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42 anni di “Nursery Cryme”

Genesis - Nursery Cryme

Il 12 novembre del 1971 i Genesis pubblicano per la Charisma Records il loro terzo album in studio, Nursery Cryme. Il lavoro – uno dei più amati dai fans della prima ora – è il primo ad essere inciso dalla formazione storica con: Peter Gabriel (voce, fiati, percussioni), Tony Banks (tastiere, chitarra 12 corde), Mike Rutherford (basso elettrico, chitarra), Steve Hackett (chitarra) e Phil Collins (batteria, percussioni, voce).

Il titolo dell’album allude alle “nursery rhymes”, filastrocche per bambini diffuse nella cultura anglosassone, e gioca con l’assonanza di “rhyme” (rima) con “crime” (crimine), da cui la particolare grafia di “cryme”. Il riferimento è soprattutto all’opener, “The Musical Box”, uno dei grandi classici barocchi dei Genesis che narra la storia di un bimbo “decapitato con grazia” da una coetanea mentre i due giocano a croquet.

La poetica dei contrasti – già presente in “Trespass” con la compresenza nella musica del gruppo di temi pastorali ed altri più aggressivi e marcatamente rock, nonché più in generale il contrasto fra eleganza vittoriana e violenza repressa – prosegue in quest’album a partire proprio da “The Musical Box”, il cui testo pone l’accento sul candore del mondo infantile (rappresentato appunto da filastrocche, come “Old King Cole”), ma al tempo stesso spazia dal macabro al sesso, incarnati nella figura del piccolo protagonista, tornato dall’aldilà sotto forma di un vecchio lascivo, che cercherà invano di soddisfare le pulsioni carnali di un’intera vita proprio sulla piccola compagna che l’aveva ucciso. I particolarissimi personaggi di questo primo brano diventano anche i protagonisti dell’immagine di copertina, realizzata ancora dall’artista Paul Whitehead. Soggetto principale dell’illustrazione è la bambina che sorridendo brandisce la mazza da croquet con la quale ha già decapitato diversi bimbi, le cui teste giacciono sparse attorno a lei. Alle sue spalle una bambinaia accorre su strani pattini a rotelle ed un frustino in mano. Il resto della scena racchiude riferimenti ad altri brani dell’album: sul retro compaiono l’Heracleum Mantegazzianum, una statua di Afrodite (madre di Ermafrodito in “The Fountain of Salmacis”), l’albero ed il vecchio citati in “Seven Stones” (il vecchio gioca anche lui a croquet con una testa di bimbo), in lontananza sullo sfondo: le due vedove e il parroco di “For Absent Friends” e, in bilico su un cornicione, “Harold the Barrel”. La particolare tecnica a pastello viene intenzionalmente antichizzata, con finte crepe nel colore e buffi errori prospettici e di proporzione. Whitehead firma l’opera in un angolo, aggiungendo ironicamente al suo nome un copyright retrodatato di un secolo (“© 1871”), in piena epoca vittoriana.

Incisa dalla nuova formazione, ma composta dal precedente chitarrista Anthony Phillips, “The Musical Box” è una mini suite che si affida ai delicati arpeggi di chitarra di Hackett, alle magiche atmosfere create dalle tastiere di Banks, al flauto e all’emozionante voce di Gabriel. Il brano, per il suo climax e per l’interpretazione del frontman diventerà uno dei cavalli di battaglia dei Genesis dell’era Gabriel. Il breve brano acustico “For Absent Friends” – il cui testo racconta di due vedove che rimpiangono i giorni con i loro mariti – impreziosito dalla delicata voce di Collins, risulta essere la prima composizione di Hackett con i Genesis. “The Return of the Giant Hogweed” è una mini opera esplosiva in cui si evidenziano gli ottimi intrecci di Banks e Hackett. Il testo è la storia surreale di una pianta erbacea che, introdotta in Inghilterra da esploratori vittoriani, si propaga a dismisura fino ad ordire “un assalto, minacciando la razza umana”. La storia trae spunto da una specie botanica realmente esistente, l’Heracleum Mantegazzianum. La melodica “Seven Stones”, con un testo in stile narrativo sull’influsso del caso nell’esistenza umana, si avventura sugli stessi sentieri sinfonici dei primi King Crimson, accentrando l’attenzione sull’organo e sul mellotron di Banks e sulla voce fiabesca di Gabriel. L’allegra e cadenzata “Harold the Barrel” ha il pregio di evidenziare la teatralità dei Genesis, specie negli spettacoli dal vivo. “Harlequin” è un interludio acustico dal testo impressionistico nel quale si apprezza l’intreccio vocale di Gabriel e Collins. Chiude l’album “The Fountain of Salmacis”, brano che si ispira al mito di Ermafrodito e della ninfa Salmace, con mellotron in evidenza e un sublime assolo di chitarra di Hackett.
http://youtu.be/BUsjh4sQRWc

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