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Corima – Quetzalcoatl

CORIMA

Quetzalcoatl (2012)

Soleil Zeuhl

L’11 settembre scorso, cinque anni dopo l’omonimo album di debutto autoprodotto, i Corima hanno dato alle stampe il loro secondo album, Quetzalcoatl. A garantire sulla portata di questo secondo lavoro della band statunitense è la nota etichetta francese Soleil Zeuhl, che ne ha voluto curare la pubblicazione.

Dopo gli esordi di stampo prog classico, i Corima, a cominciare dal 2007, si sono fatti notare come i più giovani esponenti della scena zeuhl mondiale. La formazione a cinque elementi vede: Sergio Sanchez-Ravelo (batteria, voce), Francisco Casanova (piano, voce), Andrea Itzpapalotl Calderón (violino, voce), Patrick Takashi Shiroishi (sax, glockenspiel, voce) e Ryan Kamiyamazaki (basso, voce).

Votata al verbo della musica universale, la band propone un mix di zeuhl classico e di neo-zeuhl molto originale, che difatti differisce dai Magma per minore intensità, dagli Eskaton per minore musicalità e dai giapponesi Koenji Hyakkei per minor aggressività.

La multietnica formazione di base a Los Angeles, non a caso, è per due quinti di origine giapponese e per la restante parte di origine messicana. La natura esotica della band evidenzia in modo personale tutte le peculiarità dello zeuhl: un jazz-rock ripetitivo con basso corposo, piano percussivo, sax, violino e cori. L’approccio vocale è in stile kobaïano, anche se, un po’ come i Koenji Hyakkei, i Corima sembrano prediligere un idioma ibrido che combina le asperità del kobaïano con la complessità del nahuatl (lingua delle civiltà precolombiane). Anche la grafica ripropone le tipiche immagini dell’iconografia delle civiltà dell’antica Mesoamerica. La cover mostra la singolare figura del “dio serpente piumato”, Quetzalcoatl, a cui è dedicato il disco. La divinità del serpente piumato ha rivestito una certa importanza, sia nell’arte che nella religione, in gran parte del territorio mesoamericano, per quasi 2.000 anni, dall’età pre-classica fino alla conquista spagnola. Conosciuto anche come “gemello prezioso” di Xolotl, Quetzalcoatl e il suo gemello erano un po’ come la stella del mattino e la stella della sera, scomparivano per poi ricomparire dopo aver soggiornato nel mondo sotterraneo dei morti.

Il disco inizia con Corima Iss De Hündin!, breve introduzione minimalista dell’universo Corima. Quasi intimidatoria la presentazione iniziale, col brano che si sviluppa su secchi accordi di piano, pochi colpi di batteria e uno stridente e impercettibile violino. Le voci di tutti i membri della band intervallano i continui sussulti strumentali, riempiendo sommessamente i ricorrenti vuoti.

Brevissima è anche Gurdhait Nefertatt, traccia vivacizzata dal violino della Calderón, che riesce ad alleggerire col suo canto gli oscuri toni dei cori maschili.

In Vhlakoshpetzz una velocissima sezione ritmica detta tempi dinamici a pianoforte e a due sax che si rincorrono e si sostengono in una vorticosa fuga. Se il cantato ossessivo e ripetitivo richiama vagamente i Magma di “Mekanïk Destruktïw Kommandöh”, la fonetica e le energiche parti strumentali sono molto più affini alla produzione dei Koenji Hyakkei. Sulle stesse direttive si sviluppa anche Sunna Domitiwuando, brano movimentato in cui le cose migliori le fanno Sanchez-Ravelo alla batteria e Casanova al piano elettrico.

Wlakezz Fhunder ha nell’elemento vocale la sua peculiarità: caotico, frenetico, marziale, sinistro per lunga parte del brano, poi la Calderón veste i panni della Stella Vander dei Corima. Il brano è un jazz-rock veloce e coinvolgente. Ottimi nel complesso tutti gli interventi strumentali, dal sax al violino, dal piano elettrico all’iperattiva sezione ritmica.

Più atmosferico Krishkalidortz, giocato molto sui toni altalenanti del sax di Shiroishi, ora caldi e avvolgenti ora aspri e crimsoniani.

