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42 anni di “Meddle”

Pink Floyd - Meddle

Il 30 ottobre del 1971 è la data della pubblicazione americana di Meddle, sesto album in studio dei Pink Floyd, alla quale segue la pubblicazione inglese del 5 novembre. Il disco viene registrato agli studi EMI, Morgan, Air e Command di Londra dal 4 gennaio al 26 settembre del 1971.

A seguito delle ingenti spese sostenute per la registrazione del precedente album, “Atom Heart Mother”, e delle difficoltà relative alla sua riproposizione live in versione orchestrale, i Pink Floyd si vedono costretti a ridurre drasticamente l’attività live e a dedicarsi immediatamente alla preparazione di un nuovo disco più agevole da eseguire dal vivo.

Come sempre si parte iniziando ad elaborare qualche frammento sonoro con la speranza che ne scaturisca qualcosa di interessante. Ogni componente del gruppo prova a registrare separatamente un brano senza sapere cosa stessero incidendo gli altri. Il risultato finale è tutt’altro che buono. Wright è l’unico a riuscire a ricavare un suono originale amplificando in maniera assai particolare il suo pianoforte, offrendo così al resto del gruppo uno spunto su cui lavorare assieme per una nuova composizione.

Nelle sessioni di fine gennaio il gruppo già può contare su una ventina di brani, collegati tra loro in maniera del tutto casuale e riuniti sotto il titolo provvisorio “Nothing, Parts 1 To 24”, che presto diventa “The Return Of The Sun Of Nothing”.

Come “Atom Heart Mother”, anche “The Return Of The Sun Of Nothing” viene proposta dal vivo prima della pubblicazione. La composizione vien proposta per la prima volta a Norwich, il 22 aprile del 1971, ma fino a settembre la suite non riuscirà ad avvicinarsi alla struttura finale. Da qui nascerà “Echoes”, suite che si sviluppa per un’intera facciata dell’originario vinile col suo incedere epico, tra passaggi visionari, intermezzi funky (come in “Atom Heart Mother”) e soluzioni psichedeliche. “Echoes” rifugge il sinfonismo pomposo di “Atom Heart Mother” a favore di una struttura più asciutta, che recupera la vena onirica avvicinandosi sempre più alle atmosfere rock. Sulla stessa linea si muove l’opener “One Of These Days”, traccia giocata sulle note vibrate dal basso di Waters collegato ad un Echo Binson, avvolte dalla chitarra di Gilmour, sorta di cavalcata sperimentale in mezzo alla tempesta con tanto di vento. Completano l’album l’acustica “A Pillow Of Winds”, il blues venato di country di “Seamus” (al quale partecipa anche il levriero di Wright con i suoi ululati) e le brevi “Fearless” (chiusa dai cori di “You’ll Never Walk Alone” dei tifosi del Liverpool) e “Saint Tropez”.

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