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Armonite – The Sun Is New Each Day

Armonite (2015) The Sun Is New Each DayARMONITE

The Sun Is New Each Day (2015)

Autoproduzione

Armonite è un progetto musicale nato nel 1996 dalla collaborazione tra Paolo Fosso (tastiere) e Jacopo Bigi (violino elettrico). Ancora studenti, i due pubblicano il loro primo album nel 1999 e si esibiscono dal vivo per qualche anno. Successivamente le loro strade si dividono: Jacopo intraprende la carriera di orchestrale e insegnante di violino, Paolo lavora nell’amministrazione musicale.

Quindici anni dopo, Fosso e Bigi si ritrovano per formare una nuova band mutuando il nome dal loro vecchio progetto. Paolo si concentra sui nuovi brani e, quando il materiale è sufficiente per registrare un album, gli Armonite tornano sulle scene con un progetto transnazionale. A Paolo e Jacopo, infatti, si uniscono Colin Edwin (basso), già membro dei Porcupine Tree, e l’olandese Jasper Barendregt (batteria). Alla realizzazione dell’album prendono parte anche Anders “Goto80” Carlsson (8-bit sounds in Insert Coin) e Marcello Rosa (violoncello in Slippery Slope e Die Grauen Herren).

Prodotto da Paul Reeve, producer dei Muse, The Sun Is New Each Day vede la luce il 22 giugno 2015, dopo un’incubazione di circa sei mesi. L’opera, interamente strumentale, si avvale dell’ampio bagaglio musicale dei due titolari per spaziare dal prog metal all’hard rock, dalla classica alla world music, senza rinunciare all’elettronica e ad un pizzico di cultura pop. Il continuo affidarsi a soluzioni originali, sempre nuove, è per gli Armonite una pratica consolidata che trova conferma nella massima di Eraclito, “Il sole è nuovo ogni giorno”, scelta come titolo dell’opera.

Ad aprire l’album è Suitcase war, traccia abrasiva, deflagrante e al tempo stesso briosa e variegata. I continui rimandi crimsoniani del violino seguono le seminali soluzioni di “Larks’ Tongues in Aspic”, salvo poi virare verso atmosfere etniche di chiara matrice orientale. Non mancano parentesi più distese cui sottendono però repentini slanci ritmici che rendono la composizione vivace e inafferrabile.

Con la base elettronica di Connect Four si effettua un freddo e sintetico shift in territorio neo prog. Le tastiere di Fosso dominano pesantemente la scena con soluzioni dinamiche e colorate cariche di emozioni positive. Di contro il violino di Bigi si lancia in una ritmata fuga che rievoca la PFM “americana” di “Chocolate Kings”.

‘G’ as in Gears è un carillon festoso all’interno del quale convivono atmosfere classiche, aperture world e ricami progressivi che, di fatto, danno vita ad un pastiche sonoro che arricchisce il linguaggio musicale degli Armonite. Ad impreziosire il brano è il famoso discorso di Samuel Gomper, “What does the Working Man Want?”, le cui parole risuonano nella seconda parte descrivendo l’alienante routine di operai che vivono per lavorare anziché lavorare per vivere (“He goes to sleep and dreams of work; he rises in the morning to go to work; he takes his frugal lunch to work; he comes home again to throw himself down on a miserable apology for a bed so that he can get that little rest that he may be able to go to work again.”).

Originali divagazioni world caratterizzano anche il suadente sviluppo di Sandstorm. India e Medio Oriente qui si fondono nella produzione di un meticciato sonoro che trova conferma nel motto coniato da La YnE “La musica è un viaggio, non una destinazione”, ispiratore dell’album “La grande illusion“.

Con l’intima Slippery Slope Fosso e Bigi provano ad indagare il lato più intimo dell’anima umana. Il classicismo del pianoforte e lo struggente romanticismo del violino definiscono i contorni più spirituali dell’Armonite sound. Il raffinato supporto ritmico della coppia Edwin/Barendregt conferisce maggiore fluidità al brano, mentre il sotterraneo violoncello di Rosa e le misurate incursioni elettroniche aggiungono nuove trame al già ricco tessuto sonoro.

L’esplorazione spaziale di Satellites si tinge di tecnologica solennità, concedendosi pause creative e alterne esplosioni sinfoniche che non danno riferimenti e appigli all’ascoltatore.

Die Grauen Herren richiama fin dal titolo gli uomini grigi di “Momo”, romanzo fantastico dello scrittore tedesco Michael Ende (1973). Alti, ben piazzati, tutti uguali e intenti a fumare uno strano sigaro, gli uomini grigi sono agenti della “cassa di risparmio del tempo” intenti ad ingannare l’umanità sull’utilità di risparmiare tempo. Dal tempo, infatti, traggono la materia vitale che permette loro di condurre una esistenza parassitaria alle spalle degli altri uomini. A strappare a uno degli agenti il segreto della colossale truffa è la piccola orfana Momo. Il brano si regge all’intreccio creato dalle tastiere di Fosso e gli archi di Bigi e Rosa, sottolineato dalla ritmica schizoide di Edwin e Barendregt e scandito dal ticchettio frenetico dello scorrere del tempo.

Le temps qui fait ta rose altro non è che una malinconica melodia disegnata da piano e violino, velata da una romantica tristezza che ne accentua il carattere introspettivo. Il titolo del brano è tratto da un passo de “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry: “C’est le temps que tu a perdu pour ta rose qui fait ta rose si importante” (“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”). Gli spunti letterari, uniti alle crepuscolari soluzioni musicali, conferiscono al brano un’indubbia natura cinematografica.

La conclusiva Insert Coin, grazie soprattutto al campionario sonoro messo a disposizione da Anders “Goto80” Carlsson, regala ai nostalgici dei videogiochi arcade anni ’80 e ’90 una piacevole escursione nei “psichedelici” regni del mitico Mario Bros.

Per ascoltare l’album: bandcamp

Per maggiori info: facebook| www.armonite.com

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