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“Adrift” e la genesi di “The Screams Empire”, nuovo album dei Silver Key

Silver Key - Adrift

Il primo album dei Silver Key, “In the Land of Dreams”, è stato ben accolto sia dal pubblico che dalla critica (sempre parlando della nicchia di una band emergente che fa un genere particolare come il nostro e viene prodotta in Italia). Siamo contenti del risultato e, fin dalla sua uscita, eravamo ansiosi di continuare a sperimentare e lavorare su brani nuovi. Purtroppo tante cose hanno ritardato la possibilità di lavorare sul nuovo materiale: dagli impegni comuni della vita quotidiana di ognuno di noi alla necessità di concentrarsi – almeno nel primo periodo – in alcune date di promozione per l’album. Anche l’uscita dalla formazione di Alberto Grassi al basso e di Carlo Monti alla chitarra è stata una battuta d’arresto: abbiamo dovuto cercare le persone giuste che entrassero in sintonia con noi, sia umanamente che artisticamente, per poter proseguire in modo sereno il nostro progetto. Riteniamo di essere riusciti a farlo grazie all’entrata nel gruppo di Ivano Tognetti al basso (già bassista di altre formazioni prog come la G Cover Band e i Nomalia) e di Roberto Buchicchio alla chitarra (che aveva già collaborato con il nostro tastierista, Davide Manara, nel progetto Roaming Reference producendo un CD autoprodotto di pregevolissima fattura). La collaborazione con questi due nuovi musicisti ha portato la band in direzioni nuove senza per questo stravolgere la nostra matrice rock.

Il primo disco è stato ispirato, come abbiamo già detto e scritto in molte occasioni, in parte dal ciclo del “Mondo dei Sogni” di Lovecraft (da cui ha preso il nome anche la band stessa) e in parte da “Il Re in Giallo” di Chambers. Il tema, quindi, è fantasy/horror, anche se i testi intrecciano questi paesaggi fantastici con esperienze più personali e “vere”. Non ho mai pensato al primo album come a un disco “fantasy”: l’ispirazione è stata usata come mantello esteriore, come allegoria, ma i temi trattati sono molto concreti, anche nella suite. “In the Land of Dreams” parla della necessità di abbandonare le maschere e le illusioni e di rendersi conto che noi viviamo, qui e ora, nel “Mondo dei Sogni” e che non c’è nessun’altra dimensione in cui “salvarsi”. “More Than I Can” parla di dipendenza… dagli oggetti, dal consumismo, dal cibo, dalle persone. “Learn to Let Go” della necessità di, per l’appunto, “lasciar andare”, perdonare se stessi e gli altri per progredire ed evolvere (un tema simile a quello di “Welcome”), mentre “Millennium” è il brano più “politico” del disco. La suite “The Silver Key”, infine, è un viaggio che parte dalle tenebre per arrivare alla luce, tramite i classici passaggi della “viaggio dell’Eroe”: la discesa negli inferi, il superamento dei propri limiti, l’incontro con la propria nemesi e la trasformazione. In ogni canzone la fantasia e la realtà si fondono in immagini simboliche e in confessioni personali.

Nel secondo album, analogamente, abbiamo scelto un mantello fantascientifico, ispirandoci in particolar modo alle visioni distopiche del futuro. Questo “Impero delle Urla” di cui parla l’album, queste invasioni aliene inquietanti, la fuga di astronavi ribelli e i gesti disperati che faranno da sfondo alle storie e alle musiche dell’album, in realtà parlano del mondo in cui ci troviamo e viviamo tutti i giorni. La fantascienza viene usata da sempre in modo allegorico per poter parlare di temi realistici in modo libero, e questo nostro secondo album è decisamente un’operazione in linea con questo utilizzo del genere sci-fi.

