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46 anni di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”

The Beatles - Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band

Il 1° giugno 1967 i Beatles pubblicano il loro ottavo album in studio, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Il disco, uno dei primi concept album della musica rock, strutturato come una serie di composizioni eseguite da un immaginario gruppo di musicisti, una banda di ottoni d’epoca vittoriana chiamata appunto la “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, è fra i più famosi della storia del rock e occupa la prima posizione nella lista dei 500 migliori album di tutti i tempi pubblicata dalla rivista Rolling Stone.

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band è un’opera rivoluzionaria che nell’arco di quarantasei anni ha totalizzato più di 32 milioni di copie vendute. A renderla un’icona della musica rock ha contribuito anche la curiosa copertina realizzata da Jann Haworth e Peter Blake, due noti artisti Pop inglesi, su un’idea di Paul McCartney. La cover è diventata uno dei prodotti più popolari mai creati dalla Pop Art e, come ogni icona che si rispetti, è stata ampiamente citata e parodiata in campo musicale (Frank Zappa in “We’re Only in It for the Money”) e nei più disparati settori. Nel collage da cui essa è formata, i Beatles mettono insieme i loro personaggi simbolo, fra i quali si riconoscono: Albert Einstein, Marlon Brando, Karl Marx, Edgar Allan Poe, Sonny Liston, Lenny Bruce, Aleister Crowley, Mae West, Aubrey Beardsley, Dylan Thomas, Karlheinz Stockhausen, Marilyn Monroe, Sigmund Freud, Stan Laurel, Oliver Hardy, Oscar Wilde, Lewis Carroll, ecc.. Tra i soggetti messi in lista da Lennon, e in seguito scartati, figuravano anche Gesù, Adolf Hitler e Gandhi.

L’album è aperto da brusii e voci di spettatori che attendono un’orchestra che accorda gli strumenti, preludio questo che dà il via a “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, brano che introduce l’ascoltatore nell’immaginario mondo creato dai Beatles. Segue l’orecchiabile “With a Little Help from My Friends” cantata dal solo Ringo Starr accompagnato però dai cori dei compagni. È poi la volta di “Lucy in the Sky with Diamonds”, brano “colorato” e “visionario” passato alla storia come un malcelato inno all’acido lisergico, il cui acronimo LSD si nasconderebbe tra le lettere maiuscole del titolo. “Getting Better” è uno dei brani più legati ai ricordi adolescenziali dei quattro di Liverpool. “Fixing a Hole”, per stessa ammissione di McCartney, è “un’ode all’erba”, che egli in quel periodo consumava abitualmente per sfuggire alla routine e per andare alla libera esplorazione di spazi aperti. Nella stessa ottica va letta anche “She’s Leaving Home”, brano che parla del fenomeno, allora sempre più frequente, di giovani adolescenti che scappavano di casa sull’onda delle teorie dello scrittore/psicologo statunitense Timothy Leary, favorevole all’uso di droghe psichedeliche. “Being for the Benefit of Mr. Kite!” ha un sapore mistico e circense allo stesso tempo, mentre con la seguente “Within You Without You” i Beatles si perdono nelle ammalianti note orientali di sitar, tabla e dilruba. Come “Getting Better”, anche “When I’m Sixty-Four” si rifà agli anni dell’adolescenza, periodo nel quale McCartney compose il brano. Seguono ancora “Lovely Rita”, “Good Morning Good Morning” e “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (Reprise)”, prima della conclusiva “A Day in the Life”, uno dei vertici compositivi dell’intera produzione dei Beatles.

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