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Ciro Perrino racconta St. Tropez (2/2)

Quando ormai i preparativi erano giunti al culmine con il repertorio provato e riprovato, il suono studiato e preciso, lo spettacolo con le luci anch’esso provato e riprovato, arrivò la triste sorpresa. L’organizzatore era scomparso nel nulla senza lasciare traccia.

Detto per inciso alcuni anni più tardi in occasione di un fortuito incontro, parlando con Perrino, il sedicente manager ammise di non aver mai avuto nessun contatto e che aveva solo scherzato.

Quell’evento del tutto inatteso ed assolutamente non prevedibile provocò un brusco scossone ma non intaccò la determinazione ad andare avanti.

Ciro riunì i membri del gruppo ed indicò quelle che erano le sue intenzioni: continuare comunque senza curarsi troppo di quell’ultima delusione.

L’idea principale fu quella di ricostituire un insieme ritmico introducendo nuovamente nell’organico basso elettrico e batteria. Fu per questo che vennero ricontattati Giorgio Battaglia, già bassista con Perrino nei Celeste prima e seconda formazione e Francesco “Bat” Dimasi, anch’egli batterista nei Celeste ma soltanto nella seconda formazione, quella più rock e meno onirica e sognante.

Furono anche reclutati altri elementi provenienti dalla scena musicale della vicina Ventimiglia, terra da sempre molto feconda e ricca di musicisti di razza. Anche in questo caso gli ex SNC, ormai a tutti gli effetti St. Tropez optarono per un duo già formato ed affiatato, sulla falsariga della coppia Giorgio e Francesco. Per cui vennero reclutati Silvano Cecchini, bassista ed amico di vecchia data di Perrino, e Mimmo De Leo, giovanissimo batterista però già padrone di una tecnica ineccepibile che si esplicava in un drumming robusto e preciso.

Fu inoltre data l’opportunità ad un altrettanto giovanissimo batterista, ma questa volta dell’area sanremese, di poter entrare per la prima volta in una sala di incisione per registrare alcune tracce del nuovo repertorio  del gruppo. Enzo Cioffi, questo il suo nome, all’epoca appena quindicenne, fu il primo ad iniziare il nuovo corso dei St. Tropez e fece coppia con Stefano Minutolo alla chitarra elettrica, altro talentuoso musicista, purtroppo prematuramente scomparso, e che sarà presente, pochi anni dopo, anche in una delle tracce di “Solare”, primo vero album solo di Perrino: suo lo splendido contributo nel brano intitolato Terra. Una ispiratissima improvvisazione carica di pathos che accompagna gli ultimi momenti di quel titolo dedicato al Pianeta azzurro.

Enzo e Stefano provarono e quindi registrarono in quell’occasione quella che poteva essere considerata la prima vera composizione di Ciro, intesa come canzone. Si era ormai lontani dalle esperienze di Sistema e Celeste, anche se erano trascorsi pochi anni, ma un nuovo tipo di consapevolezza e tanta curiosità avevano spinto Perrino ad esplorare nuovi territori.

I mesi degli anni che vanno dal tardo 1977 fino a quasi tutto il 1978 furono dedicati alla registrazione di numerosi brani che prima avevano il sapore di semplici provini, ma poi via via che si affinavano nelle strutture e negli arrangiamenti, divenivano a tutti gli effetti testimonianze definitive del nuovo corso che andava delineandosi.

Una volta ultimate le registrazioni di quasi tutti i brani Perrino pensò di iniziare a proporre quanto prodotto in quei mesi. Riuscì a procurarsi diversi appuntamenti presso alcune etichette discografiche prima fra tutte la Phonogram, come si chiamava in quegli anni l’attuale Universal, e poi vi fu anche un incontro con la Cramps di Gianni Sassi.

L’interesse per le composizioni fu incoraggiante ma non si arrivò mai a definire un accordo che potesse far presagire ad un’uscita discografica.

Fu importante per Perrino questa prima esposizione in quanto gli consentì di intrecciare importanti relazioni che poi sarebbero state utilissime per intraprendere la sua carriera solistica. Incontrò infatti proprio alla Phonogram quel Giorgio Pertici, direttore artistico molto attento e preparato, che due anni dopo al momento di costituire la Ciao Records, lo chiamerà offrendogli la possibilità di firmare il suo primo contratto e di pubblicare la sua vera opera prima: “Solare”.

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