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43 anni di “In The Wake Of Poseidon”

King Crimson - In The Wake Of Poseidon

Il 15 maggio 1970, all’incirca sette mesi dopo la pubblicazione del seminale “In The Court Of The Crimson King”, i King Crimson pubblicano il loro secondo album in studio, In The Wake Of Poseidon. Nonostante il breve intervallo di tempo tra le due pubblicazioni, i King Crimson si trovano a dover fronteggiare l’abbandono di Greg Lake (basso, voce), Mike Giles (batteria, percussioni, voce) e Ian McDonald (fiati, mellotron, vibrafono, voce). Tuttavia Lake (in procinto di legarsi a Emerson e Palmer) e Giles accettano la richiesta di Fripp di contribuire all’incisione dell’album come turnisti. Lake presta la voce a tre dei quattro brani cantati dell’album, lasciando il quarto a Gordon Haskell (futuro bassista e cantante della band). McDonald, invece, non fornisce alcun apporto musicale, limitandosi a dare il suo contributo alla sola fase di scrittura. A sostituirlo ai fiati è Mel Collins, con Fripp che si divide tra chitarre e mellotron mentre il basso è suonato da Peter Giles, fratello di Mike. Completa la formazione il pianista jazz Keith Tippett.

Tutti i brani presenti nell’album risalgono all’anno precedente, il che ne fa un “In The Court Of The Crimson King – Part II”, anche se la frammentazione interna al gruppo ne mina la stabilità diminuendone la portata. Come la precedente opera anche In The Wake Of Poseidon affronta il tema dell’alienazione, alternando episodi sognanti (“Peace – A Beginning”) a brani dal più forte e deciso impatto (“Pictures of a City”), per lasciare poi spazio alla melodiosa voce di Haskell in “Cadence And Cascade”, uno dei brani più belli e melodici scritti da Fripp e Sinfield. Con l’arrivo della title track si ritorna alle soluzioni dell’album precedente, in particolar modo ad “Epitaph”, con il mellotron assoluto padrone della scena. Dopo il breve intermezzo acustico di “Peace – A Theme” è il turno di “Cat Food”, accattivante brano sul consumismo nel quale spicca l’ottimo arrangiamento free di Tippett. Segue “The Devil’s Triangle”, brano dalle iniziali aperture sinfoniche che, in un crescendo strumentale, lambisce territori free jazz, anticipa alcune cose di “Lizard” e “Islands”, per poi concludersi con la terza ed ultima parte di “Peace – An End”.

La cover dell’album è un dipinto dell’artista londinese Tammo De Jongh, dal titolo “The 12 Archetypes or The 12 Faces Of Humankind” (“I dodici archetipi o I dodici volti del genere umano”), del 1967. L’opera raffigura infatti dodici volti umani, ciascuno dei quali simboleggia a sua volta un archetipo secondo la peculiare fisiognomica teorizzata dall’omeopata e radioestesista John De Monte, che a suo tempo aveva commissionato l’opera a De Jongh. Per il testo del brano che dà il titolo all’album, Sinfield si ispira appunto a queste dodici figure: per l’esattezza, due versi per ciascun archetipo.

http://youtu.be/I7OaHnj0wPc

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