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Airbag – The Greatest Show on Earth

Airbag (2013) The Greatest Show On EarthAIRBAG

The Greatest Show on Earth (2013)

Karisma Records

Il 25 ottobre 2013 i norvegesi Airbag pubblicano il loro terzo album in studio, The Greatest Show on Earth. Appena due anni dopo “All Rights Removed”, Bjørn Riis (chitarre, tastiere, cori, basso), Asle Tostrup (voce, tastiere, programming), Henrik Fossum (batteria), Jørgen Hagen (programming, tastiere) e Anders Hovdan (basso), tornano con un nuovo lavoro che di certo non fa gridare al miracolo, ma che comunque consolida e amplia l’ottima direzione musicale intrapresa con i precedenti lavori.

Ai più attenti non sarà sfuggita la surreale immagine di copertina che, con i suoi giochi di ombre e luci, fa il verso alle ambigue e contrastanti soluzioni scenografiche del grande Storm Thorgerson. Un dettaglio non di poco conto, soprattutto se si considera la chiara ascendenza floydiana del sound del quintetto di Oslo (nato nel lontano 1994 proprio come tribute band dei Pink Floyd). Gli Airbag, infatti, non si smentiscono e continuano la loro avventura musicale alla ricerca di sonorità atmosferiche e immaginifiche, necessarie per mettere in scena “’Il più grande spettacolo sulla Terra”.

L’apertura è affidata al breve strumentale Surveillance (Part 1), brano dall’incedere sicuro e solenne che riesce a raccordare la chitarra gilmouriana di Riis con una lenta ma progressiva deflagrazione di matrice post-rock, che rievoca i Mogwai di “Mr. Beast”.
Con Redemption, invece, gli Airbag compiono un vero e proprio salto spazio-temporale catapultandosi nell’universo musicale wilsoniano – che del Floyd sound è diretto discendente – e avventurandosi in un’ipnotica escursione psichedelico-spaziale che presenta numerose affinità con i Porcupine Tree di “The Sky Moves Sideway”. Scortata dal vellutato basso di Hovdan e rinvigorita dalle sideree tastiere di Hagen, la nervosa chitarra di Riis si divide tra gli spigolosi riff wilsoniani e il magistrale solo che nel finale celebra il più aggressivo Gilmour di “Animals” e “The Wall”. Ed è proprio a queste due opere seminali che gli Airbag si rifanno nell’affrontare il tema del singolo individuo che sente crescere in sé un senso di alienazione e di sfiducia nella società e nelle autorità costituite.

Lo spettro della band di Waters continua ad aleggiare anche nella più intima e delicata Silence Grows, anche se su atmosfere più romantiche, rarefatte, liquide ed emozionanti. Le esperienze live a supporto di Anathema, The Pineapple Thief, Riverside, RPWL e Gazpacho, hanno sicuramente giovato alla formazione norvegese, favorendo la strutturazione di un sound che ha sicuramente degli illustri progenitori, ma che riesce comunque a risultare originale in questo (piacevolissimo) mare magnum di progressive e di neopsichedelia.

Sullo stesso solco insiste anche la languida Call Me Back, composizione intrisa di “dolce” nostalgia e densa di momenti davvero emozionanti. L’andatura morbida e compassata della traccia non la farebbe sfigurare affatto in un album dei Blackfield o degli Anathema, merito anche della calda e sofferta voce di Tostrup che in più di un’occasione ricorda tanto l’ultimo Cavanagh e anche il Duda di “Lunatic Soul”. Le tastiere di Hagen dipingono fondali sonori di disarmante bellezza, mentre Riis continua a inanellare soli a dir poco sublimi. Da non sottovalutare la prova di Fossum alla batteria e di Hovdan al basso, entrambi impegnati a dare spessore e continuità alla composizione.

The Greatest Show on Earth è senza dubbio il brano che più di tutti risente dell’influenza degli ultimissimi Porcupine Tree, senza con questo voler minimizzare le più importanti ed evidenti ascendenze floydiane (anzi!). Seguendo quest’ottica, di fatto, si possono distinguere particolarissimi elementi distintivi: la prima parte del brano è contrassegnata dai fragorosi affondi della chitarra di Riis, dal sottile canto di Tostrup e dai ricercati suondscapes di Hagen (che sembrano avere in Barbieri la principale fonte di ispirazione); la seconda parte, invece, fa registrare soluzioni chitarristiche più solenni, maestose, alle quali corrispondono stratificazioni tastieristiche meno invasive, ma ugualmente efficaci. Degno di nota il sempre vivace drumming di Fossum, qui decisamente più in evidenza.

Chiude l’album Surveillance (Part 2-3), suite in due parti, lunga oltre sedici minuti, il cui sviluppo passa per la canonica intro atmosferica – giocata sugli impercettibili accordi del pianoforte di Hagen e sui tremolanti arpeggi di Riis – e per la ripresa del tema portante di Surveillance (Part 1). A metà brano un vuoto cosmico lascia avvertire riverberi e ed echi lontani, prima di innescare uno dei momenti più aggressivi dell’album che vede Riis impegnato in riffoni scanditi e nervosi. Presto però si ricade nel vuoto per essere poi definitivamente risollevati dalla conclusiva coda floydiana. La lunghezza e l’eccessiva frammentarietà del brano tradiscono a tratti qualche indecisione di troppo, che la band tuttavia risolve ricorrendo a soluzioni ormai consolidate e di sicura presa.
Nel complesso un disco gradevolissimo, questo The Greatest Show On Earth, consigliato soprattutto a chi non può fare a meno di perdersi in fluttuazioni liquide e seducenti avventure spaziali.

Per maggiori info: www.airbagsound.com


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