Home / L'artista racconta / Ciro Perrino racconta Celeste (4/5)

Ciro Perrino racconta Celeste (4/5)

L’incombenza delle parti vocali tornò ad essere vacante. Per cui, per il solo fatto che Perrino era l’autore della parte letteraria e perché, comunque aveva una qualche predisposizione al canto, ricadde su di lui la scelta da parte del gruppo per poter così avviare l’inizio delle registrazioni del lavoro in studio d’incisione.

Il gruppo, però, si era ormai ridotto ad un quartetto. Nikki Burton era nuovamente tornata a Londra. Il violoncellista aveva optato per la sua carriera di concertista. Marco Tudini era andato a cercar fortuna in Gran Bretagna con le sue composizioni.

Battaglia, Lagorio, Perrino e Schiavolini entrarono in studio nei primi mesi del 1974 e completarono le registrazioni nell’arco di un periodo di tempo che andò dai primi mesi del 1974 fino a parte del successivo 1975. Il fonico che si alternava con Aldo De Scalzi durante le varie sessioni era quel Pucci Cochis indimenticato batterista dei J.E.T.

Perrino e Cochis avevano condiviso pochi anni prima molte esperienze comuni ritrovandosi spesso a calcare gli stessi palchi negli stessi locali in giro per la penisola e fu per loro un piacere ritrovarsi per vivere un altro momento all’insegna della musica. E fu sempre Pucci che, confidando a Ciro la sua intenzione di lasciare i J.E.T., gli chiese se poteva essere interessato ad entrare al suo posto per dare l’avvio ad una nuova formazione che avrebbe anche previsto la presenza di una cantante. L’embrione dei futuri Matia Bazar. Perrino declinò l’invito preferendo restare con i Celeste che in quel momento soddisfacevano pienamente il suo desiderio di ricerca e di novità.

Va qui ricordato che molte idee e molti spunti che Marco Tudini aveva partorito con la sua fervida creatività erano restati come patrimonio nelle composizioni di Celeste, in particolare alcune tessiture di piccole percussioni assolutamente geniali ed originali per l’epoca. Ai musicisti fu concesso quasi un mese per completare tutte le registrazioni mettendoli nella migliori condizioni di esprimersi e di raggiungere un livello qualitativo eccellente.

Il clima in quei giorni era sempre estremamente rilassato e produttivo e la possibilità di avere a disposizione uno dei primi registratori a sedici piste consentiva di poter tentare soluzioni prima assolutamente impensabili.

L’album però, inspiegabilmente, fu pubblicato solo nel gennaio del 1976.

E’ qui importante ricordare che il fermento creativo della scena musicale genovese e ligure era, in quei giorni, davvero ricco e pulsante. Oltre a Celeste che raccoglieva musicisti da Ventimiglia fino ad Imperia, passando per Sanremo, vi erano la Corte dei Miracoli di Savona, i Mandillo di Genova ed i Picchio dal Pozzo sempre di Genova, dove militava Aldo De Scalzi, fratello più giovane di quel Vittorio De Scalzi che aveva portato Celeste all’incisione del primo album.

Fu proprio Aldo, che in parte aveva partecipato alle registrazioni ed ai missaggi di “Principe di un giorno”, che chiese un giorno a Lagorio e Perrino di unirsi al suo gruppo per la registrazione di una facciata dell’album del Picchio dal Pozzo che, in quello stesso periodo, stava curando.

Per i due musicisti fu un’esperienza davvero interessante ed eccitante poiché non fu effettuata alcuna prova prima di entrare in studio, eccezion fatta per alcune parti di flauti che, gioco forza, furono eseguite alcune volte per verificarne la validità e la giusta amalgama. Lagorio e Perrino si ritrovarono quindi con le cuffie in testa e la splendida sensazione di suonare tutti insieme in diretta dando il meglio di sé stessi ascoltando e suonando subito ciò che passava in quel momento nei loro cuori. Leonardo suonò il sassofono contralto in “Napier” e “La Bolla”, mentre Ciro si dedicò alla xilomarimba ed alle teste di morto in “Seppia”. Entrambi furono anche presenti nel quartetto di flauti all’inizio del brano intitolato “Napier”.

Si potrebbe definire questa collaborazione come una sorta di scambio di cortesie far i musicisti di Celeste e Picchio dal Pozzo, poiché già nell’album “Principe di un giorno” Aldo De Scalzi si era prestato prima per una divertente apparizione nel brano “L’imbroglio” generando un sonoro schiocco ritmico con la bocca e poi con alcune risposte cantate in “Eftus”, così come si trovano riportate nel dettaglio dei vari brani nell’interno della copertina dell’album.

Però, come già ricordato, una volta ultimate le registrazioni l’album “Principe di un giorno” non vide immediatamente la luce. Non fu ritenuto valido per l’interesse che avrebbe potuto suscitare e, quindi, quasi fu dimenticato. Rimase per un lungo periodo sospeso in attesa di tempi migliori.

Quando la Grog decise di pubblicarlo esistevano purtroppo sul mercato già altri gruppi ed interpreti, soprattutto i primi cantautori e menestrelli, che proponevano temi ed atmosfere molto simili a quanto contenuto nelle tracce dell’opera dei Celeste. (continua)

Check Also

Intervista agli Astrolabio

Intervista agli Astrolabio

HP: Gli Astrolabio ospiti della rubrica “L’artista racconta”. Un saluto a Michele Antonelli (M.A.), Massimo …

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *