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Ciro Perrino racconta Il Sistema (5/10)

Primo viaggio in pieno inverno verso Milano destinazione la discoteca Voom Voom. Gli equipaggi, per così dire, erano sempre formati da Perrino e Roggero sul furgone, con Roggero alla guida, e Cavanna e Merogno a seguire sulla Fiat 500. Il primo problema si verificò durante questo trasferimento.

Nei pressi di Alessandria, in autostrada, cedette di schianto il pavimento dell’abitacolo sotto i piedi di Perrino, dove probabilmente la corrosione della ruggine aveva fatto un ottimo lavoro. Con le prime sollecitazioni e vibrazioni un ampio squarcio si era prodotto sul fondo del mezzo ed ora una bella brezza invernale si intrufolava dal basso verso l’alto rendendo il viaggio piuttosto fresco e movimentato.

A Milano non pochi problemi per trovare dove era situato il locale, ma alla fine, la meta fu raggiunta, gli strumenti furono scaricati ed il palco, un vero palco finalmente, fu preparato per l’imminente attrazione di trenta minuti. Così recitava il contratto. Trenta minuti di attrazione. Questo limite di tempo consentiva di esprimersi al massimo, proponendo i brani che un gruppo preferiva e che meglio interpretava.

Come al solito si fraternizzava subito con i camerieri, i baristi e le guardarobiere, che, non appena seppero che i ragazzi del Sistema erano di Sanremo si affrettarono a lasciare i loro indirizzi per poter ricevere una cartolina dalla Città dei Fiori. Potenza del Festival.

In un angolo del palco vi era il monumentale Hammond C3 di Brian Auger. Grande emozione e venerazione.

Prima dell’esibizione tutti a cena con il padrone del locale, molto gentile e premuroso. Apparentemente. Ristorante estremamente lussuoso, numerose le portate, raffinati i cibi. Però subito fu chiara una cosa. “Ragazzi, io posso pagarvi le spese per quanto riguarda mangiare e dormire, ma considerate un onore poter suonare in un locale tanto famoso e rinomato come il mio, per cui se siete d’accordo, magari in futuro, vi offrirò l’opportunità di suonare in altri locali di mia proprietà qui a Milano e dintorni ed in quelle occasioni potremo vedere di accordarci su un qualche compenso. Se decidete di accettare, bene, in caso contrario il nostro rapporto finisce qui”.

Logicamente Il Sistema accettò. Non poteva certo tornare a casa proprio adesso che l’avventura stava incominciando.

Poco prima dell’esordio di quella sera un boato, proveniente dall’ingresso del locale, venne a turbare la quiete e la concentrazione che erano necessarie per dare inizio alla prima vera uscita del Sistema. Nessuno parve spaventarsi, a parte i musicisti. Si seppe dopo che una bomba carta era stata fatta esplodere proprio davanti al portone dal quale si accedeva verso l’interno. In quegli inizi di anni settanta erano pratiche di intimidazione abbastanza comuni e che non destavano più molta apprensione e paura.

Comunque lo svolgimento dei fatidici trenta minuti fu salutata dal pubblico presente molto calorosamente. I componenti del Sistema erano ormai sempre più consci del loro valore e della bontà delle loro proposte.

Il gruppo al suo ritorno a casa era atteso in numerosi locali del Ponente per altrettanti servizi. Vi era però anche un altro importante appuntamento: organizzare l’incontro con Leonardo Lagorio per verificare quali potessero essere le reali possibilità per avviare una fruttuosa collaborazione musicale fondendo le varie anime già presenti nel Sistema e l’inclinazione e l’amore per il Jazz, il Free Jazz e l’improvvisazione del musicista imperiese.

In un freddo tardo pomeriggio d’inverno dell’inizio del 1971 Cavanna e Perrino furono invitati da Lagorio ad un incontro, giusto per fare quattro chiacchiere, presso la pasticceria Piccardo di Oneglia dove, in una atmosfera molto retrò quasi ottocentesca, e di fronte ad una fumante tazza di squisita cioccolata con panna, suggellarono quella fusione che avrebbe portato Il Sistema a diventare un gruppo completo sotto ogni profilo.

Chiaramente l’ingresso del polistrumentista non fu immediato ma le basi erano state gettate ed ormai il processo di integrazione era irreversibile.

Un primo incontro nella sala prove di Pompeiana va assolutamente ricordato poiché Lagorio non vi si recò da solo ma presentandosi con un illustre ospite, amico suo. Per suggellare questo nuovo inizio Leonardo aveva portato con sé il noto trombonista jazz Giancarlo Schiaffini. Dopo un primo reciproco nonché timido accenno, durante il quale i musicisti parvero studiarsi, improvvisamente prese corpo una jam session che andò avanti per ore ed alla fine era opinione comune che l’amalgama era assolutamente possibile. Gli stili magicamente si fondevano. Il brano dal quale era iniziato questo profondo scambio di pura energia musicale era “Serenade to a Cuckoo” di Roland Kirk.

Il Rock, il Jazz, il Free Jazz e l’emergente anima della riscoperta della Musica Classica erano ormai una realtà ed il nuovo cammino del Sistema pareva avviato verso quella che sarebbe poi divenuta la sua più intima e palese manifestazione.

I musicisti si ripromisero, nell’attesa di costituirsi come quintetto, di consentire a Lagorio di portare a termine gli impegni già assunti con il gruppo al quale ancora apparteneva, i Woops, per poter poi confluire nella nuova formazione.

Intanto Il Sistema continuava ad essere molto richiesto presso quei  locali che avevano fatto la storia della vita notturna della Riviera e che oggi non esistono più, come l’Eden Rock.

Fu proprio durante una serata all’Eden Rock che si consumò quello che può essere considerato il primo vero incontro musicale dal vivo con Leonardo Lagorio, che di lì a poco sarebbe diventato il quinto elemento del Sistema. Fu presentato come un ospite d’eccezione ed insieme i cinque musicisti si lasciarono andare in una travolgente improvvisazione.  (continua)

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