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Ciro Perrino racconta Il Sistema (3/10)

Qualche cosa però nel frattempo era cambiato poiché la collaborazione con Anselmo Genovese si era conclusa. Divenne perciò necessario iniziare a ricercare un luogo dove continuare ad effettuare le prove senza disturbare né essere disturbati. Il magazzino di fiori non era comunque il posto ideale. Poca intimità, molto squallore intorno, attrezzi in giro che poco avevano a che fare con la musica. Dopo lunghe e non facili ricerche finalmente fu trovata una nuova sede per riprendere e continuare il lavoro interrotto.

Il luogo era stato scelto per comodità in una località delle tante vallate dell’entroterra ligure, dove peraltro in quel periodo abitava la famiglia di Cavanna. Per cui il paesino di Pompeiana divenne la nuova sede per lo sviluppo ed il consolidamento delle idee del gruppo.

Individuato un locale adatto, abbastanza spazioso e lontano da altre case ed abitazioni, Cavanna e Perrino procedettero ad isolare acusticamente le pareti interne della stanza principale per poter avere una discreta acustica in vista delle prime registrazioni che erano state programmate. Questa sarebbe diventata una pratica imprescindibile: registrare sempre per poi riascoltare ed apportare modifiche e migliorie ai vari brani.

Il registratore, oggi articolo da museo ed ancora custodito gelosamente da Perrino, era un Philips mono che incideva ad una velocità piuttosto bassa e quindi poco fedele, ma che Ciro aveva dotato di un dispositivo che consentiva di poter disporre due microfoni contemporaneamente ed avere, a questo punto, una copertura della stanza, dove avvenivano le prove e le registrazioni, molto più completa. Per cui tutti gli strumenti, seppur in monofonia e presenti al centro dell’immagine sonora, erano degnamente rappresentati.

Ormai le prove del Sistema erano giornaliere ed iniziavano alle otto del mattino per concludersi, con pausa pranzo e pausa cena, sempre intorno alla mezzanotte. I primi tempi, soprattutto nelle mattinate, gli incontri erano dedicati quasi esclusivamente alla preparazione delle basi di basso e batteria per cui Cavanna e Perrino studiavano i brani con grande attenzione ponendo l’accento sulla costruzione di un motore ritmico affidabile e pulsante.

Questa pratica si sarebbe rivelata poi molto importante poiché spesso, durante i concerti, la possibilità di riuscire a sentire gli altri musicisti era piuttosto difficoltosa ed il conoscere alla perfezione la propria parte metteva in condizione la sezione ritmica di fornire agli altri un costante e valido riferimento. Cavanna e Perrino quasi non si guardavano più tanto era grande l’affiatamento, risultato di una applicazione continua durante le prove. Questo grande impegno valeva sia per la preparazione dei brani di repertorio di altri gruppi, le cui parti venivano ricavate dai ripetuti ascolti dei dischi e dalla successiva scrittura sul pentagramma, sia, e forse ancor di più, per quelle composizioni che poi sarebbero divenute l’asse portante dei concerti del Sistema.

Memorabile la pausa pranzo a Pompeiana in casa Cavanna. La signora Elvira, madre di Luciano, rendeva questo momento davvero unico cucinando per gli affamatissimi musicisti le più semplici e gustose ricette della cucina ligure di Ponente, utilizzando i prodotti dell’orto che curava lei stessa proprio appena fuori dalla sua abitazione.

Dopo la prima uscita avvenuta presso il Teatro dei Salesiani si erano prospettate nuove opportunità per il Sistema. Occorre ricordare che in quegli ultimi scorci degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta Sanremo e la provincia di Imperia contavano decine e decine di locali consacrati non solo alla musica di largo consumo e rivolti al divertimento, tipo sala da ballo, ma anche ai pomeriggi domenicali che ancora si chiamavano matinée, dove si esibivano gruppi esordienti, e non, provenienti da tutta Italia e non solo.

Proprio al Galassia di Sanremo, che insieme al Whisky a Go Go ed al Club 64 si contendeva lo scettro di locale più alla moda fra i giovani, si tenne la prima uscita del Sistema. Era una domenica pomeriggio. Il locale era gremito e saturo di fumo all’inverosimile. A quel tempo il pubblico era abituato a ballare durante l’esibizione dei complessi, quando ancora erano chiamati così. I cosiddetti “servizi” prevedevano varie uscite, intervallate con piccole pause. Durante queste uscite gli avventori si scatenavano nei “veloci” o “shake”, come venivano definiti, aspettando poi l’immancabile serie di “lenti” che avrebbero consentito ai ragazzi di invitare le ragazze al centro della pista.

Ma quel pomeriggio avvenne qualche cosa di davvero strano ed insolito, che fece andare su tutte le furie il proprietario del Galassia, l’indimenticato e compianto Aldo Segati, che proprio al Sistema aveva dato l’opportunità di avere un vasto uditorio, credendo nelle doti dei musicisti.

Già dalle prime note alcune persone avevano smesso di ballare e si erano accalcate sotto alla pedana dove il quartetto, incastonato in un mosaico di amplificatori, batteria, organo Hammond e colonne Leslie, attaccava quello che sarebbe stato il brano di apertura di ogni loro futura apparizione. “Waiting for the wind” degli Spooky Tooth. Lento incedere e crescendo della batteria che, da sola, faceva da apripista per l’intervento via via a tutti gli altri strumenti.

La gente iniziò a sedersi sul pavimento, tornò ai tavolini, riaccomodandosi sui divanetti e, come rapita, seguì il primo tempo dell’esibizione del Sistema. Alla fine di questo primo tempo venne suonato “All right now” cavallo di battaglia dei Free. All’estinguersi dell’ultimo suono vi fu un attimo di imbarazzante silenzio, poi, come per magia, vi fu uno scrosciante applauso, cosa assolutamente poco frequente nei locali e nelle sale da ballo in quegli anni.

Da quel momento in poi ogni uscita del Sistema fu all’insegna di quella che, in seguito, fu definita attrazione; quindi non più un gruppo che suonava per intrattenere il “gentile pubblico” con ballabili ed altre amenità ma musicisti che proponevano con un linguaggio originale un repertorio di altri autori e complessi oltre a, chiaramente, le proprie composizioni.

Fu proprio su quel minuscolo palco del Galassia che Il Sistema si avvicendava con altri gruppi più o meno noti di quegli anni. Infatti era pratica invalsa che nell’arco di un pomeriggio o di una serata vi fosse più di una proposta alla volta. Per cui, solo per ricordarne alcuni fra i più importanti, ecco che dopo Il Sistema si poteva assistere ad una performance dei Pooh. Si proprio i Pooh che in quei giorni provavano quel famosissimo “Tanta voglia di lei” che li avrebbe, nel giro di una sola estate, consacrati come uno dei gruppi più popolari ed amati dal pubblico italiano. La formazione era ancora quella con Valerio Negrini alla batteria e Riccardo Fogli al basso ed alla voce. Oppure dopo Il Sistema poteva capitare di ascoltare suonare i Delirium che all’epoca erano ancora senza Ivano Fossati.

Da qui ad iniziare a cercare nuovi contatti attraverso agenzie, non solo situate nella zona del Ponente Ligure, il passo fu davvero breve. Oltretutto in quel periodo che, più o meno, coincideva con le festività natalizie del 1970 Il Sistema divise per breve tempo lo stesso palco con i J.E.T. al Club 64 di Via Verdi, dove tantissimi altri gruppi, poi divenuti famosi si erano esibiti.  (continua)

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