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44 anni di “In the court of the Crimson King”

King Crimson - In the court of the Crimson King

Il 10 ottobre del 1969 si consuma uno dei debutti più significativi del progressive rock, nonché uno dei più interessanti e coraggiosi di tutta la musica rock: i King Crimson pubblicano In the court of the Crimson King. Robert Fripp (chitarra), Ian McDonald (flauto, clarinetto, vibrafono, tastiere, mellotron, voce), Greg Lake (basso, voce), Michael Giles (batteria, percussioni, voce) e Peter Sinfield (testi), mettono a segno un’opera che definisce le coordinate artistico-musicali del progressive rock.

Sulla scia degli esperimenti sinfonici di Procol Harum e Moody Blues (che tentano di scritturare il gruppo per la propria etichetta discografica, la Threshold Records), i King Crimson si lanciano nell’autoproduzione di un lavoro la cui registrazione dura appena otto giorni e viene effettuata con un registratore Ampex a 8 tracce nei Wessex Sound Studios di Londra, con la supervisione di Robin Thompson.

In the court of the Crimson è principalmente un disco per chitarra e mellotron, fatto di composizioni lunghe, dalla struttura complessa, impreziosito dai visionari testi di Sinfield. A rendere l’opera un icona del progressive rock, concorre il sinistro artwork realizzato dal giovanissimo Barry Godber. Studente presso la Chelsea Art School, Godber raffigura in copertina il volto di un uomo spaventato, con gli occhi spalancati, mentre urla. La sinistra figura, con il volto sfigurato e deformato, rappresenta l’uomo schizoide del XXI secolo, disturbato dall’avidità del denaro e ridotto alla pazzia. All’interno, invece, un volto apparentemente calmo e sorridente, che mostra anche le mani in posa ieratica, rappresenta il Re Cremisi, nella cui “lisergica” corte ci si può rifugiare in cerca di sogni, illusioni e delicate melodie. La copertina, sul fronte e sul retro, non riporta titoli né tantomeno il nome del gruppo, particolare questo che dona ancora più fascino al disco. Ad alimentare l’alone di mistero che circonda l’artwork è l’improvvisa morte del ventiseienne artista, avvenuta sei mesi dopo l’uscita dell’album, a causa di un infarto.

Il disco è aperto dalla devastante violenza sonica di “21st Century Schizoid Man” (che include anche “Mirrors”). La voce filtrata di Lake, la chitarra ruvida di Fripp e gli innesti del sax acido e filtrato di McDonald danno vita ad un inquietante brano dai toni avveniristici e apocalittici. Il metaforico testo di Sinfield non risparmia critiche agli Stati Uniti, rappresentati dall’uomo schizoide del XXI secolo, e alla guerra in Vietnam, in particolar modo nei versi “Innocents raped with napalm fire” (Innocenti violentati con il fuoco del napalm) o “Politicians’ funeral pyre” (Pira funeraria dei politicanti). Con “I Talk To The Wind” ci si immerge in atmosfere più romantiche e rilassate, in cui a farla da padrone sono soprattutto la voce di Lake e il flauto di McDonald. Le melodie bucoliche creano un ambiente ovattato, colmo di solitudine e alienazione, nel quale risuonano le parole di un giovane hippie alla società: “You don’t possess me” (Voi non mi possedete) e “Can’t instruct me” (Non potete istruirmi). In “Epitaph” il suggestivo suono del mellotron si unisce alla sofferta voce di Lake che profeticamente ripete: “The fate of all mankind I see / Is in the hands of fools” (Il destino di tutta l’umanità che vedo / è nelle mani di idioti). Il brano include “March For No Reason” e “Tomorrow And Tomorrow”. Il lato B dell’album è caratterizzato da una maggiore ricerca musicale che si palesa nella natura più strettamente progressiva dei brani. “Moonchild”, ad esempio, conduce direttamente ad una dimensione onirica, mondi lontani popolati da personaggi fantastici (preludio della corte del Re Cremisi). La prima parte del brano è intitolata “The Dream”, una ballata per chitarra e mellotron; segue “The Illusion” nella quale viene lasciato spazio alla chitarra, al vibrafono e alle percussioni di Fripp, McDonald e Giles. L’uomo del XXI secolo fugge dunque dalle sue fobie e va a ripararsi nella corte fatta di sogni e illusioni del Re Cremisi. “The Court of the Crimson King” è il trionfo del prog sinfonico che prende corpo tra atmosfere medievali e un testo altamente immaginifico. il testo è composto da quattro strofe, separate da una sezione interamente strumentale intitolata “The Return of the Fire Witch”, che descrivono la corte del Re Cremisi, in cui si susseguono vari personaggi, come la Regina Nera, la Strega di fuoco, il Menestrello giallo e il Pifferaio purpureo. Il brano intorno ai sette minuti sembra interrompersi, ma poi continua attraverso una ripresa intitolata “The Dance of the Puppets”, prima di terminare con una brusca chiusura. Un’opera inarrivabile realizzata da una formazione leggendaria ma dalla vita breve. Universalmente riconosciuto come uno dei capolavori assoluti del progressive rock!!!
http://youtu.be/D-cKRIY262Q
http://youtu.be/7kVNl-9cS9c
http://youtu.be/eiJy2GT_fBQ
http://youtu.be/4IJs8KvlYU8
http://youtu.be/BapjiYZlgzs

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