Home / L'artista racconta / Ciro Perrino racconta Celeste (1/5)

Ciro Perrino racconta Celeste (1/5)

Celeste nasce nel settembre del 1972, alcuni mesi dopo lo scioglimento de “Il Sistema”. I componenti dell’organico originale de “Il Sistema”, come è risaputo, si erano via via allontanati da quell’esperienza. Primo fra tutti, già nel 1971 in seguito a dissapori, il chitarrista Enzo Merogno aveva interrotto la sua collaborazione e si era poi unito al nascente Museo Rosenbach. A sostituirlo, come noto, era stato chiamato un altro chitarrista: Guido Damiani.

Ciro Perrino portava avanti da tempo i suoi approfondimenti ed i suoi studi di composizione, pianoforte, flauto, oboe e sintetizzatore e, pur restando in forza al gruppo, lasciava al nuovo entrato Guido Sottile il ruolo di batterista.

Leonardo Lagorio era rimasto sempre al saxofono contralto, al saxofono tenore, al flauto ed al pianoforte elettrico: all’epoca un Farfisa Professional Piano. Solo negli ultimi tempi aveva aggiunto alla sua strumentazione uno dei primi pianoforti elettrici Wurlitzer. Di lì a poco sarebbe confluito nel Museo Rosenbach per incidere il loro primo ed unico album.

Floriano Roggero all’organo Hammond  modello L 122 con LESLIE Originale e Organo Thomas a due tastiere (lo stesso modello, il Rapier 1155, usato da Mike Ratledge dei Soft Machine) era restato sino alla fine come membro fondatore del gruppo.

Luciano Cavanna, bassista, flicorno e voce solista lasciava il gruppo per entrare nella comunità dei Testimoni di Geova. Questo per riassumere brevemente la situazione.

Leonardo Lagorio, una volta esaurita l’esperienza con il Museo Rosenbach, e Ciro Perrino si incontrarono nuovamente e decisero di porre mano alla creazione di un nuovo organico in grado di approfondire quegli spazi che Il Sistema aveva appena esplorato: vale a dire quella parte più classica ed acustica che si era manifestata nella rivisitazione di autori soprattutto della tradizione russa dell’ottocento quali Mussorgskj, Borodin ed altri.

I loro incontri e le loro interminabili telefonate soprattutto si basavano sull’aspetto teorico di quella che sarebbe poi stata la formazione di un nuovo gruppo. Quindi l’assegnamento dei ruoli all’interno di un organico che non voleva più essere dipendente da certe sonorità provenienti da oltremanica ed oltreoceano. Molta attenzione fu posta nel ribadire che le melodie avrebbero dovuto essere “mediterranee”, termine oggi abusato e svuotato di ogni significato ma che, nella prima metà degli anni settanta, manifestava la ferma intenzione di riappropriarsi di una propria forte identità.

Fu durante questi approfondimenti che i due musicisti decisero che la percussione avrebbe dovuto essere meno rock e più sinfonica, raccogliendo comunque quelle che erano già state le felici intuizioni e sperimentazioni vissute con Il Sistema. Tant’è che Perrino, al fine di non cadere in facili tentazioni, tolse dalla propria batteria, che era rimasta la stessa che aveva quando militava con Il Sistema, la cassa e tutta la serie di tom che ne costituivano l’ossatura tipica di una rock band. Si limitò a mantenere il rullante, un timpano a terra, il charleston, i vari piatti già in dotazione al vecchio set più una serie infinita di altri piatti, piattini, campanelli ed aggeggi atti a creare suggestioni ritmiche.

Da qui presero le mosse ed i primi approcci alla ricerca di musicisti ed interpreti capaci e padroni di una tecnica e di una preparazione possibilmente accademica. Era il mese di settembre del 1972.

Il primo contatto fu quello con Mariano Schiavolini che all’epoca oltre che valente studente al quinto anno di violino, buon suonatore di clarinetto in si bemolle, si presentava anche come chitarrista acustico con una buona preparazione tecnica, nonché, e questa fu la prima vera piacevole sorpresa, compositore di numerose mini suites dal sapore a tratti sinfonico, a tratti folk.

Fu Perrino che si recò presso la scuola di Musica intitolata ad Ottorino Respighi con sede in Sanremo, chiedendo, non senza ricevere commenti e dinieghi poco edificanti, se fra gli studenti del Conservatorio vi fosse un chitarrista o violinista che avesse le caratteristiche adatte al progetto musicale che andava concretizzandosi. Fu una insegnante piuttosto attenta e curiosa che indicò in Mariano lo studente sicuramente più adatto e vicino come spirito e preparazione alle richieste di Ciro.

Di lì a poco avvenne l’incontro fra i due futuri membri del gruppo e la prima impressione fu molto positiva. Un pomeriggio di settembre in casa di Perrino, alla presenza di Leonardo Lagorio, Mariano si presentò con la sua chitarra e fece ascoltare per la prima volta le sue composizioni già molto definite ed in grado di far comprendere atmosfere e possibili sviluppi. Fu chiaro ad ognuno che tutto il repertorio del primo album di Celeste sarebbe stato costituito da composizioni di Schiavolini. (continua)

Check Also

Tale of a dark fate – La genesi del nuovo album de L’albero del Veleno

Tale of a dark fate – La genesi del nuovo album de L’Albero del Veleno

Premessa L’albero Del Veleno è un progetto che nasce nel 2010 con lo scopo di …

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *