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43 anni di “Atom Heart Mother”

Pink Floyd - Atom Heart Mother

Il 10 ottobre del 1970 i Pink Floyd pubblicano il loro quinto album in studio, Atom Heart Mother. Registrato agli EMI Studios di Abbey Road, tra i mesi di luglio e agosto del 1970, l’album è uno dei primi lavori pubblicati da una major a non riportare il nome della band in copertina.

Il disco, di fatto, apre la seconda fase della storia dei Pink Floyd e segna una svolta decisiva nella loro carriera. La deludente esperienza di “Zabriskie Point”, infatti, è un brutto colpo per i Pink Floyd che però non rinunciano a cercare contatti tra musica e immagini. Per lasciarsi alle spalle quest’esperienza e per abbandonare l’immagine di rock spaziale psichedelico dei lavori precedenti (etichetta che il gruppo mal sopporta), la band torna in studio dopo massacranti concerti, convinto di doversi costruire una nuova immagine. Avendo sperimentato tutte le possibili varianti tecniche e sonore dei loro brillanti esordi, la strada da imboccare verso un progressive rock più maturo si presenta ardua e senza un punto focale.

Il primo risultato di questa svolta è una suite, inizialmente intitolata “The Amazing Pudding”, presentata per la prima volta dal gruppo nel concerto del 23 gennaio 1970 a Parigi e proposta per un paio di mesi in versione embrionale, finché il gruppo non decide di arricchirla con parti orchestrali. Mason a riguardo ha affermato: “All’inizio pensavamo ad una suite che occupasse tutta una facciata, ma ben presto divenne evidente che ci sarebbe stato bisogno di almeno una facciata per svilupparla in modo appropriato. Decidemmo quindi che ci occorreva un arrangiamento orchestrale”. Waters incarica del lavoro l’amico Ron Geesin, con il quale ha lavorato alla colonna sonora di “The Body”. Con il gruppo impegnato in una tournée americana, Geesin, da solo, scrive in un mese tutte le parti di ottoni, violoncello e coro, basandosi sui nastri originali lasciatigli dal gruppo. L’incapacità di Geesin di comunicare con i musicisti, tuttavia, porta John Aldis, il direttore del miglior coro classico d’Inghilterra, a prendere in mano la situazione e a portare a termine la registrazione.

Curioso l’aneddoto che porta alla scelta del titolo dell’album, che viene pensato da Nick Mason su suggerimento dello stesso Ron Geesin, che gli consiglia di leggere qualche buon articolo sul giornale. La notizia di una donna con un pace-maker atomico in attesa di un bambino è molto suggestiva: il titolo del trafiletto è Atom Heart Mother.

La copertina dell’album, ispirata alla carta da parati con le mucche di Andy Warhol, è un’espressa idea del gruppo che ha chiesto al grafico Storm Thorgerson qualcosa di ordinario ed estremamente semplice, il più lontano possibile dalle immagini “space” degli esordi. Thorgerson si immerge nella campagna inglese e immortala alcuni splendidi esemplari bovini di razza frisona. In seguito il grafico dichiarerà: “La copertina faceva una gran figura, in mezzo alle altre dell’epoca che cercavano di attirare l’attenzione in modo provocatorio. La mucca attirava lo sguardo più di quanto potessi sperare: era diversa perché così normale”. La copertina dell’album non riporta né il titolo né il nome del gruppo, è apribile e mostra sul retro la celebre Lulubelle III e sul verso tre mucche ravvicinate che sovrastano lo spazio sulla destra dell’artwork. L’interno è bucolico: un’immagine in bianco e nero sgranato di una brughiera inglese con animali al pascolo. Non vi è alcun collegamento tra la mucca e i brani che compongono il disco anche se lo stesso Nick Mason ha accennato ad una simbologia classica che vede la mucca come rappresentazione della “Madre Terra” e quindi un riferimento indiretto alla “madre dal cuore atomico”, attraverso l’assonanza fra le parole “Heart” (Cuore) e “Earth” (Terra).

Atom Heart Mother è senza dubbio l’opera più ambiziosa dei Pink Floyd. Un po’ come “A Saucerful of Secrets” anche questo lavoro si affida ai due brani più lunghi: la suite di “Atom Heart Mother”, divisa in sei parti, e “Alan’s Psychedelic Breakfast”, divisa in tre. Le sezioni sono unite tra loro da dialoghi e strani effetti sonori. Mai come in questo album la musica dei Pink Floyd è “immagine”, come conferma lo stesso Waters: “In effetti gli elementi sono quelli di una colonna sonora, ma credo che la spinta delle sensazioni possa essere tale da annullare spesso anche l’eventuale messaggio dell’immagine”. E l’immagine, scomposta nella suite, si ricompone in “Alan’s Psychedelic Breakfast”, tra uova che friggono e rumori di tazze che risuonano da una registrazione ambientale effettuata a casa di Alan Stiles. Il brano è un bizzarro strumentale pieno di effetti sonori volti a delineare il rituale mattutino della prima colazione. La seconda facciata comprende anche “If”, delicata ballad acustica di Waters che è forse il brano più dolce mai realizzato dalla band; “Summer ’68”, di Wright, un breve flashback giocato su semplici accordi di chitarra e vocalizzi in stile Beach Boys che critica lo stile di vita “rock’n’roll”; “Fat Old Sun”, di Gilmour, lunga parentesi onirica e metafisica.

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