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Curva di Lesmo, La – La Curva di Lesmo

La Curva di Lesmo (2015) La Curva di LesmoLA CURVA DI LESMO

La curva di Lesmo (2015)

AMS Records

La curva di Lesmo è un nuovo progetto musicale nato dalla collaborazione tra Stefano Agnini (compositore e tastierista del gruppo La Coscienza di Zeno) e Fabio Zuffanti (fautore di numerosi progetti tra i quali Finisterre, Höstsonaten e La Maschera di Cera), due fra gli artisti che hanno maggiormente caratterizzato la scena progressiva italiana degli ultimi vent’anni.

Il progetto si muove liberamente tra prog italiano, elettronica vintage, colonne sonore, cantautorato e pop d’autore. Il nome viene scelto da Agnini in omaggio alla prima storia a fumetti (risalente al 1965) in cui appare il personaggio di Valentina di Guido Crepax. I fumetti degli anni ’50/’60/’70, specie di ambientazione surreale, gotica e horror, sono infatti una delle molte passioni che accomuna i due compositori. Il pretesto del personaggio di Valentina di Crepax trova riferimento nell’artwork dell’omonimo debut album, composto da alcune tavole del famoso fumettista italiano (già illustratore di “Nuda” dei Garybaldi nel 1972).

Agnini e Zuffanti sono anche grandi appassionati della corrente più esoterica del progressive, sia italiano che internazionale, e la musica che compone questo primo album è la naturale emanazione di queste passioni.

L’album, registrato agli Hilary Audio Recording di Rox Villa, viene pubblicato dalla AMS Records il 15 ottobre 2015. Il disco è composto da tre lunghi brani dalle atmosfere che richiamano spesso le storiche colonne sonore di horror e thriller e la scuola prog italiana degli anni ’70 di band come Opus Avantra, Balletto di Bronzo, Pierrot Lunaire, Semiramis, Cervello e altri. L’opera presenta anche momenti in cui emergono frammenti della scuola cantautorale genovese (Fabrizio De Andrè) e atmosfere elettro-vintage (quelle di oscuri gruppi italiani dei ’70 come I Signori Della Galassia, Automat e altri) e pop (Baustelle).

Per mettere su disco le loro idee, Stefano (tastiere) e Fabio (basso, effetti) si sono avvalsi di una larga schiera di prestigiosi ospiti. Uno degli scopi di questo progetto è infatti quello di operare una scelta aperta a livello di collaborazioni che sia il più possibile ad ampio raggio e che spazi tra vari generi. La lista degli ospiti che hanno partecipato all’album è lunga e comprende: Beatrice Antolini (voce), Jenny Sorrenti (Saint Just – voce), Max Manfredi (voce), Claudio Milano (NichelOdeon/InSonar – voce), Claudio Roncone (voce), Matteo Merli (voce), Jutta Taylor Nienhaus (Analogy – recitato), Laura Marsano (La Maschera di Cera/Zuffanti – chitarra acustica, chitarra elettrica), Fabio Gremo (Il Tempio delle Clessidre – chitarra classica), Gabriele Guidi Colombi (La Coscienza di Zeno – basso), Andrea Orlando (La Coscienza di Zeno/Finisterre – batteria), Loris Lombardo (percussioni), Domenico Ingenito (La Coscienza di Zeno – violino), Sylvia Trabucco (Höstsonaten/Periplo – violino), Edmondo Romano (Eris Pluvia – flauti), Luca Scherani (La Coscienza di Zeno/Höstsonaten/Periplo – fisarmonica, arrangiamenti archi) e Boris Valle (Finisterre – piano).
L’opera si compone di due diverse parti: una “femminile”, con due brani interpretati rispettivamente da Beatrice Antolini e da Jenny Sorrenti (con gli interventi di Max Manfredi), e una “maschile” con le voci di Matteo Merli e Claudio Milano. La prima parte è maggiormente avventurosa e spinge la musica de La Curva di Lesmo verso atmosfere folk, pop, elettroniche, new-prog e sinfoniche spesso inedite per i due compositori. La seconda parte è maggiormente classica con una lunga suite progressive reminiscente il lavoro di Zuffanti con La Maschera di Cera.

Ad aprire l’album è La posa dei morti, traccia di chiara matrice sinfonica trasfigurata da una sognante veste pop surrealista. L’ammaliante canto della Antolini abbozza decadenti scenari onirici nei quali si consuma l’eterno conflitto tra Eros e Thanatos. La sensualità di un caldo respiro ansimante su un vetro freddo e le avide pulsioni sessuali si confondono alle deliranti visioni, dai risvolti macabri, in cui si materializzano becchini, bare e pire funerarie. Persa nel labile limbo tra realtà ed immaginazione, Beatrice si ritrova catapultata nelle inquietanti ambientazioni dei fumetti horror. La sua voce, ora isterica ed alienata, genera una terrificante fuga che Guidi Colombi e Orlando – complici l’ossessivo organo di Agnini e la lancinante chitarra della Marsano – rendono ancor più sinistra. L’atmosferico Mellotron placa la tensione richiamando il tema iniziale per poi lasciare spazio alle vivaci melodie di organo e tastiere sulle quali svetta l’eccellente assolo della Marsano. In chiusura un malinconico carillon accompagna Beatrice nel suo etereo e mesto commiato.

