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43 anni di “Gentle Giant”

Gentle Giant - Gentle Giant

Il 27 novembre del 1970 i Gentle Giant pubblicano il loro omonimo debut album. Formatasi solo l’anno prima, la band viene immediatamente scritturata dall’etichetta discografica Vertigo che ne apprezza le straordinarie doti tecniche. A credere nel gruppo sono soprattutto il manager Gerry Bron e il produttore Tony Visconti. La primissima formazione si struttura intorno ai tre fratelli scozzesi: Derek Shulman (voce, cori, basso), Phil Shulman (sax, tromba, voce, cori) e Ray Shulman (basso, violino, percussioni, chitarre, cori), ai quali si aggiungono Gary Green (chitarra solista, chitarra 12 corde), Kerry Minnear (tastiere, violoncello, voce, cori, xilofono) e Martin Smith (batteria, percussioni). Alla registrazione dell’album prendono parte anche: Clare Deniz (violoncello in “Isn’t It Quiet and Cold?”) e Paul Cosh (flicorno contralto in “Giant”). L’originalissima copertina dell’album – con l’immagine del “gigante buono”, divenuta una delle icone più note del progressive rock inglese – è ad opera dell’artista George Underwood.

All’interno viene pubblicato un racconto scritto da Tony Visconti che, con tanto di caratteri gotici, narra l’incontro tra il “gigante buono” e i membri della band. Il gigante, attratto da un suono lontano, si dirige nella direzione dalla quale provengono le note, ritrovandosi nei pressi di un cottage a Portsmouth, dove il gruppo sta suonando a volume sostenuto “Why Not?”. I musicisti, inizialmente spaventati dalla presenza del gigante, conosciuta la sua indole tranquilla instaurano con lui un rapporto d’amicizia. Una trovata singolare questa di Visconti che, attraverso un racconto dalla forte valenza simbolica, introduce la duplice natura del sound della band: massiccio e solenne da un lato, piacevole e ricercato dall’altro.

Registrato nel mese di agosto del 1970 presso i Trident Studios, Gentle Giant è uno dei lavori più originali e innovativi del progressive inglese, con il suo accattivante mix di rock eclettico e folk medievale. A spiccare sono senza dubbio le ricercate armonie vocali e i complessi intrecci strumentali, peculiarità che negli anni diventeranno il vero e proprio marchio di fabbrica dalla band.

L’album è aperto dalle solenni note dell’organo di Minnear in “Giant”, brano coinvolgente e grintoso che riesce a condensare le due anime della band. La stridula chitarra di Green e il robusto basso di Shulman contrastano l’atmosferico mellotron e l’organo di Minnear su un tema che si ripropone a intervalli irregolari. Il drumming di Smith si adegua ai numerosi cambi di scena, mentre Derek lascia apprezzare il tono più ruvido della sua eclettica voce. Segue la delicata “Funny Ways”, nella quale violino e violoncello favoriscono uno dei primi impasti vocali della ditta Shulman. Chitarra acustica e percussioni conferiscono al brano quella tipica atmosfera intensa del folk britannico. L’enigmatica “Alucard” cela nel titolo stesso e nei nastri registrati al contrario una chiave di lettura per la singolare dedica riservata al vampiro più noto della letteratura gotica, Dracula. L’andatura cadenzata e i suoni acidi e “distorti” ben si sposano con i versi oscuri e orrorifici (“Living dead, / Am I breathing / Sightless, blind / Heart stopped beating / Hear the crying / Of the dying / Someone help me / Ogres of the night”). “Isn’t It Quiet and Cold?” è un folk vagamente stralunato, impreziosito dal violino di Ray, dal violoncello della Deniz, dallo xilofono di Minnear e dalla voce di Phil. “Nothing At All” è una sorta di mini suite che parte delicata per poi esplodere in una delle parentesi più aggressive dell’album. Ottimo il lavoro di Green alla chitarra e soprattutto il contributo ritmico di Smith, accompagnato dal piano di Minnear che accenna la “Lieberstraum n. 3” di Franz Liszt prima di sconfinare in un deliro jazz con annessi  “topi nel piano”. La robusta e aggressiva “Why Not?”, che si affida alla tagliente chitarra di Green e ai cori scanditi dei fratelli Shulman, chiude idealmente l’album prima della conclusiva “The Queen”, dissacrante rivisitazione dell’inno nazionale inglese. Il primo grande passo del “gigante buono” nel mondo del progressive rock!
http://youtu.be/tAGnaSZ4bsg
http://youtu.be/QtvI5RctcBQ
http://youtu.be/2H1-aE_wUeg
http://youtu.be/vNf36MaieYo
http://youtu.be/cYvpKevxxn0
http://youtu.be/bUjBrNg1v6E
http://youtu.be/WKQAdVK79Yw

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