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Arabs in Aspic – Syndenes Magi

ARABS IN ASPICArabs in Aspic (2017) Syndenes Magi

Syndenes Magi (2017)

Black Widow Records / Apollon Records

Il 6 ottobre 2017, grazie all’interessamento di Black Widow Records e Apollon Records, i norvegesi Arabs in Aspic giungono alla pubblicazione del loro sesto album in studio, Syndenes Magi. La band di Trondheim, composta da Jostein Smeby (chitarre, voce), Eskil Nyhus (batteria, percussioni), Stig Kvam-Jørgensen (tastiere, voce) ed Erik Paulsen (basso, voce), da circa vent’anni esplora e combina sonorità di vecchia scuola che nascono dalla comune passione dei membri per l’heavy rock degli anni ’70 (in particolare Black Sabbath e King Crimson dell’era Wetton) e si perfezionano con l’ampio impiego di Hammond, Mellotron, Rhodes, Space Echo, chitarre vintage, amplificatori valvolari e complesse armonie vocali.

Syndenes Magi propone tre lunghe composizioni che risultano molto più oscure e pesanti di quelle presenti nel precedente album, “Victims of Your Father’s Agony”. La loro dinamicità ben si presta a valorizzare i contributi dei due ospiti, Alessandro Elide (percussioni) e Halvor Viken Holand (violino), mentre i testi in lingua madre riflettono la drammatica instabilità del mondo contemporaneo. In linea anche l’oscuro artwork di Julia Proszowska Lund, caratterizzato da visioni sanguinolenti che rimandano ad ancestrali riti magici che confermano il significato di Syndenes Magi: La magia del peccato.

È proprio la title track a schiudere le porte del più oscuro inferno mai frequentato dagli Arabs. L’inquieto Mellotron e l’incedere ritmico zoppo e nervoso riconducono ai tenebrosi antri crimsoniani di “In the Wake of Poseidon” e “Lizard”, mentre l’energica sterzata heavy consegna il brano alle asfissianti spire di “Larks’ Tongues in Aspic”. A darne piena conferma sono le eccentriche percussioni in stile Muir di Nyhus e Elide, e i cori striduli ed aspri dei tre titolari, che tradiscono chiare suggestioni dalla celeberrima “Easy Money”. Di contro, l’ascendenza sabbathiana della chitarra di Smeby, stemperata solo in parte dall’Hammond di Kvam-Jørgensen, indirizza il sound della band verso il più cupo heavy rock degli Uriah Heep e il dark prog degli Orne di “The Tree of Life“. L’acustica coda floydiana lascia filtrare sparuti lampi di luce prima che tutto ripiombi nelle oscure tenebre con i due nuovi capitoli di Mørket (Buio) a completare un discorso avviato in “Strange Frame of Mind”.

La natura impressionistica di Mørket pt 2 viene sublimata dai torturati suoni vintage prodotti dalle macchine di Kvam-Jørgensen. Gli inquietanti cori da oscuri rituali magici, resi ancor più ostici dalle asperità fonetiche della lingua madre, marcano il flemmatico incedere di Nyhus e Paulsen nella ricercata definizione di un prog occulto a cui il violino di Holand aggiunge sfumature malvagie. Proprio quest’ultimo spinge gli Arabs a guardare al cupo ed intricato sound degli High Tide di “Sea Shanties”, e a fondere l’heavy rock con la psichedelia e il folk per mezzo delle trame ordite da Kvam-Jørgensen e degli energici riff di Smeby.

Le visioni surreali di Mørket pt 3 indagano l’oscurità dell’alienazione, dell’insanità mentale. La malinconica intro acustica non lascia affatto presagire i malevoli sviluppi che si avvicenderanno, nei successivi venti minuti, tra lamenti straziati, passaggi ossessivi ed elucubrazioni lisergiche. Il proto doom sabbathiano continua a segnare il passo degli Arabs nella lenta ed inesorabile discesa all’inferno della follia. Il caldo Rhodes di Kvam-Jørgensen prova ad aprire luminosi squarci canterburyani, ma i ruvidi affondi heavy di Smeby, la marziale ritmica di Nyhus e Paulsen, il tribalismo percussivo di Elide e le acide svisate d’Hammond sprofondano nel sinistro sound dei Black Widow. Nell’insolita chiusura si consuma una dilatata escursione nella kosmische musik di marca Tangerine Dream che riserva omaggi anche ai primissimi Kraftwerk e al motorismo krauto dei Neu!.

Quella di Syndenes Magi è nel complesso un’esperienza fisica, tangibile, che supera il mero aspetto musicale e agisce su più livelli sensoriali destabilizzando corpo e mente. Una fatale immersione nelle torbide acque della magia nera, della stregoneria, che ammalia fin dal primo ascolto e non lascia scampo.

Per maggiori info: Arabs in Aspic | Facebook | Black Widow Records | Apollon Records

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