L’isola delle lacrime ha la trama di un racconto gotico di fine ‘800 e come protagonista ancora una volta l’Eros. Indagato nelle perverse passioni umane, il corrotto fanciullo si fa beffa di uomini falliti ed impotenti che fanno del corpo femminile il loro “cibo”. Nelle miserie quotidiane di predatori/prede sessuali, la sfera maschile e quella femminile rivendicano il ruolo dominante facendo ricorso ognuna alle proprie armi. La metafora del viaggio per mare e la triste meta (l’isola delle lacrime) sembrano voler simboleggiare la dolorosa avventura amorosa: “Si cade e si ricade / sempre nello stesso errore. / Certo è il mal d’amore, / la scusa per farsi male. / Meglio sarebbe soffrissi di mal di mare”. La narrazione segue il botta e risposta tra gli interpreti maschili, Roncone e Manfredi, e la straordinaria Jenny Sorrenti. Alle oscure e spaziali pulsioni iniziali dei due titolari segue un’atmosfera ambigua, misteriosa, nella quale serpeggia sensuale la voce di Jenny, che interpreta il duplice ruolo di  femme fatale e preda arrendevole. In un clima sempre più oscuro e fumoso l’inquieto flauto di Romano prova ad aprire brevi spiragli luminosi, ma la tenebrosa chitarra della Marsano e la ritmica misurata di Orlando non danno tregua privilegiando soluzioni claustrofobiche. Le cangianti sfumature vocali della Sorrenti ben si prestano ad interpretare le innumerevoli variazioni umorali del brano. Agnini e Zuffanti guidano la lunga traversata accompagnati dalle vivaci percussioni di Lombardo e dai lirici violini di Ingenito e Trabucco, mentre il flauto di Romano, la chitarra classica di Gremo e la fisarmonica di Scherani lasciano affiorare all’orizzonte melodie mediterranee che pian piano mutano nei suoni di un nuovo continente. A chiudere il brano è la formula dell’Esorcismo contro Satana e gli angeli ribelli di Leone XIII: “In nomine et virtute Domini Nostri Jesu + Christi: eradicare et effugare a Dei Ecclesia, ab animabus ad imaginem Dei conditis ac pretioso divini Agni sanguine redemptis / Libera nos, Domine / Libera nos, Domine, Jesu + Christi” (In nome e potere di nostro Signore Gesù + Cristo: sii sradicato dalla Chiesa di Dio, allontànati dalle anime riscattate dal prezioso Sangue del divino Agnello / Liberaci, o Signore / Liberaci, o Signore, Gesù + Cristo), che conferma la natura esoterica dell’opera.

Nel lontano 2004 la raffinata penna di Agnini scriveva i testi di Ho rischiato di vivere, musicati qui da Zuffanti in una suite di cinque movimenti. Ad aprire è la dolorosa Ho rischiato di vivere, Parte Prima, sezione caratterizzata da un incedere lento e marziale, suoni minacciosi e toni solenni. L’espressiva interpretazione di Claudio Milano enfatizza la drammaticità del testo, nel quale sembrano rivivere le pitture nere e i capricci di Goya (“unica mia fuga gli incubi / quando mi libro dal corpo / esploro stati alterati / dove si generan mostri voraci”). In Ritratto di Donna in Nero il malinconico pianoforte di Valle, in un moderno lied, accompagna dapprima la fredda declamazione in tedesco di Jutta e a seguire l’intenso e teatrale canto di Claudio, cui fanno eco gli aerei vocalizzi di Jenny. L’idea ricorda vagamente le soluzioni sinfoniche dei Baustelle di “Fantasma”. D’un tratto, però, Zuffanti decide di “resuscitare” “La quarta vittima” e, richiamando “Non posso parlare più forte”, lancia una sfrenata corsa che coinvolge le macchine di Agnini, il violino della Trabucco, la graffiante chitarra della Marsano, dando così sfogo all’ugola di Merli. Più intimo il clima di Memoriale scaldato dalle soluzioni acustiche di Gremo, Trabucco e Scherani e dal tono nostalgico di Milano. Il finale sostenuto si incastra nei stratificati giochi vocali e nelle oscure trame dark prog di Gargoyle, cui fa da sfondo un angosciante racconto gotico in stile Montague Rhodes James. Nella conclusiva Ho rischiato di vivere, Parte Seconda, invece, il tema iniziale vira verso la classica solennità delle opere rock zuffantiane, rievocando palesemente alcuni capitoli di Höstsonaten e La Maschera di Cera.

L’album è disponibile in CD vinyl-replica, LP vinile bianco con poster ed LP edizione ultra-limitata con poster e pop-up interno raffigurante Valentina. Grafiche e foto di Eugenio Crippa e Ilaria Paderi.

Il 19 ottobre viene pubblicato il videoclip del brano La posa dei morti, le cui ambientazioni fondono le trame oniriche e psichedeliche dei fumetti di Crepax all’amara storia narrata da Tiziano Sclavi nel suo celebre romanzo “Dellamorte Dellamore”. Tra gli interpreti del video diretto da Lucio Basadonne, oltre ai due amanti Arianna Ilardi e Gioele Calorio, figurano anche Stefano Agnini e Fabio Zuffanti nei panni di becchini.

Per maggiori info: www.ams-records.it | facebook | www.zuffantiprojects.com

Per acquistare l’album: bandcamp




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