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41 anni di “Octopus”

Gentle Giant - Octopus

Il 1° dicembre del 1972 i Gentle Giant pubblicano per la Vertigo il loro quarto album in studio, Octopus. Il disco per gran parte della critica segna la definitiva maturazione della band, che raggiunge il suo apice artistico grazie soprattutto all’interconnessione tra armonie vocali e complessità strumentali.

I sei musicisti che compongono la formazione sono: Derek Shulman (voce, alto sax), Philip Shulman (sax, tromba, mellofono, voce, cori), Raymond Shulman (basso, violino, chitarra, percussioni, voce), Kerry Minnear (tastiere, vibrafono, percussioni, violoncello, Moog, voce, cori), Gary Green (chitarre, percussioni) e John Weathers (batteria, percussioni, xilofono).

L’opener “The Advent Of Panurge” si ispira ai romanzi di “Gargantua e Pantagruele” dello scrittore francese François Rebelais, e narra l’incontro tra il gigante Gargantua e il futuro amico Panurge. Il brano, in una palese affinità narrativa, si lega alla splendida “Pantagruel’s Nativity” del precedente “Acquiring The Taste”. A trascinare i compagni e a raccontare la storia è in questo caso Minnear, il cui tono morbido e pregno di classicismo ben si lega alla natura romanzesca del brano. Come se non bastasse il tastierista monopolizza la scena dividendosi tra piano, organo e Moog, lasciando spazio ai raffinatissimi arpeggi di Green ed enfatizzando l’ottima struttura ritmica creata da Raymond Shulman e Weathers. “Raconteur Troubadour” si spinge oltre, sconfinando nel più classico camerismo che fa apprezzare ancor più l’enorme bagaglio musicale dei Gentle Giant, qui impegnati con violoncello, violino, vibrafono, xilofono e fiati. A riportare la band in territorio rock ci pensa la successiva “A Cry For Everyone”, traccia ispirata ai lavori ed al credo dello scrittore franco-algerino Albert Camus. La chitarra di Green graffia, come pure la voce di Derek, mentre la sezione ritmica detta tempi serrati. Minnear, dal canto suo, impreziosisce la già ricca composizione con vivaci ed eclettiche incursioni che hanno il compito anche di favorire i numerosi e repentini cambi di scena. “Knots”, brano che si ispira all’omonimo libro dello psichiatra scozzese Ronald David Laing, sfoggia un inizio a cappella che evidenzia le eccellenti doti vocali della formazione. Le ricche soluzioni strumentali vedono i sei musicisti alternarsi costantemente tra violino, xilofono, basso, chitarra e percussioni, in un tripudio sonoro che sembra provenire da altre epoche e che mostra anche una certa supponenza tecnica alla quale il gruppo, da qui in avanti, non riuscirà più a rinunciare. “The Boys In The Band”, l’unico strumentale dell’album, rappresenta un po’ la summa del campionario musicale della band: progressive rock, jazz rock, musica medievale e molto altro. “Dog’s Life” e “Think Of Me With Kindness” sono i brani che lasciano apprezzare il volto più “buono” del “gigante”, mentre la conclusiva “River” alterna parentesi “nervose” a momenti più delicati e sognanti.

L’autore della copertina dell’edizione europea è un ispiratissimo Roger Dean, che qui raffigura un enorme e tentacolare mostro marino, altra palese metafora musicale del gruppo britannico.

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