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Camel – Camel

Camel (1973) CamelCAMEL

Camel (1973)

MCA

 

Nel febbraio del 1973, a circa due anni dalla formazione, i Camel pubblicano il loro primo omonimo album. La formazione vede: Andy Latimer (chitarra, voce), Doug Ferguson (basso, voce) e Peter Bardens (organo, mellotron, piano, synth, voce), Andy Ward (batteria, percussioni).

Esponenti di spicco di quella che verrà ricordata nella storia del rock inglese anni ‘70 come scena (o scuola) di Canterbury, i Camel si distinguono per un suono originale, vivace e molto elegante, nel quale si apprezza l’ottimo livello tecnico dei musicisti, ma che tuttavia non permette loro di avere il giusto riscontro di critica e pubblico.

Un po’ come avviene per tutte le opere prime, anche questo primo lavoro dei Camel, per certi versi acerbo, risulta assai interessante e fornisce spunti sul futuro sound della band. Ad aprire l’album è Slow Yourself Down, brano vivace che sin da subito si aggrappa all’organo di Bardens e alla dinamica sezione ritmica di Ward e Ferguson. La calda voce di Latimer caratterizza la prima parte del brano, giocata su toni morbidi e delicati. A far esplodere il pezzo ci pensa Bardens, avviando prima una vera e propria disputa con la chitarra di Latimer per poi lanciare il suo organo in acide fughe.

Mystic Queen ha il merito di delineare quella che sarà la cifra stilistica dei Camel: una musica melodica ed elegante che non dà spazio a strappi violenti e a ingombranti soluzioni virtuosistiche. Il raffinato arpeggio di chitarra di Latimer introduce la voce tenue e delicata di Ferguson. Bardens, dal canto suo, crea col suo organo atmosfere solenni ma in nessun modo invasive. Un senso di estrema delicatezza caratterizza il brano, impreziosito anche dai ricami chitarristici di Latimer e dalla misurata ritmica di Ward.

Six Ate è uno strumentale caldo e solare con decisi accenti jazz. Tutto scorre piacevolmente: dai riff tastieristici di Bardens agli impalpabili arpeggi di Latimer, senza contare i numerosi cambi di tempo di Ward e le sottolineature di Ferguson. Sarà l’atmosfera briosa o forse la natura strumentale del brano, fatto sta che ciò che ne viene fuori ha un innegabile sapore cinematografico.

Con Separation si ritorna in territori decisamente più rock. A trarne maggior vantaggio è sicuramente Latimer, qui impegnato anche alla voce, che ravviva l’intero brano con la sua splendida chitarra. Eccellente la sezione ritmica, in particolar modo Ward col suo drumming energico ed incessante.

Never Let Go è uno dei primi classici composti dai Camel. Gli arpeggi di Latimer  aprono il brano per poi lasciare la scena a Bardens, qui anche in veste di cantante,  che si divide tra un organo, mellotron e synth. Complice anche l’ottima ritmica di Ferguson e Ward, il brano scorre via piacevolmente senza particolari intoppi o sbalzi, mostrando ancora una volta l’alto tasso tecnico dei musicisti. I soli e gli arpeggi di Latimer sono così puliti e cristallini da riuscire sottrarsi alla patina del tempo.

Curiosity, un po’ come Mystic Queen, esprime tutta l’eleganza e la melodia della musica dei Camel.  A Ferguson l’incombenza delle parti cantate, con Bardens e Latimer che si avvicendano in delicati passaggi strumentali. Da sottolineare l’importante compito di Ward, batterista eccellente, artefice di soluzioni ritmiche raffinate e mai banali.

A chiudere l’album è Arubaluba, strumentale vivace in cui è soprattutto la chitarra di Latimer a sopperire alla mancanze di parti cantate con riff e arpeggi memorabili. Una certa solennità è data dalle svisate di Bardens all’organo, qui prossime a forme tipicamente prog sinfoniche, alle quali Ferguson e Ward non fanno mai mancare l’adeguato appoggio.

La versione CD contiene anche due bonus tracks, Never Let Go (Single Version) e la suite Homage To The God Of Light, registrata dal vivo al Marquee Club il 29 ottobre del 1974.

Erroneamente sottovalutato all’epoca della sua uscita e penalizzato dalle scarse vendite, Camel è un album caratterizzato da un inusuale calore e da una misurata delicatezza che ne fanno un album originale e assai godibile. La sua freschezza è ancora qui, ben conservata, a quarant’anni tondi dalla sua pubblicazione.

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2 comments

  1. Denis Di Nicolò

    Non al livello dell’ottimo “Mirage” o dell’incantevole “Music Inspired by The Snow goose”, questo album di debutto tuttavia ha dalla sua delle canzoni particolarmente ispirate e sognanti come “Mystic queen” o “Never Let Go”,che da parte loro tracciano alcune linee guida su cui la band avrà modo di lavorare. Lo stile della band,seppur acerbo,mostra già un notevole tasso tecnico (soprattutto nella chitarra di Latimer,a volte simil Gilmouriana) e un ottimo gusto compositivo. Gran lavoro di tastiere del compianto Bardens.

  2. Verissimo! E’ altrettanto vero che nelle opere più acerbe (quasi sempre) si cela una maggiore spontaneità, vitalità e freschezza. Un disco erroneamente sottostimato che comunque getta le basi per gli ottimi lavori successivi. La chitarra di Latimer è davvero uno degli elementi più eleganti, Bardens la vera guida del gruppo, ma non bisogna dimenticare nemmeno la raffinata sezione ritmica di Ferguson e Ward! 😉

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