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46 anni di “The Piper At The Gates Of Dawn”

Pink Floyd - The Piper At The Gates Of Dawn

Il 5 agosto 1967 i Pink Floyd pubblicano il loro album di debutto, The Piper At The Gates Of Dawn. Dopo la pubblicazione di “Arnold Layne” (11 marzo 1967), magnificamente prodotto da Joe Boyd che era riuscito a catturare alla perfezione il sound geniale e bizzarro del gruppo, la EMI obbliga i Pink Floyd ad avvalersi di un proprio produttore, Norman Smith, che fino a quel momento aveva lavorato solo come tecnico del suono.

L’album fu registrato in tre mesi, che per quei tempi era moltissimo (solitamente i gruppi portavano a termine gli album in una settimana, usando vari turnisti per le parti più difficili). Nonostante il lungo tempo impiegato, si trattò di sedute senza particolari problemi. All’epoca non c’erano ancora macchine elettroniche, ma la EMI riuscì a fornire alla band tutta una serie di vibrafoni, organi Hammond, clavicembali, timpani, gong e speciali camere eco.

L’album è senza dubbio una pietra miliare del rock psichedelico e della musica psichedelica in generale. Rappresenta una dissacrazione radicale della tradizione rock, contro cui si scaglia la selvaggia originalità di Syd Barrett e dei Pink Floyd. Una nuova forma di espressione musicale, dove ogni composizione è, in sé per sé, la metafora della follia del chitarrista, una metafora che racchiude le gioie, le frustrazioni, il linguaggio paradossale e divertente di colui che può essere a tutti gli effetti considerato un alieno.

Incasellato dalla critica nella categoria della musica sperimentale, The Piper At The Gates Of Dawn non è assolutamente riconducibile ad alcun altro disco e, sotto diversi punti di vista, rimane il più originale e peculiare di tutta la produzione Pink Floyd.

L’atmosfera dell’album si rifà al mondo dell’infanzia e in ciò Barrett si dovette ispirare al fiabesco mondo di Tolkien. Il titolo dell’album, inoltre, è tratto dal settimo capitolo del romanzo per bambini “Il vento tra i salici” di Kenneth Grahame. I temi fantastici e l’innocenza delle storie sono enfatizzate dai toni delicati, quasi immaturi, della voce di Barrett.

I brani sono tutti di Barrett eccetto “Take Up Thy Stethoscope and Walk”, composta da Roger Waters; mentre i due strumentali “Interstellar Overdrive” e “Pow R. Toc H.” sono accreditati a tutti e quattro i membri. Il brano di apertura, “Astronomy Domine” è il resoconto di un viaggio stellare intrapreso da Barrett attraverso l’uso dell’LSD. Il basso pulsante e continuo rappresenta la connessione radio con la terra, mentre la chitarra, insieme a un canto maestoso e solenne, sembrano vagare in un panorama cosmico oscuro e tenebroso. Il tappeto stellare tessuto dalle tastiere di Wright dà solidità al tutto. Completa il pezzo l’incessante batteria di Mason, che enfatizza le parti più drammatiche. La successiva “Lucifer Sam” è scandita da un riff semplice e incalzante, accompagnato da tastiere che sembrano rievocare un’atmosfera orientale. Il brano parla di un gatto siamese dai comportamenti inquietanti ed inspiegabili. Nel terzo brano, “Matilda Mother”, Barrett si cimenta nel suo ruolo di geniale pifferaio e menestrello portandoci nel mondo di una favola che si interrompe e poi riprende, quasi l’incitamento di un bambino affinché la madre non smetta di raccontargli la favola che tutto fa risplendere. La solenne atmosfera creata durante il racconto è interrotta da un malinconico “Mother, tell me more” (“Mamma, raccontami ancora”). “Flaming” è una traccia allucinata che descrive le sensazioni provate sotto l’uso di LSD. “Pow R. Toch H.” è uno strumentale che proietta l’ascoltatore in un’atmosfera cupa e psichedelica che poi si esaurisce nell’esplosione finale delle percussioni. “Interstellar Overdrive” è il brano più noto dell’album e non è altro che la cronaca di un viaggio umano nell’Universo, che porta l’ascoltatore negli angoli più remoti e bui del cosmo. “The Gnome” è una ballata acustica di forte ispirazione tolkeniana che narra di uno gnomo, del suo piccolo popolo, della sua vita quotidiana e di un viaggio che deve intraprendere. “The Scarecrow” descrive con vena fantastica ed infantile uno spaventapasseri, mentre la conclusiva “Bike” offre una panoramica generale sia dei temi che delle sonorità stesse degli altri brani.

La foto di copertina è di Vic Singh, mentre la silhouette della band sul retro copertina è disegnata da Barrett.

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