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44 anni di “Ummagumma”

Pink Floyd - Ummagumma

Il 25 ottobre del 1969 i Pink Floyd pubblicano il loro quarto album in studio, Ummagumma. Il disco, pubblicato dalla neonata etichetta discografica Harvest della EMI, gestita dal giovane Malcolm Jones e da Norman Smith, è considerato tutt’oggi, da molti critici e addetti ai lavori, il capolavoro insuperato della band.

Il titolo dell’album si riferisce a un’espressione gergale di Cambridge utilizzata per indicare l’atto sessuale. La cover dell’album, a detta dello stesso autore Storm Thorgerson dello studio Hipgnosis, è un collage di più foto scattate nella stessa stanza, ma curiosamente con una sorta di rotazione dei membri della band nelle varie postazioni, a giro, per dare proprio l’illusione di più spazi e di più realtà, apparentemente simili, molto probabilmente per invitare gli ascoltatori a cercare più dimensioni nella musica contenuta nel supporto vinilico.

La struttura dell’album vede un doppio album di cui il primo disco è registrato dal vivo e il secondo in studio di registrazione. La parte live, registrata al Mothers Club di Birmingham il 27 aprile 1969 e al Manchester College of Commerce il 2 maggio, propone i cavalli di battaglia del gruppo: “Astronomy Domine”, “Set The Controls For The Heart Of The Sun”, “A Saucerful Of Secrets” e “Careful Whit That Axe, Eugene”, che tuttavia perdono parte della loro originaria aggressività, guadagnandone in delicatezza e omogeneità.

I brani inediti vengono invece registrati agli Abbey Road Studios di Londra, a partire dal 1° agosto e fino alla fine di settembre del 1969. Il secondo disco contiene invece cinque tracce composte ognuna da un singolo componente del gruppo, per la prima volta alle prese con un registratore a otto piste. Richard Wright è l’autore di “Sysyphus”, una suite strumentale d’avanguardia divisa in quattro parti e considerata molto sperimentale e psichedelica (con le parti III e IV che suonano quasi come prive di senso). La suite racchiude al suo interno frammenti neoclassici, come una parte dell’intro di pianoforte, che poi sfocia in una sorta di terremoto pianistico d’avanguardia. La sperimentazione di “Sysyphus” rivela la doppia natura di Wright, sempre combattuto tra l’amore per la musica classica e quello per il jazz più avanzato. La strada del prog è decisamente tracciata, poi, dal saggio e ottimo uso che Wright fa del Mellotron, i cui sospiri ora leggeri, ora più marcati, ricreano alla perfezione uno stato di sogno e di inquietudine profonda. Waters è il membro che più di tutti riesce ad elaborare meglio la materia sonora, componendo il piccolo gioiello acustico “Grantchester Meadows”, vicino per soluzioni alle delicate atmosfere di “More”, e “Several Species of Small Furry Animals Gathered Together in a Cave and Grooving with a Pict”, brano vagamente barrettiano. Gilmour compone “The Narrow Way”, il primo brano mai composto dal chitarrista, con un’ottima atmosfera notturna e sussurrata, che coinvolge per l’aria tra l’incubo e il sonno tranquillo in una casa isolata di campagna. Mason è l’autore della conclusiva “The Grand Vizier’s Garden Party”, esempio di ricerca sonora incentrato ovviamente sulle percussioni, tra bizzarri effetti sonori, suoni onomatopeici e rumori vari, con chiarissimi riferimenti all’avanguardia.

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