Con Divindondiwua si cambia radicalmente scena. Casanova alle tastiere e Shiroishi al glockenspiel accompagnano il sottilissimo canto della Calderón, autrice tra l’altro di uno struggente contributo al violino. Brano atmosferico e delicato che riesce a mostrare il lato più melodico dei Corima.

Khozmikh Kavhiledrios è introdotto da sax e violino, entrambi avvitati sullo stesso tema. Poco più di un minuto e l’atmosfera cambia: un basso convulsivo guida tutti in un caotico jazz-rock dominato dalle tastiere di Casanova. A far luce ci pensano ancora una volta la duttile voce e il violino della Calderón, assistiti come sempre dall’ottimo sax di Shiroishi, fino ad un rabbioso e acido finale che ricorda un po’ i primissimi Area.

Zhuntra mette in luce una delle peculiarità espressive dei Corima, e cioè i cambi di umore  indolori e repentini. Anche quando vengono adottate soluzioni più melodiche e romantiche, bastano pochi passaggi per rendere l’atmosfera nervosa, drammatica e claustrofobica.

Tezcatlipoca è un ritorno al più classico zeuhl, quello vecchia maniera, con sax e violino protagonisti e una pirotecnica batteria a dettare tempi velocissimi su cui si innestano splendidamente le voci. Inquietanti e animaleschi alcuni passaggi, in cui si registrano suoni ossessivi e versi gutturali. È l’inferno quello che i Corima mettono in piedi, intorno al decimo minuto, spingendosi a tratti verso territori free. Sicuramente l’episodio più interessante e meno classificabile dell’album (come d’altronde evidenziano gli oltre diciassette minuti di durata!).

Quetzalcoatl mischia magistralmente le soluzioni jazz dei primissimi Magma con la frenesia sonora dei Koenji Hyakkei.  Alcuni passaggi risultano fin troppo espliciti debitori della lezione vanderiana, ma nel complesso la freschezza compositiva e la sfrontatezza giovanile dei Corima emerge in maniera preponderante. L’appassionato di zeuhl apprezzerà!

Sulla stessa direzione si muove anche Kualtililocayotl, brano in cui si alternano toni delicati e corali a momenti più ruvidi e aspri. Sax e violino, sempre protagonisti, si alternano al percussivo piano, mentre l’infuocata batteria non perde occasione per sottolineare i passaggi migliori.

Con Iknoakayotl si ritorna, seppur in tono minore, alle soluzioni più jazz di Tezcatlipoca. Il violino si avviluppa su sé stesso, accompagnato dal fidato sax e dall’immancabile piano elettrico. Ma sono ancora una volta le voci a stupire e a far segnare l’ennesimo punto a favore dei Corima, che qui sintetizzano al meglio i cori degli Eskaton e gli slanci esplosivi dei Koenjihyakkei.

Necnomatlicayotl coinvolge sin dai primi istanti. Sax, violino, piano e sezione ritmica, tutti impegnati a dare il meglio. Il sax ricorda molto il crimsoniano Collins, con il nervoso violino della Calderón che contribuisce a creare soluzioni marcatamente prog.

Dopo tanto clamore arriva Teiknottalistli, traccia più delicata ma assai intensa nei passaggi di pianoforte e glockenspiel, con la Calderón che si divide magistralmente tra violino e voce (qui meravigliosa!).

Neltococayotl ripropone i classici elementi zeuhl. Il basso di Kamiyamazaki, corposo e nervoso, dà il via ad una struttura ciclica in cui, uno ad uno, si inseriscono tutti gli strumentisti in un continuo crescendo.

Il brano di chiusura, Teomatilistli, non poteva essere che una summa (breve ma esaustiva) della filosofia zeuhl dei Corima. Sanchez-Ravelo/Kamiyamazaki formano una sezione ritmica degna della coppia Vander/Top. Il sax di Shiroishi e il piano elettrico di Casanova accentuano la componente jazz, mentre le voci oscillano tra la liricità dello zeuhl francese e il caos tipico del neo-zeuhl nipponico.
I fan del genere resteranno piacevolmente sorpresi dall’esplosività di questa giovanissima (e validissima!) formazione.

Per maggiori info: corima | bandcamp

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