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Christadoro – Christadoro

Christadoro (2017) ChristadoroCHRISTADORO

Christadoro (2017)

AMS/BTF

Christadoro è il moniker dietro il quale si cela un gruppo di consolidati musicisti: Mox Cristadoro (ex membro di Carnival of Fools, La Crus e Santa Sangre) alla batteria e alle percussioni, Fabio Zuffanti (Finisterre, La Maschera Di Cera,  Höstsonaten, Z Band e innumerevoli altre esperienze) al basso, Paolo “Ske” Botta (fondatore di progetti di culto internazionale come Yugen e Not a Good Sign) alle tastiere, Pier Panzeri (attuale membro del Biglietto per l’Inferno) alle chitarre e Andrea “Mitzi” Dal Santo alla voce.

Nei mesi di maggio e giugno 2016, a Milano, con la produzione artistica di Livio Magnini dei Bluvertigo, prende forma l’omonimo album d’esordio, con illustri ospitate che aggiungono ulteriore valore ed efficacia al progetto di rivisitazione operato dal gruppo: lo storico chitarrista della PFM Franco Mussida, il cantautore Garbo, il tastierista e fondatore del Biglietto per l’Inferno Giuseppe “Pilli” Cossa e il violoncellista svizzero Zeno Gabaglio.

Christadoro viene pubblicato su etichetta AMS, distribuzione BTF, venerdì 13 gennaio 2017 esplicitamente ispirato alla data di pubblicazione dell’omonimo capolavoro dei Black Sabbath, immesso sul mercato venerdì 13 febbraio 1970.

Ad aprire l’album è il brano L’operaio Gerolamo dello straordinario binomio autorale Dalla/Roversi. Tratto da “Il giorno aveva cinque teste” – quarto album del cantautore bolognese, caratterizzato da sonorità insolite e spunti sperimentali – il pezzo affronta tematiche sociali (sempre attuali) come l’emigrazione e gli incidenti sul lavoro. La rivisitazione dei Christadoro conserva la cruda tragicità dell’originale grazie a sonorità nervose, inquiete, che delineano le disumane condizioni di lavoro cui erano sottoposti operai, pastori e contadini dell’Italia meridionale emigrati nelle grigie metropoli europee e del Nord Italia. La performance di Dal Santo, piuttosto fredda e distaccata, perde il confronto con l’intensa espressività del mitico Lucio ma recupera punti nel finale quando i toni si fanno più drammatici ed alienati. A chiudere la traccia è la tremolante coda di pianoforte impostata da Cossa.

Garbo, con inconfondibile e suggestivo timbro da attore, presta la sua voce recitando una frase chiave estratta dalla sceneggiatura della serie televisiva RAI “Il Segno del Comando” che introduce le note de Il sosia di Giorgio Gaber. Il vivace prologo fariselliano di Botta cede il passo all’incedere zoppo che trasfigura le lancinanti stilettate dell’originale in un abrasivo rock blues di purpleiana memoria (“Mistreated”) severamente lacerato dalla chitarra di Panzeri e dall’Hammond. Dal Santo fa suo il brano estremizzando la teatralità di Gaber in un’interpretazione che rende ancor più inquietante la duplice figura del protagonista. Se il marcato tono cantautorale restituisce l’enfasi gaberiana, gli accentuati passaggi drammatici mandano in scena il teatro degli orrori di un ghignante Capovilla.

La rilettura dell’amara poesia di Vecchioni L’ultimo spettacolo segue il doloroso copione iniziale tra melodie languide e divagazioni aeree, salvo poi virare verso il più sostenuto hard prog del Biglietto col timone saldamente nelle mani dell’ottimo Panzeri. A tratti Dal Santo rimarca l’austera timbrica di Ruggeri creando di fatto un motivato ponte con il successivo brano in lista.

Il tiratissimo punk rock di Figli di… dei Decibel è quanto di più distante dal prog sia stato prodotto nel panorama musicale italiano. Ma nei Christadoro è presente un certo Fabio Zuffanti, artista poliedrico sempre pronto a ridisegnare i già labili confini del progressive rock (e non solo!). Trasfigurato fino a risultare irriconoscibile, il pezzo è in balìa delle fluttuanti correnti psych – alimentate dalle macchine di Botta – che lo dirottano verso liquidi scenari apocalittici resi ancor più profondi e dark dal tono greve e declamatorio di Dal Santo. L’incedere ossessivo e marziale della coppia Zuffanti/Cristadoro guida la definitiva deflagrazione hard che Panzeri vivifica con riff micidiali e un infuocato assolo.

Lo Stambecco Ferito è una curiosa ibridazione generata dall’incrocio tra le dolorose riflessioni su violenza politica e “giustizia proletaria” del Venditti di “Lilly” e il proto doom metal della cupa “Black Sabbath”. Se nei sinistri rintocchi di una campana funebre e nei riff lenti e tenebrosi si intravede l’oscura presenza che infestava il Mapledurham Watermill lungo le acque del Tamigi, le sirene della polizia e uno sparo che riecheggia tremante per tutta la valle offrono uno spaccato della tormentata Italia degli anni ’70.

La cinematografica apertura per violoncelli di Zeno Gabaglio dà inizio alla rivisitazione del celebre brano Solo firmato da Baglioni nel ’77. Alle nervose trame degli archi seguono l’improvvisa sterzata prog metal – marchiata da riff wilsoniani e un minaccioso Mellotron – e le cristalline aperture canterburyane del piano elettrico di Botta.

Ricercare nel mare dell’inquietudine e della paura, la prima apparizione discografica ufficiale post PFM del Maestro Franco Mussida, esplorando gli stessi territori di “Peninsula” offre un’esclusiva introduzione in chiave acustica al conclusivo L’Ombra della Luce. Il brano di Battiato, tratto dall’album “Come un cammello in una grondaia” del 1991, chiude l’album senza subire sostanziali trasformazioni riuscendo a preservare la sua originaria vena spirituale.

Se i Calibro 35 hanno saputo rivalutare con credibilità e successo il repertorio italiano dei grandi compositori di pregiate colonne sonore degli anni ’70, l’esordio del progetto Christadoro pone in luce la grande scuola autorale di un periodo unico, intramontabile e prezioso, con un nuovo vestito.

Per acquistare copia dell’album clicca qui.








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