dal resto del disco.

Il rarissimo video seguente di Getzemani, tratto da Tele Capo d’Istria del 1972 (questo è l’anno che riporta la fonte, anche se il disco è stato presentato nel 1973, quindi al massimo il video potrebbe essere dell’anno seguente) è una perla. La versione del brano è un po’ diversa nella parte iniziale e in quella finale rispetto a quella recensita.

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One comment

  1. Denis Di Nicolò

    Questo disco non mi ha mai “preso” più di tanto. A parte la registrazione un pò grezza,il problema sono le parti cantate(davvero molto dozzinali). Ci sono dei discreti spunti,ma secondo me a livello nazionale c’era di meglio nel 1972.
    Ottima recensione (come sempre) molto ricca ed esaustiva!

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