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Ciro Perrino racconta Il Sistema (10/10)

Al ritorno da questa esperienza il gruppo tornò con assiduità e perseveranza alle prove ma qualche cosa stava di nuovo cambiando.

La collaborazione con Guido Damiani pareva essere al suo culmine e le esigenze di Luciano a livello compositivo stavano mutando al punto che vi fu da parte sua la richiesta di avere più tempo per comporre a scapito delle ore dedicate alle prove con tutto l’organico. Inoltre si stava sperimentando all’interno della formazione una svolta per così dire elettronica. Infatti il fratello di Luciano, Carlo Cavanna, esperto di elettronica e ricercatore aveva da tempo approntato un suo immenso apparato che era una sorta di cervello elettronico ed insieme sintetizzatore che fu chiamato Empirico Primo. Di lì a poco sarebbe stato disponibile anche l’Empirico Secondo.

Perrino fu immediatamente attratto ed affascinato da questo monumentale aggeggio che era costituito da piccoli led ed una minuscola tastierina con la quale si potevano creare suoni, cambiare dinamiche ai suoni stessi ed altre diavolerie del genere che pochi anni più tardi si sarebbero ritrovate in tastiere e sintetizzatori di dimensioni ben più ridotte.

Iniziarono anche a cambiare i ruoli. Mentre Damiani si allontanava dal Sistema e Perrino si avvicinava sempre di più a quegli spazi elettronici che qualche anno più tardi lo avrebbero portato al suo primo album solo, vale a dire “Solare”, veniva anche chiamato a far parte della ormai rimaneggiata formazione Guido Sottile che sarebbe diventato, seppur per breve tempo, il nuovo batterista, sostituendo così Ciro.

Infatti nell’ultima grande fatica compositiva firmata dal Sistema, scaturita come sempre dalla mente di Luciano, si vide lo stesso Cavanna passare dal basso elettrico alla chitarra elettrica, Floriano restare alle tastiere, Leonardo restare pure a tutta quella serie di strumenti che più gli erano congeniali, Guido alla batteria e Ciro ad armeggiare con pulsanti, pulsantini creando background e tappeti evocativi.

“Il Pozzo” fu senza dubbio e resta la più alta testimonianza del percorso musicale del Sistema. Brano dettato ed ispirato anche dalle nuove scelte di vita che avevano coinvolto Luciano, spirito sensibile ed attento che in quei giorni andava abbracciando una nuova fede religiosa che lo avrebbe portato di lì a poco a rinunciare alla attività di musicista a tempo pieno e che avrebbe messo tutti gli altri componenti del gruppo nella condizione di operare una svolta nella propria vita.

Oltretutto nel frattempo Floriano aveva ricevuto la tanto temuta cartolina rosa e non poteva sottrarsi alla chiamata alle armi, per cui ad ogni modo, vuoi per cause interne, vuoi per cause di forza maggiore il destino del Sistema sembrava davvero segnato.

Lagorio intanto veniva chiamato dal nascente Museo Rosenbach per collaborare al fortunato loro primo album di esordio e Perrino decideva di iniziare seriamente ad approfondire i suoi studi di pianoforte e composizione senza tralasciare il suo nuovo amore per tutto ciò che era elettronico.

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