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38 anni di “Wish You Were Here”

Pink Floyd - Wish You Were Here

Il 12 settembre del 1975 è la data della pubblicazione americana del nono album in studio dei Pink Floyd, Wish You Were Here. L’album, infatti, viene prima rilasciato negli USA e solo il 15 settembre nel Regno Unito e nel resto del mondo.

Registrato agli EMI Studios di Abbey Road (Londra) dal 6 gennaio al 19 luglio 1975, Wish You Were Here si basa sul materiale raccolto durante le loro esibizioni in tutta Europa. L’album affronta temi legati all’assenza, all’industria musicale e al declino mentale dell’ex membro della band Syd Barrett.

La genesi del lavoro coincide con il raggiungimento del culmine della carriera dei Pink Floyd che, tuttavia, si trovano a dover fronteggiare una profonda crisi d’identità. Il precedente album, Dark Side Of The Moon, costituisce un precedente insidioso per la band: da quel momento, critica e pubblico chiederanno loro sempre di più e non si accontenteranno di lavori minori. La stasi creativa caratterizza le prime sessioni, portando la band a perdersi in sterili discussioni. Come già verificatosi con Meddle (e più precisamente con il suo brano portante, “Echoes”), anche per il nuovo album la band prende spunto da una piccola frase sonora (questa volta ideata da Gilmour) per sviluppare la composizione chiave di tutto il lavoro: “Shine On You Crazy Diamond”. La composizione segue lo stesso sviluppo di “Echoes”, con piccole idee musicali proposte dall’uno o dall’altro. Una prima bozza del brano comincia ad essere presentata dal vivo durante il tour francese del giugno 1974 insieme a “Raving And Drooling”, un’altra nuova composizione, anch’essa di notevole durata, che successivamente (rivista nel testo e nella musica) verrà ribattezzata “Sheep”. Successivamente i Pink Floyd introducono in repertorio un altro brano, “You Gotta Be Crazy”, prima stesura di “Dogs”. L’idea è quella di realizzare un nuovo album con “Shine On You Crazy Diamond” su un’intera facciata, destinando “Raving And Drooling” e “You Gotta Be Crazy” all’altra. La situazione di stallo porta i quattro a rivoluzionare l’idea iniziale: escludono “Raving And Drooling” e “You Gotta Be Crazy” e dividono “Shine On You Crazy Diamond” in due parti, da posizionare l’una in apertura e l’altra in chiusura dell’album. Tra le due lunghe composizioni decidono di inserire brani che abbiano attinenza con lo stato d’animo “assente” che serpeggia nel complesso. Il punto di riferimento resta il riff di “Shine On You Crazy Diamond”, che ispira l’intero lavoro e traduce in musica non solo la particolare situazione che sta vivendo il gruppo, ma anche allo stato di salute di Syd Barrett (a cui indirettamente si riferisce il testo) e, più in generale, alla follia, al distacco e al volontario isolamento. L’album è il secondo lavoro della band ad utilizzare una tematica concettuale (scritta interamente da Waters) che sottintende al suo sentimento nel momento in cui la fraternità tra i membri della band, che si era fatta sentire in precedenza, era venuta a mancare.

A Roger Waters (basso, voce, chitarre), David Gilmour (voce, chitarre, tastiere), Richard Wright (tastiere, voce) e Nick Mason (batteria, percussioni), si aggiungono anche Dick Parry (sassofono), Roy Harper (voce in “Have a Cigar”), Stéphane Grappelli (violino in “Wish You Were Here”), Venetta Fields e Carlena Williams (cori).

L’album si apre con la lunga introduzione strumentale di “Shine On You Crazy Diamond (Part I-V)”, dominata dalle tastiere di Wright e dalla chitarra liquida ed ipnotica di Gilmour. Segue “Welcome To The Machine”, che sembra rimpiangere la purezza iniziale della band (ormai irrimediabilmente persa, a favore di una maggiore aggressività che, da qui in avanti, caratterizzerà musica e testi). “Have A Cigar” si discosta molto dal brano precedente grazie anche alle sue marcate influenze blues. Il testo è una forte critica all’ipocrisia e all’avidità del mondo dell’industria musicale. I versi, infatti, parlano di un discografico che, sigaro in bocca, promette successo e ricchezza, imponendo al gruppo la realizzazione di un album e del successivo tour. È in realtà la descrizione dell’esperienza avuta dai Pink Floyd al momento della conclusione del primo contratto discografico con la EMI. Suoni confusi provenienti da una vecchia radio aprono “Wish Were Here”, brano dedicato a Syd Barrett. L’ex Pink Floyd il 5 giugno del 1975 entra nello studio mentre il gruppo sta ultimando la registrazione di “Shine On You Crazy Diamond”; il suo corpo ingrassato e la testa e le sopracciglia rasate ingannano anche i compagni che faticano a riconoscerlo. Alla fine del brano si sente in lontananza un assolo di violino, eseguito dal famoso violinista jazz Stéphane Grappelli. Nei crediti del disco, tuttavia, non si legge il nome del musicista francese perché, secondo Roger Waters, “sembrava un insulto” inserire nei crediti un musicista che esegue un assolo udibile a fatica. Chiude l’album “Shine On You Crazy Diamond (Part VI-IX)”.

Il disegno artistico sull’imballaggio dell’album, ancora una volta realizzato da Storm Thorgerson, conteneva uno sfondo nero e opaco, che nascondeva la copertina dell’album in cui due uomini si stringono la mano in mezzo allo slargo di una fabbrica, mentre uno di essi va a fuoco.

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