Il primo singolo, “Adrift” (“Alla deriva”), uscito recentemente in rete come anticipazione del resto del disco, racconta la storia di un astronauta che si perde con la propria nave attorno a un pianeta misterioso, fuori da qualsiasi rotta conosciuta. In questo non-luogo comincia a sentire delle voci, a vedere dei personaggi, che rappresentano i suoi amori perduti, le sue occasioni mancate, i rimpianti e i rimorsi. Questa canzone è stata trasposta in video grazie alla collaborazione con Marcella Savino, regista e fotografa, che ha cercato di tradurre il concept della canzone tramite un mix di immagini a colori – in cui la band suona in un complesso di edifici diroccati, quello che dovrebbe rappresentare il presente narrativo – e in bianco e nero – riprese fatte in studio con diversi personaggi che simboleggiano i rimorsi e i rimpianti che il protagonista sta affrontando, il passato che ritorna a imporsi per essere ascoltato.

Le altre canzoni dell’album sono attualmente in fase di “rifinitura” di arrangiamento musicale e dei testi. Speriamo di riuscire ad andare a registrare in studio entro i primi mesi del 2015 e far uscire il disco entro la metà dell’anno. È possibile che il disco contenga un’altra suite, più alcuni brani singoli, tutti legati insieme da un comune filo conduttore, come è accaduto per il primo disco. Questo filo conduttore, in realtà, sarà duplice: da un lato la presentazione fantascientifica e dall’altro il tema del rimpianto e dell’alienazione in un mondo che non sentiamo più nostro, su cui non riusciamo ad avere più alcun controllo. Le idee compositive, che nel primo album hanno visto Davide come principale protagonista, in questo secondo album sono state proposte anche da Roberto e spesso si basano su riff o temi di chitarra. Il lavoro di arrangiamento è sempre corale e ognuno di noi contribuisce in maniera determinante alla realizzazione finale di ogni brano.

Non posso dire molto altro, al momento, tranne che tra i brani ce n’è uno che è decisamente più fantastico nel senso vero della parola e che, in questo, si discosta da tutto quanto abbiamo detto finora. Trovo che sia un pezzo molto atipico per la band, e per questo ci sono particolarmente affezionato, sia per uno stile musicale che richiama in modo più deciso il prog classico e il neo-prog anni ottanta e novanta, sia per i testi che sono più slegati da qualsiasi collegamento realistico. Il resto dei brani che andranno a comporre The Screams Empire è decisamente più improntato a uno stile hard rock con inserti di musica elettronica e ha tematiche, come detto, molto più metaforiche. Se nel primo disco abbiamo fatto un viaggio personale, quasi iniziatico, di trasformazione intima, in questo secondo album ci apriamo a una dimensione sociale e politica: il viaggio del protagonista non è più solo suo, ma è quello di un’intera società.

Sebbene siamo stati contenti della nostra collaborazione con l’artista italo-cileno Claudio Bergamin per la copertina del primo disco, abbiamo deciso, in questo secondo lavoro, di affidare tutta la presentazione grafica dell’album a un artista italiano molto bravo e talentuoso: Daniele Aimasso. Lo scopo è quello di avere un rapporto ancora più stretto tra musica, parole e immagini, e presentare uno stile nostro coerente e fortemente intrecciato con i contenuti e con lo stile della nostra musica. Potete dare un’occhiata ai lavori di Daniele cliccando qui, oppure cercando il suo nome o “Doom Art Cave” su Facebook.

Anche questo secondo lavoro sarà prodotto e distribuito da Ma.Ra.Cash Records, che ha co-prodotto anche il video di “Adrift”, con il quale in effetti abbiamo inaugurato il canale YouTube ufficiale dell’etichetta. Il video è stato realizzato anche grazie alla collaborazione con Deliri Progressivi, che hanno creduto fin da subito nel progetto.

In “In the Land of Dreams” abbiamo avuto l’onore di collaborare con Massimo Parretti degli Alusa Fallax e con Ettore Salati, chitarrista che ha suonato in molte formazioni prestigiose, come i The Watch, la Alex Carpani Band, i Redzen e i Soulengine. Anche in questo secondo album, molto probabilmente, presenteremo alcune collaborazioni con amici artisti con i quali abbiamo un rapporto di reciproco rispetto.

Concludo ringraziando di nuovo HamelinProg.com e salutando tutti i lettori del sito. Mi auguro che vogliate dare un’occhiata al video e magari condividerlo sulle bacheche dei vostri social, aiutandoci a diffonderlo. Spero di rivedervi sotto il palco quanto prima.

Yuri Abietti, novembre 2014

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