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CosaRara – Il making of dell’album d’esordio dei CosaRara

cosarara-il-making-of-dellalbum-desordio-dei-cosararaPiolo:”Raga, ho sentito Mauri Pinna… è dei nostri!”.

Così, dopo tanti anni di incastri non duraturi, l’ultimo pezzo del puzzle CosaRara andava ad occupare il suo posto.

  • Andrea Onesti (fondatore del gruppo e responsabile del calcio d’inizio di tutti i brani) alle chitarre multidimensionali e effetti cosmici;
  • Francesca Goria (la più vecchia ma non per questo la più saggia) ai suoni sottomarini e rumori scomposti;
  • Piolo Aluffi (con un cacciavite in mano fa miracoli) alla rete di basso densa e morbida allo stesso tempo;
  • Maurizio Pinna (la chiave di volta scavezzacollo) alla struttura di solida roccia e legno antico.

Se sulla carta sembrava che le premesse fossero buone, la prima prova insieme confermò che la giusta alchimia era stata raggiunta e le aspettative superate. Le mani si muovevano, la testa e i piedi tenevano il tempo e la musica era un fiume… un fiume in piena.

Iniziò quindi un periodo di esplorazione e di grande creatività durante il quale i quattro si dedicarono al recupero e al riadattamento di brani vecchi e alla composizione di nuove tracce.

Si trattava più che altro di seguire l’ispirazione e di soddisfare il bisogno di suonare insieme, dopo essersi cercati per tutta la vita.

Solo in un secondo tempo iniziò il lavoro vero e proprio di rifinitura e perfezionamento dei brani che avrebbero fatto parte del disco uscito nel Settembre 2016.

Dal momento che l’intenzione della band era quella di realizzare un disco suonato live, limitando al massimo gli interventi di post-produzione e le sovra-incisioni, fu un periodo molto intenso…

“Prima l’uovo o la gallina?”

Non è semplice descrivere il processo compositivo dei CosaRara.

Solitamente funziona così: prima della fine di una sessione di prove Andre dice: “Raga, sentite questo…” e si mette a “strimpellare” un giro, un riff, una melodia o un susseguirsi di accordi.

“Facciamo qualcosa di non troppo lungo magari…”.

Troppo tardi… alla sezione ritmica già luccicano gli occhi e ai sintetizzatori iniziano a muoversi le manopole.

Si mette in moto uno strano meccanismo per cui per diverse settimane improvvisiamo aggiungendo e togliendo parti; sperimentando suoni, disintegrandoli e ricomponendoli… cercando l’intreccio migliore tra arpeggi, riff e deliri musicali.

Quando la struttura inizia a convincerci continuiamo a suonarla spalmandoci sopra diversi strati di colori e suoni fino a quando sentiamo che tutto fluisce in un unico magma incandescente.

“Ah.. CosaRara? E che genere fate”?

Beh.. questa è la domanda da un milione di dollari che ci viene fatta più spesso, e a cui rispondiamo per lo più con strani grugniti o suoni gutturali.

Quasi tutti ci fanno rientrare nella limitatissima etichetta “PROG”… o almeno nel limitatissimo significato che oggi viene solitamente assegnato a questa parola dal passato glorioso. Sicuramente ci troviamo a nostro agio nell’accezione originaria di questo genere… cioè quella che lasciava intuire una passione per la sperimentazione e un’assoluta libertà musicale.

La nostra musica è un essere che ha una vita propria, ed è molto difficile imbrigliarla in una definizione. Sicuramente non si tratta di neo-melodico napoletano… su questo siamo tutti abbastanza d’accordo.

“Vi sembrerà impossibile ma…”

Abbiamo una foto di uno dei primissimi concerti dei CosaRara (al tempo solo Andrea e Francesca suonavano nella band) in cui il nostro attuale batterista era un bimbetto e alla fine della serata si era timidamente seduto alla batteria per provarla.

È una storia vera, provata da un reperto fisico che sopravvivrà nei secoli dei secoli.

In definitiva per noi CosaRara è amore per la musica, passione e sintonia.

Enjoy

CosaRara, ottobre 2016

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