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Beia Come Aba – Beia Come Aba

BEIA COME ABA

Beia Come Aba (1979)

Mu

Sullo scorcio degli anni ’70, quando ormai il progressive italiano, e non solo, sembra aver detto tutto, o quasi, si affaccia sulla scena musicale una band torinese, dall’anima tendenzialmente jazz.

Dei Beia Come Aba, la cui line-up sembrava essere composta solamente da Sergio De Francesco (tastiere), Antonio Lombardi (chitarra), Giuseppe Massaglia (basso) e Antonio D’Ambrosio (batteria, percussioni), non si hanno praticamente notizie, se non la pubblicazione dell’album omonimo avvenuto nel 1979, sino alla testimonianza di Dino Bandini che va da “incrementare” la formazione con Sergio Cardarelli alle tastiere, Raffaele Fontana alla batteria e lo stesso Bandini al sax.

Il lavoro pubblicato in quell’anno è un disco strumentale, con episodici inserti vocali affidati ai cori, dalle sonorità jazz con frammenti di improvvisazione, piuttosto lineare e senza eccessivi fronzoli, il tutto molto gradevole. Affinità stilistiche si possono trovare con i lavori dei Baricentro o degli Agorà, solo per citarne alcuni.

Particolare dell’album è quello di esser stato pubblicato con due copertine diverse (la versione alternativa è visibile nella fotogallery sottostante).

Confetti di colomba apre il disco. La batteria di D’Ambrosio ci fa intendere che prima o poi qualcosa dovrà accadere, che il brano avrà un’esplosione. Intanto lei va avanti imperterrita, aumentando gradualmente le sue evoluzioni jazz, in compagnia di inserti sintetici e di chitarra. Fuorvianti e, a primo ascolto, slegati dal resto, i suoni di basso e chitarra che compaiono in un paio d’occasioni.

Atmosfera molto più viva rispetto al brano precedente ne La danza della nuova terra, un mix tra free jazz e musica etnica. Qui e là fanno la comparsa dei cori tra i vari virtuosismi dei musicisti. Interessante il dialogo tra chitarra e piano che da quasi metà brano si protrae per diversi minuti.

Quadri di Napoli. Intro mediterraneo molto dolce, con il richiamo di un mandolino, prima della svolta jazz, sulla scia dei Baricentro (solo per citarne uno di esempio). Spazio anche al soliloquio del piano di De Francesco un po’ fuori dagli schemi. Molto leggera parte della seconda metà del brano, poi una chitarra un po’ più viva e dei cori alla Picchio dal Pozzo, danno una lieve scossa alla composizione. Il finale diventa leggermente tetro.

Di Terra, Di Vento, Di Fuoco richiama il brano d’apertura affidato alla batteria, questa volta però in compagnia di un basso abbastanza presente, e con sporadici interventi di piano. Il tutto un po’ minimal-jazz.

Con Spiritosa, il brano che chiude l’album, i Beia Come Aba tornano ad essere relativamente più vivaci, con un bel brano di chiara matrice jazz. Da sottolineare il lavoro iniziale del basso di Massaglia e a seguire quello del piano. Nell’ultimo minuto il brano diventa più ampio grazie ad un suono spaziale.

Fotogallery

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