Home / L'artista racconta / Ciro Perrino racconta St. Tropez (1/2)

Ciro Perrino racconta St. Tropez (1/2)

Prima di passare a parlare di St. Tropez occorre ricordare che vi fu una parentesi musicale durata davvero lo spazio di un mattino.

Il gruppo in questione si chiamava S.N.C e prendeva le mosse da una intuizione di Perrino, che per l’occasione si celò dietro lo pseudonimo di Monsieur de Mirvel. In questo nuovo progetto gli accompagnatori erano Monsieur de Curval e Madam de Mistival, rispettivamente alla chitarra acustica, alla chitarra elettrica e voce il primo, e pianoforte elettrico, percussione e voce la seconda.

Per la prima volta troviamo Ciro totalmente impegnato a dedicarsi alle tastiere ed ai sintetizzatori. L’idea di base era quella di iniziare a costruire i brani partendo da un background elettronico utilizzando principalmente batterie e generatori di ritmo sintetici.

Si era ancora lontani dal poter programmare una sequenza alternando differenti patterns e conferire così alle composizioni un susseguirsi di atmosfere prima ritmiche e magari, poi, più rarefatte. Per cui si doveva lavorare su di una unica cellula di ritmo che spesso risultava ossessiva ed ossessionante. L’unica possibilità di interrompere la ripetitività era costituita da un piccolo pedale o switch con il quale si interrompeva, preferibilmente a tempo, lo sviluppo della sequenza, per riattivarla nel momento nel quale si decideva di riprendere il ritmo.

Altra idea era quella di realizzare un suono profondo, magmatico sul quale poi poggiare le voci, i canti e la melodie mantenendo costantemente un’atmosfera onirica e leggermente psichedelica.

Perrino usava l’Eminent come tastiera di base con la quale realizzava tappeti e continui, affiancando al Mini Moog, all’ARP 2600 ed al EMS Synthi AKS anche l’uso discreto di flauti dolci e piccole percussioni. La creazione dei primi loop e sequenze ripetitive ottenute con il Synthi AKS consentiva per brevi momenti di avere le mani libere per poter suonare un altro strumento, cosicché mentre si sentiva il reiterarsi di una scala ascendente e discendente, contemporaneamente si poteva avvertire una melodia eseguita con un flauto dolce.

L’uso dell’italianissimo Echorec Binson 2 dava la possibilità, soprattutto al chitarrista, di sovrapporre più motivi e piccoli riff creando effetti e un senso di profonde spirali sonore, sopra le quali si dipanavano voci eteree e canti suonati con timbriche tipiche del sempre presente Mini Moog e del più sofisticato ARP 2600.

Resta di questa esperienza la registrazione di uno dei rarissimi concerti che furono tenuti dalla formazione, che si intitola “Assalto alle nuvole” ed è datato 15 settembre 1977, poco tempo prima dell’inizio del nuovo viaggio musicale con i St. Tropez. Quel che più conta è che questa, seppur breve, sperimentazione consentì di preparare l’avvio e l’inizio di una ricerca più approfondita nel campo sia del suono che delle soluzioni che si ritroveranno in seguito.

Sicuramente certe atmosfere, qui ancora a livello embrionale, andranno a creare più avanti i presupposti per i primi lavori solisti di Perrino a partire da “Solare” del 1980. Ma torniamo agli ultimi bagliori del cammino degli SNC.

Uno dei soliti personaggi oscuri e poco credibili che popolavano ed, a volte, ancora popolano gli ambienti musicali, proprio dopo il concerto di quel 15 settembre, propose al gruppo un tour, a dir poco, gigantesco in territorio francese. Era però necessario possedere un furgone, uno staff tecnico per i supporti logistici, un buon ingegnere del suono ed un impianto audio e luci all’altezza della situazione.

I membri del gruppo si adoperarono per trovare sponsors, finanziatori e ragazzi di buona volontà che desiderassero intraprendere con loro questa avventura. Sull’onda di un entusiasmo genuino riuscirono a trovare le risorse sia umane che materiali coagulando intorno a loro un insieme di persone pronte ad affrontare questa bellissima sfida.

Alcuni amici si indebitarono per acquistare uno stupendo furgone Mercedes di colore bianco adatto per trasportare strumenti ed impianti audio e luci ed, all’occorrenza, anche ad essere trasformato in temporaneo luogo di relax e disimpegno. Una specie di motorhome ante litteram. Altri iniziarono ad attrezzarsi per poter garantire una buona resa sonora, andando a seguire un corso per aspiranti fonici, che in quei giorni era stato indetto presso un negozio di strumenti musicali nella vicina Nizza.

Tutto sembrava procedere per il meglio. Già qualcuno sognava, magari quanto prima, una volta in terra di Francia, di poter far da supporter ai Gong, a Steve Hillage ed alla sua band oppure a Daevid Allen. Niente di tutto questo. (continua)

Check Also

Intervista HamelinProg - Mobius Strip

Intervista ai Möbius Strip

HP: I Möbius Strip ospiti della rubrica “L’artista racconta”. Un saluto a Lorenzo Cellupica (L.C.), …

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *