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42 anni di “Fireball”

Deep Purple - Fireball

Il 15 settembre del 1971 è la data del rilascio inglese ed europeo di Fireball, quinto album in studio dei Deep Purple. L’album è il secondo a presentare la formazione classica dei Deep Purple – nota anche come Mark II – che include: Ian Gillan (voce, percussioni), Ritchie Blackmore (chitarra), Jon Lord (tastiere), Roger Glover (basso) e Ian Paice (batteria).

Fireball risulta essere uno degli album più sperimentali del gruppo, caratterizzato da un mix micidiale di generi musicali: dal rock al blues e finanche al country. L’album si pone in netta rottura con la precedente produzione della band, in particolar modo con l’ottimo “In Rock”. Registrato tra il settembre del 1970 e il giugno del 1971, a Fireball viene spesso rimproverata la fretta con la quale è stato lanciato sul mercato proprio per cavalcare l’onda del successo di “In Rock”.

La natura eclettica del lavoro, alla sua uscita, disorientò non poco i fans della band. A mantenere fede al verbo del gruppo vi è sicuramente “Fireball”, brano contrassegnato da un ottimo lavoro della sezione ritmica, con Glover onnipresente col suo basso distorto e Paice che (insolitamente) opta per la doppia cassa. Alla velocità esplosiva della title track segue “No No No”, traccia caratterizzata da un incedere lento che per certi versi anticipa le soluzioni funk che segneranno il passaggio alla Mark III e alla Mark IV. “Demon’s Eye” ha un approccio decisamente rock blues, mentre è con “Anyone’s Daughter” che viene fuori l’anima più sperimentale dei Deep Purple: un insolito country-western guidato dalla chitarra di Blackmore e dal piano di Lord. “The Mule”, che negli anni diventerà uno dei cavalli di battaglia live della band, si affida all’organo di Lord, alla velocissima chitarra di Blackmore e all’instancabile Paice, che qui dà ampio sfogo alla sua batteria. La lunga “Fools” dilata i suoni alternando parentesi psichedeliche a vere e proprie esplosioni sonore, in cui spicca il lato più rabbioso della voce di Gillan e le stilettate elettriche di Blackmore. Chiude l’album “No One Came”, traccia più convenzionale in cui comunque risalta il basso pulsante di Glover e i lampi improvvisi di Lord.

Pur risultando un lavoro godibile (molto apprezzato da chi scrive!), Fireball non riuscì ad ottenere un buon successo commerciale, forse anche a causa della sua vicinanza temporale con due capolavori come il precedente “In Rock” e il successivo “Machine Head”.
http://youtu.be/l9bXgaVgfCY

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