Home / Recensioni / Amon Düül II – Yeti

Amon Düül II – Yeti

AMON DÜÜL II

Yeti (1970)

Liberty

Tra i maggiori esponenti del rock teutonico a cavallo tra i sessanta e i settanta, universalmente conosciuto come krautrock, figurano a pieno titolo gli Amon Düül II. La loro epopea inizia nel 1967 a Monaco, quando, sulla scia del movimento “flower power”, alcuni giovani contestatori decidono di aggregarsi in una comune con chiari intenti politici, dedicandosi a tematiche sociali ed esercitando l’amore libero. La comune è chiamata per l’appunto Amon Düül, nome derivato da Amon, divinità egizia del sole, e Düül, personaggio di un’opera letteraria turca. All’interno della comune Amon Düül si affrontano, oltre alle tematiche politiche, sociali e sessuali, anche percorsi di sperimentazione musicale. La grande creatività del periodo porta gli Amon Düül a pubblicare alcune opere di psichedelia free-form, con una forte connotazione rumorista basata sull’improvvisazione. Ben presto però l’anima più creativa del gruppo decreta la scissione che porta alla nascita degli Amon Düül II. Capeggiati dal carismatico batterista Peter Leopold, gli Amon Düül II, grazie anche a sonorità più complesse ed articolate, sbaragliano i cugini Amon Düül.

La loro prima opera è “Phallus Dei”, del 1969, pietra miliare del krautrock, a cui fa seguito l’altrettanto stupendo Yeti. La formazione, oltre al già citato Peter Leopold alla batteria, presenta: Christian “Shrat” Thierfeld, voce e bonghi; Renate Knaup-Krotenschwanz, voce e tamburello; John Weinzierl, chitarra, chitarra 12 corde, cori; Chris Karrer, violino, chitarra, chitarra 12 corde, cori; Falk Rogner, organo; Dave Anderson, basso.

Fortemente influenzati dall’acid rock psichedelico americano, gli Amon Düül II diventano protagonisti, in patria (e non solo), di una cupa variante psichedelica senza precedenti. La particolarità del suono degli Amon Düül II va ricercata nell’oscura voce da sacerdotessa pagana di Renate Knaup-Krotenschwanz, a cui si contrappunta la vocalità salmodiante di Shrat, un connubio perfetto. Karrer al violino, Weinzierl alla chitarra e Rogner all’organo, contribuiscono a rendere ancor più mistiche, oscure e luciferine, le ambientazioni sonore. Ovviamente la sezione ritmica “allargata” aggiunge quel tocco di tribalismo rumoristico che, sin dagli inizi, ha sempre caratterizzato il suono della band.

Il ritualismo pagano protagonista di “Phallus Dei” viene qui portato ai massimi livelli, e Yeti, con la sua deflagrazione cosmica, è il disco che consacra definitivamente gli Amon Düül II tra gli alfieri del krautrock e della kosmische musik.

La natura “infernale” del disco è ben rappresentata dalla Grande Mietitrice posta in copertina. La foto, opera dell’organista Rogner, ritrae l’ex percussionista Wolfgang Krischke, morto di ipotermia sotto effetto di LSD. L’oscura figura con sguardo torvo e deciso sembra aspettarci per condurci nei meandri più oscuri dell’inferno düüliano.

Apre il disco Soap Shop Rock, una suite di quattordici minuti divisa in quattro movimenti. Il primo, Burning Sister, è aperto da chitarre acide e vorticose sulle quali si alternano le due voci. Shrat irrompe col suo canto rabbioso e a tratti disperato mentre Renate rende l’atmosfera più mistica con i suoi eterei vocalizzi. Leopold detta il tempo con un drumming violento e tribale che si avviluppa in una struttura ciclica e tumultuosa. Il secondo movimento è Halluzination Guillotine, dal carattere più morbido, meno spigoloso ma pur sempre oscuro. Shrat attenua il suo canto in una tragica recitazione e intanto Renate lascia apprezzare le sue immense qualità vocali. Le chitarre di Weinzierl e Karrer, vere protagoniste del brano, e l’organo di Rogner suonano distorti, stridenti, quasi fossero straziati, e illustrano uno scenario che man mano diventa sempre più fosco. Gulp a Sonata, terzo atto, presenta voci ancor più liriche e drammatiche, in un breve dialogo sottolineato dalla diabolica sonata per violino di Karrer, che sfora nella continuità tematica di Flesh-Coloured Anti-Aircraft Alarm, quarto ed ultimo movimento. Qui il ritmo si fa più sostenuto e Shrat sembra dare segni di cedimento, tanto è dolorosa la sua interpretazione. Renate alleggerisce la tensione creata dal collega con i suoi mistici slanci vocali, mentre tutto intorno sembra si stia officiando un rituale pagano per evocare forze ancestrali.

She Came Through The Chimney parte con un delicato arpeggio di chitarra sul quale si innestano, uno ad uno, i bonghi di Shrat, il violino di Karrer, l’organo di Rogner e il morbido basso di Anderson. Il miglior esempio di psichedelia acida degli Amon Düül II presente nell’album. Un trip cosmico messo in musica.

