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Ciro Perrino racconta Il Sistema (7/10)

A questo punto continuarono le serie di serate e servizi in tutti quei locali che già da tempo avevano sottoscritto contratti con il gruppo grazie al lavoro svolto dalle varie agenzie che curavano il calendario.

Fu durante un’altra delle uscite milanesi che Il Sistema incappò in un paio di avventure che vale la pena ricordare.La prima davvero tragicomica. Perrino e Roggero stavano cercando di raggiungere la via dove si trovava il locale presso il quale avrebbero dovuto suonare la sera stessa e capitò loro di incappare in uno dei tanti cortei di protesta che in quel primo scorcio di anni settanta erano molto frequenti.

Cercando di evitare di finire bloccati da tale corteo, Roggero tentava di superarne la testa, percorrendo le vie parallele a tutta velocità. Ma per una sfortunata serie di manovre poco accorte il furgone di colore nero con evidentissima la scritta Il Sistema si ritrovò comunque come circondato da ogni lato dai dimostranti che ne impedivano qualsiasi movimento. La maggior parte dei cartelli che i partecipanti alla manifestazione inalberavano recitavano così: “Abbasso il sistema”. L’imbarazzo ed una certa apprensione, per non dire paura, si impossessò dei due musicisti. Ma ad ogni modo tutto si risolse in fretta senza alcuna conseguenza.

L’altro episodio avvenne in quel di S. Giuliano Milanese dove Il Sistema si trovava per una settimana di serate in un locale all’aperto di proprietà di quel gestore che aveva loro promesso di farli suonare a patto che non chiedessero di essere pagati la prima volta. Il gruppo ovunque andasse riusciva sempre a raccogliere consensi, ed anche in quella occasione, in un contesto dove il pubblico era abituato a ben altro tipo di proposta musicale, strapparono applausi ed approvazione.

Fu proprio la mattina programmata per la loro partenza, dopo l’ultima nottata di esibizioni che, affacciandosi alla finestra della pensione dove erano ospitati, con grande sorpresa ed incredulità, si accorsero che il furgone era scomparso. Rabbia e panico. Dopo una rapida occhiata data nelle strade adiacenti alla pensione ed aver constatato che il loro mezzo di trasporto non c’era più, decisero che bisognava avvertire i Carabinieri e sporgere regolare denuncia. Passarono alcune ore e finalmente, grazie ai militari dell’Arma, il furgone fu prontamente ritrovato. Si trovava rovesciato in una roggia alla periferia di Milano, con tutte le custodie della batteria di Perrino sventrate.

Sicuramente chi aveva commesso il furto cercava stupefacenti, e non era certo interessato ad impossessarsi della strumentazione del gruppo. In quegli anni, infatti, si era soliti, con grande leggerezza, associare la figura dei musicisti a quella di consumatori di droghe, se non addirittura a quella di spacciatori. Le aspettative dei malfattori in questo caso andarono completamente deluse. Per fortuna i preziosi strumenti erano al sicuro nel locale dove il gruppo si esibiva.

Il nuovo rientro in Riviera era fortunatamente carico di appuntamenti importanti. Finalmente sarebbero iniziate le prove insieme al nuovo membro appena insediato nell’organico del Sistema. Leonardo Lagorio ormai libero dai suoi impegni con il suo precedente gruppo poteva dedicarsi a tempo pieno alla creazione del nuovo repertorio che Cavanna e soci avevano preparato.

Per prima cosa fu affrontata la lettura e l’analisi della partitura di “Una Notte sul Monte Calvo”, che sarebbe diventato il vero cavallo di battaglia del Sistema. Luciano era riuscito nell’improbo lavoro di riduzione ed adattamento di tutti le parti dell’orchestra affinché potessero essere eseguite da un ensemble come Il Sistema. Furono creati particolari connubi timbrici, come, ad esempio all’inizio, fu geniale l’idea di far suonare la parte dei violini così incalzante e serrata da organo Hammond e coppa del piatto della batteria.

Molto interessante fu anche l’avere introdotto nella parte finale un cantato in lingua inglese al posto dello splendido tema interpretato dagli archi. Fu lo stesso Cavanna a curare il testo che parlava di sabba, di streghe, di oscuri riti magici. Fu davvero straordinario che con soli sette strumenti ed una voce si potesse raggiungere un risultato così completo, che lasciava intatto il fascino e lo spirito intimo di quel capolavoro.

Finalmente il gruppo riuscì a mettere mano ai brani dei Jethro Tull, sicuro ora di poterli interpretare al meglio, data la presenza di un flautista. Per cui Bourrée ed altre composizioni tratte del mitico secondo album “Stand Up” furono messe in repertorio rispettando le parti originali ed assegnandole così al nuovo strumento.

Stava approssimandosi la stagione estiva ed Il Sistema iniziò a curare alcune uscite nei locali della Riviera per testare l’impatto del nuovo organico. Continuava intanto la preparazione del nuovo repertorio e le registrazioni effettuate in sala prove costituivano il più valido metodo di valutazione dell’operato del nuovo ensemble.

Un altro brano che fu messo in scaletta per i futuri concerti era ancora un classico proveniente da quella Russia così feconda e culla di grandi compositori, soprattutto nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Il titolo di questa nuova sfida per Il Sistema era “Nelle Steppe dell’Asia Centrale” che, come lo definì lo stesso Borodin, era uno schizzo sinfonico, così breve ma così incisivo e carico di bellezza. Purtroppo non vi fu mai l’opportunità di eseguirlo in pubblico, ma i musicisti amavano suonarlo per il loro stesso piacere in sala prove e per quei pochi fortunati visitatori che periodicamente erano invitati ad assistere alle sessioni in quell’ambiente che ormai scherzosamente veniva definito Pompeiana Studios.

E fu a questo punto che ancora una volta lo Studio 3P di Genova chiese ai ragazzi del gruppo se desideravano partecipare ad un grande raduno che si sarebbe tenuto alla fine del mese di agosto di quell’anno, il 1971, a Loano. Si trattava del Primo Festival Pop della Liguria e sarebbe stato ospitato presso la discoteca “I Pozzi di Loano” e avrebbe avuto la durata di un giorno intero, dalla mattina sino a notte inoltrata.  (continua)

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