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Carpani Alex – 4 Destinies

Alex Carpani (2014) 4 DestiniesALEX CARPANI

4 Destinies

Festival Music

A quattro anni dalla pubblicazione di “The Sanctuary”, Alex Carpani pubblica il suo terzo album solista, intitolato 4 Destinies. Come per i precedenti lavori l’artista mette a punto un concept album, in pieno stile prog, composto da sole quattro lunghe suite nelle quali si delineano quattro possibili destini che un uomo può incontrare lungo il percorso della propria vita. Quattro destini che s’irradiano partendo dallo stesso punto, in quattro direzioni diverse della vita.

L’offerta musicale 4 Destinies fa registrare un ulteriore passo in avanti nella produzione artistica di Carpani. Rispetto ai lavori precedenti, infatti, il maggior peso dato qui ai testi e alla voce riduce notevolmente il ricorso a passaggi virtuosistici, ma non i momenti d’atmosfera e le soluzioni contemporanee che rendono riconoscibili la scrittura sinfonica e le complesse tessiture del tastierista.

Ottimamente prodotto da Cristiano Roversi (Moongarden, Submarine Silence, CCLR, ecc.) e pubblicato dall’etichetta britannica Festival Music (marchio della F2 Music Ltd), l’album, oltre al lavoro di Carpani (piano, hammond, mellotron, moog, voce), si affida alla collaborazione di tutti i membri della ACB: Ettore Salati (chitarra elettrica, chitarra acustica, 12 corde, bouzouki, balalaika), GB Giorgi (basso), Alessandro Di Caprio (batteria), Joe Sal (additional vocals), e all’immancabile contributo dell’ex Van der Graaf Generator, David Jackson (sax tenore, sax alto, sax soprano, flauti).

L’album parte con The Silk Road, il cui andamento veloce e vivace tradisce la matrice emersoniana della scrittura di Carpani. La precipitosa partenza a due di hammond e chitarra traccia le coordinate sulle quali si muoverà l’intero brano: un tema brioso sostenuto tanto dalla ritmica di Giorgi e Di Caprio, quanto dalle classiche stilettate sferrate dai sax di Jackson. Il brano alterna diverse atmosfere che si rincorrono al variare di ogni singola soluzione strumentale, mostrando un vasto campionario musicale che attinge a piene mani dalla tradizionale fonte progressiva, e che Carpani e soci riescono a plasmare dando vita ad un sound fresco e contemporaneo. Mentre hammond e mellotron provano a mantener vivo il legame con certe sonorità settantiane, chitarre, moog, sax e flauto si avventurano nei territori metropolitani già esplorati da Zuffanti nel suo recente lavoro solista, “La quarta vittima”. Nelle parti cantate Carpani si muove con estrema facilità dall’Italiano all’Inglese riuscendo nell’intento di fare di 4 Destinies un album di respiro internazionale. Non mancano nemmeno parentesi sinfoniche e deflagrazioni hard che, a dire il vero, rappresentano il sottile fil rouge che tiene legate insieme le quattro composizioni dell’album.

Quanto fin qui detto viene confermato nella successiva Time Spiral, traccia in continuo crescendo che sembra ripercorrere le lente progressioni post-rock dei Mogwai prima di avvitarsi in un vorticoso prog sinfonico. La ritmica disconnessa di Di Caprio e le pulsioni sinuose di Giorgi creano cicliche fratture nelle quali si insinuano, subdolamente, digressioni di varia natura. Carpani si destreggia tra piano, hammond e moog dando vita agli scenari catastrofici descritti nel testo (“Rocce immense si alzano / le viscere si aprono / le strade sprofondano / le tenebre scendono. / La furia del vento che / travolge ogni cosa / nella folle spirale di un destino fatale”). Qualche tregua la offre Jackson che con i suoi fiati prova ad allentare la tensione, mentre il certosino lavoro di Salati alla chitarra e i lunghi incastri vocali creano un curioso parallelo con i Genesis di “Nursery Cryme”.

Proprio da queste illustri “assonanze” prende il via anche Sky And Sea, che almeno nelle battute iniziali si affida agli eleganti arpeggi di Salati, alle scansioni fiatistiche di Jackson e al timbro misurato del titolare. Con l’ingresso di mellotron e organo, unitamente alla maggiore asperità della chitarra e alla più sostenuta marcatura ritmica, il brano raggiunge il giusto climax virando verso atmosfere dark che vedono mellotron, piano e basso assoluti protagonisti. Non mancano nemmeno le romantiche avventure marinare già apprezzate nel recente “The rime of the ancient mariner – Chapter One” degli Höstsonaten. Ma è nella lunga parte finale che lo spettro dei drammi hammilliani prende corpo incarnandosi nelle sovrapposizioni vocali di Carpani e Sal, e nei ruvidi innesti fiatistici di Jackson.

The Infinite Room, quarta ed ultima suite di 4 Destinies, riesce a combinare al suo interno il vivace sinfonismo dei primissimi Genesis con esigenze compositive decisamente più moderne. La composizione racchiude la parentesi più atmosferica dell’album, abilmente edificata da Carpani e ben sorretta dall’eccellente lavoro di Jackson ai fiati e Salati alla chitarra. Le continue variazioni tematiche sono puntualmente sottolineate dalla precisissima sezione ritmica. Numerose le influenze riscontrabili tra i maestri del genere (dal tanto stimato Emerson ai Genesis, dai Camel ai Pink Floyd), anche se a prevalere è comunque l’interpretazione contemporanea del verbo progressivo, filtrata dalla briosa scrittura di Carpani.

Meritevoli di attenzione anche l’artwork, curato da Paolo Botta, e l’immagine di copertina raffigurante l’opera “L’etrusco”, realizzata nel 1976 dall’artista Michelangelo Pistoletto, esponente di spicco dell’Arte Povera. L’opera ripropone un calco in gesso della scultura etrusca, nota anche col nome “L’Arringatore del Trasimeno”, che Pistoletto colloca, col suo consueto modus operandi, dinanzi ad uno specchio. È proprio questa foto, scattata dallo stesso Carpani nel 2009 al Museo d’Arte Moderna di Fort Worth, in Texas, ad aver fornito l’ispirazione per questo terzo concept.

Per maggiori info: www.alexcarpani.com | www.facebook.com/alex.carpani | www.f2music.co.uk

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