Archangels Thunderbird è uno dei cavalli di battaglia della band tedesca, sempre presente nelle loro esibizioni live. Pezzo trascinato dall’incalzante ritmica di Leopold, dalle chitarre ruvide, ma soprattutto dalla splendida voce di una ispirata Renate, qui protagonista assoluta. Cantilenante, lirica e toccante, la prestazione di Renate merita l’ascolto ripetuto del brano.

Cerberus già dal titolo lascia intravedere la sua natura luciferina. Le chitarre arpeggiate e metalliche, i bonghi e i tamburelli ne fanno uno dei brani più oscuri e malvagi dell’album. La strumentazione, qui prevalentemente acustica, conferisce al brano un sapore vagamente folk che si rivedrà nei Comus più allucinati e sbilenchi. Ma le similitudini con la band di Wootton & Co. non finiscono qui. In The Return Of Ruebezahl, infatti, sono presenti quelle tematiche folk che saranno basilari in “First Utterance”: il Ruebezahl (o Rübezahl) è un personaggio tipico del folklore tedesco, uno spirito vendicativo raffigurato come un nano che vive sulle montagne e sotto terra, protagonista di numerose leggende e opere letterarie e musicali dal XVI al XX secolo.

Eye-Shaking King, altro capolavoro dei Düül, raggiunge picchi di altissima drammaticità. I suoni aspri e ruvidi delle chitarre sono qui disturbati dalla voce alienante e filtrata di Shrat. È proprio in brani come questo che inizia a svilupparsi quel gusto per la sperimentazione elettrica ed elettronica che, in Germania, porterà alla nascita del movimento dei Corrieri Cosmici.

In Pale Gallery i suoni tribali delle percussioni si fondono a sonorità elettroniche di matrice space rock in pieno stile Hawkwind, seppur con soluzioni più oscure e nervose.

Ma è col trittico finale Yeti / Yeti Talks To Yogi / Sandoz In The Rain che viene fuori il vero volto freak degli Amon Düül II. Tre brani di pura improvvisazione che offrono una carrellata completa del bagaglio musicale della band teutonica. Alle registrazioni dei tre brani partecipano anche membri degli Amon Düül.

Yeti è la prima del lotto e, con i suoi 18’12” di puro delirio sonoro, mette in scena il lato elettronico della band. Un mistico magma sonoro avvolge l’ascoltatore senza offrire appigli. Il gusto per soluzioni cosmiche, mutuate da Tangerine Dream e Klaus Schulze, lascia presto il posto a sonorità più elettriche, dove, ancora una volta, a farla da padrone sono le chitarre e le percussioni. Le voci di Shrat e Renate sono qui utilizzate come mero strumento, con alterni vocalizzi e versi ipnotici. La mancanza di una struttura portante offre la possibilità ai musicisti di lanciarsi in lunghe digressioni soliste, alternando momenti di quiete a vere e proprie esplosioni sonore.

Yeti Talks To Yogi mostra più esplicitamente la lisergica improvvisazione della band. Un corposo basso indica l’incedere lento del brano a chitarre acide e riverberate e a un organo sinistro, offrendo alla batteria il pretesto per sfoggiare un drumming dinamico e serrato. Nel caotico finale si riesce nuovamente a scorgere il malvagio violino di Karrer. Renate concentra qui i suoi mistici interventi, accompagnata questa volta dalla voce di Lothar Meid (bassista e membro originario degli Amon Düül).

Sandoz In The Rain segna il lento ritorno alla normalità. Ad arricchire la già folta schiera di musicisti qui concorrono altri membri dei primi Düül: Rainer Bauer, chitarra e cori; Ulrich Leopold, basso; Thomas Keyserling, flauto. Le atmosfere fin qui cupe e spettrali sono addolcite dalla lirica cantilena di Lothar, accompagnata da violino, flauto, chitarre acustiche e percussioni.

L’album ha il grande merito di mostrare una band matura che, consapevole dei propri mezzi, riesce a dettare le linee guida del krautrock e della musica cosmica, fornendo al progressive rock una maggiore apertura verso atmosfere esoteriche, mistiche e psichedeliche. Yeti sintetizza perfettamente il sound degli Amon Düül II in un mix di rumorismo tribale, improvvisazione psichedelica, folk sbilenco, dark progressive e sperimentazione elettronica.

Check Also

Paidarion (2016) Two Worlds Encounter

Paidarion – Two Worlds Encounter

PAIDARION FINLANDIA PROJECT Two Worlds Encounter (2016) Seacrest Oy Paidarion è un progetto nato nel …

One comment

  1. Denis Di Nicolò

    Grande disco! La dimostrazione di come pur non avendo delle grandi doti tecniche sia possibile creare qualcosa di stimolante e coraggioso..in questo gli Amon Dull II sono dei maestri!
    Preferisco “Phallus Dei”,ma anche questo è un super classico! Da Avere

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *