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Anima Morte – The Nightmare Becomes Reality

ANIMA MORTE
The Nightmare Becomes Reality (2011)
Transubstans Records / Record Heaven

 

Anima Morte è un progetto creato dal tastierista svedese Fredrik Klingwall con l’intento di ricreare le tipiche sonorità oscure del prog rock italiano anni ‘70, con un occhio di riguardo per Goblin e Fabio Frizzi. A dimostrazione della grande passione per le colonne sonore del cinema horror italiano degli anni ’70, gli Anima Morte hanno coniato per la loro musica l’etichetta “vintage italian progressive horror music”. La moderna scena progressiva scandinava sembra essere sempre più interessata al recupero delle sonorità vintage degli horror movie italiani, basta pensare a progetti quali Morte Macabre, Nicklas Barker e, appunto, Anima Morte.

The Nightmare Becomes Reality è il secondo album ufficiale della band svedese che segue, a distanza di quattro anni, l’album d’esordio “Face The Sea Of Darkness” e una manciata di EP. Interamente strumentale, The Nightmare Becomes Reality è studiato come una vera e propria colonna sonora di una pellicola horror.

Ad accompagnare Klingwall (organi, mellotron, rhodes, synth, taurus, chitarre) in questa nuova avventura ci sono: Stefan Granberg (chitarra acustica, chitarra elettrica, basso, bouzouki, synth), Daniel Cannerfelt (chitarra acustica, chitarra elettrica), Teddy Möller (batteria), più gli ospiti Mattias Olsson (percussioni, bowed guitars, persephone, noises), Jerk Wååg (piano, violino). Registrato nell’estate del 2010 tra i Blueflame Studio, Roth-Händle e altre location della Svezia, l’album è stato masterizzato agli Stockholm Mastering da Thomas Eberger. Klingwall e Cannerfelt hanno curato anche l’artwork e il progetto grafico, mentre Granberg si è occupato del missaggio.

Apre l’album Voices from Beyond, brevissimo prologo giocato sull’atmosferico synth di Klingwall che fa da sfondo al singhiozzante pianto di una donna, chiuso da un urlo terrorizzato.

Corridor Of Blood è un tipico brano di dark prog sinfonico. Aperto da un nervoso arpeggio di chitarra, il brano esplode dopo solo venti secondi con l’ottimo lavoro di Klingwall, al mellotron e al synth, e di Cannerfelt alla chitarra elettrica. Alla soglia dei due minuti è la sezione ritmica ad irrobustire le circolari strutture sonore di Klingwall, che continua a dimenarsi tra organi vintage, synth e mellotron. Al terzo minuto l’atmosfera si addolcisce, merito anche dei delicati arpeggi di chitarra di Cannerfelt, del violino di Wååg e del synth di Klingwall. Il tema principale ritorna nel finale per accompagnarci fino alla conclusione. Nelle ricche soluzioni adottate si avvertono forti analogie con il recentissimo progetto L’Ombra della Sera di Zuffanti e soci..

The Revenant, invece, sembra uscito da un album dei Goblin, tanti sono i parallelismi che qui accomunano gli svedesi alla storica band italiana. Le inquietanti tastiere di Klingwall fanno il verso a quelle di Simonetti, mentre la chitarra di Cannerfelt e il basso di Granberg provano ad omaggiare la coppia Morante e Pignatelli. Ad accrescere ancor più la tensione ci pensa Olsson, impegnato a tirar fuori striduli suoni dal synth analogico persephone.

Più atmosferica Contamination, traccia quasi interamente incentrata sulle tastiere vintage di Klingwall. Mellotron, organo e minimoog, uniti al piano di Wååg, si intrecciano e si completano nella strutturazione del tema portante, sostenuti in più di una occasione dai preziosi interventi di Cannerfelt alla chitarra.

Passage Of Darkness, con un massiccio impiego di synth e piano, risulta essere il brano più “contemporaneo” dell’album. Un ruolo decisamente importante è svolto dalla sezione ritmica, che qui dà prova della sua straordinaria qualità. Le soluzioni sinfoniche adottate, unite al gusto per sonorità complesse e raffinate, fanno del brano uno degli episodi più vicini a “Grace For Drowning” di Steven Wilson.

Con Solemn Graves si ritorna ad un prog sinfonico a tinte dark. I nervosi arpeggi di chitarra acustica e i colpi sordi di bouzouki sono di chiara derivazione gobliniana (Morante docet!), strutturati in modo da creare il giusto climax, oscuro ed opprimente, concepito apposta per turbare l’ascoltatore prima del solenne solo di chitarra elettrica. Klingwall spazia in lungo e in largo col suo arsenale vintage, mentre la sezione ritmica assesta l’ennesimo punto a suo favore.

Delirious attacca con piglio deciso per poi alternare toni lirici e delicati a passaggi più drammatici. Sono sempre le tastiere di Klingwall a dettare legge, anche se, nei momenti di maggior intensità, è proprio la chitarra di Cannerfelt a prendere il sopravvento.

Feast Of Feralia ha il merito di riuscire a fondere in un’unica soluzione le due anime dei Goblin, quella più elettrico/elettronica di “Profondo Rosso” e il lato più acustico di “Suspiria” (non è casuale la scelta di una strumentazione così ricca e variegata, nella quale spicca un insolito bouzouki!). Klingwall disegna uno scenario oscuro e angosciante, solo in parte attenuato da episodi romantici e lampi di luce. Sporadiche tregue le offre il piano di Wååg, che puntualmente viene contrastato dagli inquieti arpeggi di bouzouki e dai tenebrosi cori sintetici, elemento quest’ultimo che si riallaccia tanto a Fabio Frizzi, quanto al più recente progetto Morte Macabre.

La title track arriva a lambire gli stessi territori cosmici più volte sfiorati dalla band di Simonetti. Il piano di Wååg rende apocalittici alcuni passaggi, ripresi in seguito dal synth di Klingwall. Ottima la prova della sezione ritmica, con un Granberg al basso davvero in forma. I numerosi cambi di scena mettono in risalto la natura prog del combo svedese che, proprio in questo frangente, mostra eccellenti doti tecniche.

Più convenzionale Things To Come, brano che resta nella sfera dark prog e che privilegia questa volta le chitarre, non dimenticando affatto organi e tastiere. Da segnalare il graffiante solo di Cannerfelt alla chitarra nel finale.

La chiusura dell’album è affidata a The Dead Will Walk the Earth, brano dall’incedere lento e ripetitivo che si affida a un circolare tema di chitarra e a una monolitica sezione ritmica, sui quali spazia Klingwall con il suo vasto arsenale di synths, mellotron e organi.

Una vera sorpresa per gli amanti del dark prog sinfonico e delle colonne sonore dei film horror anni ’70!

Per maggiori info:

www.animamorte.com

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