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Active Heed – Visions from Realities

Active Heed (2013) Visions From RealitiesACTIVE HEED

Visions from Realities (2013)

Autoprodotto

 

Active Heed è il nome del progetto solista del compositore milanese Umberto Pagnini. Traducibile in italiano come “Attenzione Attiva”, Active Heed in realtà tende a sottolineare l’attitudine sempre attenta e curiosa con la quale Pagnini si avvicina alla creatività musicale.

Lo scopo primario di Active Heed, un po’ come in tutti i progetti solisti, è quello di riuscire a coinvolgere altri artisti dai quali attingere il loro peculiare talento per produrre insieme musica di qualità.

Gli ultimi due anni Pagnini li ha passati a comporre musica, a raffinare la tecnica e a creare i brani che, il 30 giugno scorso, sono stati raccolti e pubblicati nell’album Visions from Realities. Da sempre i suoi riferimenti sono il prog sinfonico ed il prog metal, ma nella strutturazione di questi ultimi brani l’asse si è spostato decisamente verso un più raffinato ed eclettico neo-prog.

Ad accompagnare Pagnini (musiche e liriche) in questa nuova avventura ci sono: Lorenzo “Il Magnifico” Poli (basso, chitarre, tastiere, effetti), PelleK (voce), Giovanni Giorgi (batteria), Mark Colton (voci aggiunte), Marit Børresen (voci aggiunte) e Alberto “Einstein” Callegari (missaggio e mastering).

I brani che compongono l’album sono complessivamente quindici, tutti caratterizzati da un minutaggio abbastanza contenuto. Si parte con i cristallini accordi di chitarra di Flying Like a Fly, brano che scorre via leggero e fresco tra melodie piacevoli e ritmi di facile presa. Le atmosfere ariose del brano ben si collegano alla fiabesca e surreale immagine di copertina, opera dell’artista Silvano Braido, intitolata “L’albero amico”.

Segue Awake?!, traccia che sfoggia un’andatura più ritmata e frammentaria – dalla quale traspare la natura elettroacustica  che caratterizza l’intera opera – ed evidenti influenze folk. In grande evidenza il lavoro ritmico di Poli e Giorgi che dettano i tempi, tra continui stop and go, alla composta voce di PelleK. Sulla stessa linea si muove anche Now What?, che però risulta più legata a soluzioni sinfoniche e a suoni vintage.

I brani si susseguono con una naturalezza e una velocità impressionante. Si giunge così a Me, Five Seconds Before, brano contraddistinto da un vago umore british, di quelli vivaci e spediti che lasciano senza fiato, riconducibile alle eleganti melodie che hanno fatto le fortune di Camel e Caravan. Non è affatto facile per PelleK tenere il passo spedito di Giorgi e Poli, ma forse è proprio la sua “affannosa” prestazione a rendere il brano più avvincente ed interessante.

Con With Joy si resta in terra d’Albione. L’intro è quanto di più folk e atmosferico si possa rintracciare in Vision from Realities. Voce e chitarra acustica si avventurano in territori sonori uggiosi e carichi di pathos fino a quando, a metà brano, un’improvvisa scansione rock non ne muta l’andatura fino alla chiusura.

In Melting of Realities prende corpo un’oscura danza folk che evoca scenari nordici. Tra cori, percussioni e tastiere si materializza una magica immersione nelle lande scozzesi, con una sezione ritmica davvero in grande spolvero. PelleK prova a stratificare il suo canto favorendo la rarefazione di suoni e umori.

Forest and Joy è una ballata elettroacustica che riesce a far convivere la chitarra mediterranea di Poli e la voce british di PelleK. Quest’ultima contraddistingue anche l’emozionante The Weakness of Our Spinning, breve traccia acustica di cristallina bellezza . Without Joy, invece, segna un deciso ritorno a sonorità elettriche e a ritmi più marcati. Per l’occasione PelleK sfoggia la sua voce più dark.

La marillioniana Every Ten Seconds Before tira fuori l’anima neo-prog di Pagnini e mette in evidenza le ottime qualità musicali dei suoi collaboratori. Davvero superlativa la prestazione di Pellek e Poli, con il secondo padrone assoluto della scena nella seconda metà del brano.

F F F Flashing Fast Forward alterna momenti elettroacustici a parentesi di classico prog sinfonico, nelle quali si avvertono addirittura echi genesisiani. Di diversa natura sono invece If I Will Never Be e la più vitale Me, One Second Before Johan Robeck, che si affidano tanto alla sezione ritmica quanto ai delicati ricami di chitarra e tastiere, sui quali si elevano le parti cantate di Pellek e, a tratti, i cori di Colton.

L’eterea voce della Børresen introduce Usual Plays in Heaven / Be Kind and Talk to Me, una delle tracce più eclettiche ed articolate dell’album. La ritmica di Giorgi e Poli viene qui arricchita da inserti sintetici che alleggeriscono la struttura del brano favorendo i numerosi cambi di scena delle raffinatissime tastiere e della chitarra, con PelleK sempre pronto a fornire il suo versatile contributo.

Chiude l’album Our Vast Emptiness, che sottolinea l’inclinazione di Pagnini verso melodie fresche, lineari e assai ritmate, lontane anni luce dalle sterili divagazioni e dalla magniloquenza di certo prog.

Per maggiori info: www.activeheed.com

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