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Anathema – The Optimist

Anathema (2017) The OptimistANATHEMA

The Optimist (2017)

Kscope

Dopo gli ottimi riscontri ottenuti dai precedenti lavori, “Weather Systems” (2012) e “Distant Satellites” (2014), il 9 giugno 2017 gli Anathema pubblicano via Kscope il loro undicesimo album in studio, The Optimist. La band guidata dai fratelli Daniel Cavanagh (chitarra, voce) e Vincent Cavanagh (voce, chitarra), con Lee Douglas (voce), John Douglas (batteria), Jamie Cavanagh (basso) e Daniel Cardoso (tastiere), inizia la registrazione dell’album nell’inverno del 2016 presso l’Attica Audio a Donegal, in Irlanda, per poi terminarla ai Castle Of Doom Studios di Glasgow col produttore Tony Doogan (Mogwai, Belle & Sebastian, Super Furry Animals). Secondo quanto affermato da Vincent a fare la differenza è proprio l’intuizione di Doogan di far suonare la band dal vivo durante le sessioni di registrazione dell’album così da catturarne tutta l’energia.

L’idea per The Optimist nasce dall’immagine di copertina di “A Fine Day to Exit”, sesto lavoro in studio della band. Suoni, sensazioni, speranze e paure della band rivivono nel protagonista dell’album in una sorta di monologo interiore che prende forma nella narrazione di The Optimist. A creare un legame tra le due opere sono anche il titolo dell’opener, composto dalle coordinate esatte della Silver Strand Beach a San Diego – l’ultima posizione conosciuta del protagonista di The Optimist – indicate anche nella copertina di “A Fine Day to Exit”, e l’artwork curato da Travis Smith nato dall’elaborazione di una serie di fotografie scattate durante un viaggio nella West Coast.

Come un vivido flashback, 32.63N 117.14W riporta alla drammatica visione dell’auto abbandonata tra abiti frettolosamente dismessi sulla grigia Silver Strand Beach. La misteriosa scomparsa in mare inscenata in “A Fine Day to Exit” viene qui miracolosamente scongiurata. Un uomo, scampato all’annegamento, riemerge dalle acque, rientra in macchina e accende l’autoradio saltando freneticamente di frequenza in frequenza.

Senza soluzione di continuità dal breakbeat scandito dall’autoradio prende corpo Leaving It Behind e con essa l’affannosa corsa del protagonista. L’accattivante arpeggio di chitarra, la ritmica incalzante e la voce distesa di Vincent tracciano il nuovo orizzonte sonoro della band di Liverpool rinnovando le romantiche istanze progressive dei recenti lavori con tirati inserti elettronici e arrangiamenti atmosferici.

La vena romantica di Endless Ways trapela fin dalla malinconica intro abbozzata dalle crepuscolari melodie del pianoforte e dall’etereo canto della Douglas. Il continuo crescendo sonoro sconfina in territori post-rock preludendo una trascinante cavalcata dominata da riff e grattate di chitarra à la The Edge, basso roccioso e ritmiche articolate.

The Optimist segue lo stesso copione schiudendo le porte a una dimensione spirituale nella quale pianoforte e archi fanno da sfondo al sottilissimo canto di Vincent e ai cristallini vocalizzi di Lee. Il flusso sonoro progressivamente si ingrossa affidandosi alla guida della liquida chitarra floydiana di Daniel per poi dissolversi lentamente nel finale.

La strumentale San Francisco, invece, sembra voler trovare la giusta mediazione tra le due precedenti composizioni. Se il pianoforte circolare capitalizza l’ascolto diventando parte integrante dell’impianto sonoro, la chitarra e le tastiere si contendono la scena avventurandosi in fredde escursioni elettro-spaziali che contemplano divagazioni kraute, slanci romantici e soluzioni epiche che scomodano i Pink Floyd di “Take It Back”.

La lunga corsa da San Francisco culmina a Springfield tra interrogativi e certezze (“How did I get here? / I don’t belong here”). Springfield è il singolo che ha anticipato le atmosfere dell’album e che conferma la continua ricerca di sonorità dilatate, profondo e malinconiche. Il rimando alle progressioni post-rock dei Mogwai è innegabile. L’incantevole voce della Douglas si fa strumento per guidare il lento ed ipnotico moto innescato da chitarra, basso e pianoforte.

La delicatissima Ghosts insiste sulle atmosfere romantiche create dagli archi, dal raffinato pianoforte e dagli uggiosi cimbali, sovrastate dall’eterea e ammaliante voce di Lee.

La solitudine e l’abbandono scortano l’uomo, disposto a percorrere le strade della sua vita, nell’affannosa ricerca della sua amata (“If you are not there / I’m coming down this road again / If you I love / Then where are you? / I’m coming down, down again”). L’incedere spedito e il nervoso arpeggio di chitarra avvicinano Can’t Let Go all’estetica wilsoniana e più in generale alle migliori produzioni della scuderia Kscope, con la voce di Vincent orientata sui tipici toni morbidi e ovattati di Bowness.

Allo stesso modo le malinconiche linee di violoncello e pianoforte confinano Close Your Eyes nella landa polverosa battuta dai Nosound di “At The Pier“, dai Porcupine Tree di “Disappear” e dai No-Man di “Returning Jesus”, tra post-rock, progressive e un oscuro jazz metropolitano.

In Wildfires l’elegiaco canto di Cavanagh, come un ipnotico mantra, sulle scandite note del pianoforte di Cardoso, ripete disperatamente “Wildfires / Wildfires… / The iron sky / The iron sky / Who am I? / Who am I?… It’s too late / It’s too late”.

Nella conclusiva Back To The Start i versi “And all I need / Is you / Just all I need / Is you” e poi “It’s impossible / Unbelievable / Do you see it now? / Do you see it now? / And our lives comin’ back to the start… / Back to the start” sembrano scongiurare un finale drammatico e porre fine al doloroso viaggio.

Tutti i brani del concept prendono corpo nella mente del protagonista, tra desideri e ossessioni. I suoi sentimenti, il suo cammino, il suo destino, sono lasciati all’interpretazione dell’ascoltatore.

Ambigua è anche l’immagine di copertina nella quale si possono leggere le vicissitudini del protagonista: immerso nel buio della notte, con i soli fari dell’auto ad illuminargli la strada, l’uomo si lascia alle spalle gli errori del passato e torna a sperare in un nuovo inizio.

Per maggiori info: Anathema | Facebook

Per acquistare l’album: Kscope



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