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1978 gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano! – In arrivo la ristampa del disco degli Area

1978 gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano – In arrivo la ristampa del disco degli AreaWarner Music Italia ripropone “1978 gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano!“, l’ultimo disco degli Area con il cantante Demetrio Stratos, un lavoro che pose fine alla collaborazione con la Cramps Records e segnò alcuni importanti cambiamenti nell’organico del gruppo: è il primo disco dopo l’abbandono del chitarrista Paolo Tofani e del paroliere Gianni Sassi. È anche l’unico album del gruppo in cui Stratos è accreditato come autore.

Il titolo dell’album è ispirato ad un’opera del poeta e scrittore futurista Filippo Tommaso Marinetti, Les Dieux s’en vont, D’Annunzio reste (“Gli Dei se ne vanno, D’Annunzio resta”).

Un episodio fondamentale della storia della nostra musica viene doverosamente rimesso in luce a quarant’anni dalla sua prima pubblicazione. Un’occasione imperdibile per riassaporare l’aria di quegli anni, davvero particolari, così definiti dallo stesso Patrizio Fariselli:

“Riascoltando, dopo quarant’anni dalla sua registrazione, il master di 1978 gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano ho avuto una spiacevole sorpresa: non era affatto come me lo ricordavo. Avevo partecipato attivamente al mixaggio, assieme a Demetrio, Giulio, Ares e Alan Goldsberg, il tecnico, e le sensazioni di allora sono rimaste vividamente stampate non solo nella mia memoria, ma nella mia anima. Com’è possibile che il nastro suoni così, come lo sento ora? Che il master si sia deteriorato? Assolutamente no, è perfetto, sentenzia l’ingegnere del suono, Esaù Remor, che gode della mia incondizionata fiducia. L’ha acquisito in digitale ad altissima qualità, dopo un periodo in “forno” a bassa temperatura per levargli ogni minima traccia di umidità ed eventuali ingiurie del tempo. E allora?

La risposta è semplice, sono cambiate le cose. Innanzitutto la tecnologia per l’ascolto: allora si usavano casse dotate di altoparlanti che non hanno nulla a che vedere con quelli di oggi. La seconda differenza è culturale: è cambiato il gusto, e il mio orecchio evidentemente si è abituato a tutt’altra resa sonora.

Forti di queste considerazioni, con Andrea e Diego Pettinelli dello studio ZdB, abbiamo deciso di affrontare il lavoro, pur col massimo rispetto delle scelte artistiche di allora, adeguandolo alle potenzialità d’ascolto di oggi. Così 1978, disco degli Area cui sono particolarmente affezionato, ha ripreso corpo e vita, superando il gap di quattro decadi per risplendere con rinnovata energia ed emozionare anche i giovani che non sanno cosa fosse registrare musica negli anni Settanta. Il grandioso riverbero ottenuto con un registratore Studer a due piste, la manipolazione dell’organo a canne del XVII secolo presente in sala a scopo d’arredamento, da noi usato in fff, festa farina e forca (con Demetrio e Giulio che sudavano azionando il mantice mentre io lo suonavo e successivamente, in regia, ne modulai il suono con un oscillatore a bassa frequenza). Il pick-up della mandola di Ares costruito al volo da Alan perché quello che aveva non era granché efficiente, i trucchi per far abbaiare il mio cane in Vodka Cola, l’uso per la prima volta di un sintetizzatore polifonico, il coinvolgimento del gruppo punk femminile Clyto e i salti mortali per far loro cantare a tempo: “…trip, trip” in Acrostico in memoria di Laio (anni dopo un amico musicista mi chiese come avevamo fatto a fare quell’effetto “…tipo un grillo”. Non voleva credere che fossero coriste).

Fu un anno formidabile il 1978, di gran fermento e creatività. Ma da lì a poco non se ne sarebbero andati solo “gli dei” portandosi dietro una stagione di ideologie e passione politica, se ne sarebbe andato per sempre Demetrio, un amico fraterno, colonna portante di questo disco. Contemporaneamente sarebbero svaniti i sogni di una generazione che per un momento aveva davvero creduto di potercela fare. Una generazione convinta che la società avrebbe colto le istanze egualitarie proposte dai suoi giovani e la musica e la cultura avrebbero brillato come non mai, libere da banalità o miserie mercantili.

Peccato.

Comunque non c’è troppo da preoccuparsi. Sarà per la prossima volta.

Io sono pronto.”

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