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Dalla vita autentica – La genesi del primo album solista di Andrea Orlando

Dalla vita autentica – La genesi del primo album solista di Andrea OrlandoIl mio primo disco solista, “Dalla vita autentica”, pubblicato per AMS Records il 29 settembre, è stato registrato tra novembre e dicembre del 2016 all’Hilary Studio di Rossano Villa a Sori (vicino Genova). Suono da molti anni e sono il batterista dei Real Dream (gruppo tributo ai Genesis), dei Finisterre e de La Coscienza di Zeno. L’anno scorso ho pensato che fosse venuto il momento di dedicarmi a un progetto che mi vedesse coinvolto in prima persona, e nel quale ogni fase del lavoro, dalla pre-produzione alla copertina, fosse frutto delle mie scelte personali.

Durante l’estate del 2016, approfittando di una pausa dagli impegni lavorativi, e cercando di conciliare il mio progetto con le attività nei gruppi di cui faccio parte, ho iniziato a comporre e arrangiare, in autonomia, quelli che sarebbero diventati i brani del mio primo disco solista. Scrivo musica da alcuni anni e avevo già collaborato alla composizione e all’arrangiamento di alcuni brani de La Coscienza di Zeno e dei Finisterre; avevo quindi molte idee, e per la prima volta mi sono cimentato nel lavoro che spesso, in un gruppo, viene diviso tra diversi componenti: quello di assemblaggio, strutturazione e destrutturazione, arrangiamento, rielaborazione e rifinitura delle parti, fino ad avere il prodotto finito. Ho deciso anche di scrivere e arrangiare le singole parti di ogni strumento presente, compresi gli assoli, e di dedicarmi ai testi, perché ho pensato che fosse giusto, avendo deciso di fare questo passo, che la musica rispecchiasse le mie scelte, in ogni ambito e in ogni aspetto della produzione del disco.

A complicare, ma nel significato più stimolante e produttivo del termine, il lavoro, è intervenuta la necessità di discernere tra le diverse parti di brani che avevo e, soprattutto, di armonizzarle con le nuove idee che prendevano forma, in modo un po’ “impertinente”, durante la composizione e l’arrangiamento (alcune di queste sono state strutturate in fase di pre-produzione, ma non hanno trovato posto nel disco). Dopo alcuni mesi, e dopo aver acquisito, e poi applicato, alcune conoscenze necessarie per realizzare le basi da utilizzare in studio (possedendo poche conoscenze in quest’ambito, e dovendo quindi rivolgermi a un programma semplice da utilizzare, ma privo di molte funzioni che mi sarebbero state utili, ho dovuto ingegnarmi molto per fare in modo che le tracce rispecchiassero il più possibile quello che avevo in mente), mi sono dedicato alla scrittura dei testi, partendo dai vari frammenti e idee che in genere annoto nei posti e nei momenti più disparati.

Conclusa questa fase, ero pronto per lo studio. Dovevo costruire la line up del disco, e ho deciso di contattare i musicisti (molti dei quali sono amici e con i quali avevo collaborato in passato o collaboro tuttora) che sapevo avrebbero creato il “feeling” giusto per il tipo di atmosfera che volevo creare: Alessandro Corvaglia e Simona Angioloni (voce), Agostino Macor (piano, tastiere), Laura Marsano, Marcella Arganese e Stefano Marelli (chitarre), Paolo Priolo (basso), Roberta Tumminello (violino, viola), Melissa Del Lucchese (violoncello), Alessandro Paolini (contrabbasso) e Marco Callegari (tromba).

Oltre alla batteria, nel disco ho suonato anche alcune parti di tastiera (quelle più semplici), dividendomi il compito con Agostino Macor. Durante le registrazioni ho avuto il piacere non solo di lavorare con persone preparate e molto professionali, ma anche di ricevere suggerimenti e consigli che hanno migliorato il risultato finale. Tutti i musicisti hanno interpretato le parti secondo la loro sensibilità, senza stravolgere il loro stile ma, nello stesso tempo, contribuendo alla resa corale dell’insieme. Proprio per dare il senso di questa “coralità”, nella scrittura, ho cercato di riservare alle parti solistiche la funzione di aggiungere pathos e intensità, o di preparare il terreno per cambiare l’atmosfera del brano, facendo in modo di integrare il singolo strumento nell’insieme, invece di farlo prevaricare sugli altri. Lo stesso criterio è stato seguito nella scelta dei volumi, durante la fase di missaggio.

Tutti i brani hanno richiesto molto impegno, in ogni fase del lavoro, ma la sfida più ardua, sia sul piano compositivo, sia su quello esecutivo, è stata quella di far coesistere e dialogare le diverse anime presenti nel disco (e che talvolta convivono anche in uno stesso brano), e che credo richiamino a loro volta i generi che amo di più: la musica sinfonica, il rock progressivo e il jazz.

Nella scelta dei suoni di tastiere, come in alcune revisioni delle partiture, ho diviso il lavoro con Rossano Villa, che ha messo a disposizione le sue grandi capacità di fonico, ma anche la sua preparazione musicale, e la sua attitudine a comprendere le persone anche sul piano umano (particolare non secondario, a mio avviso, quando si produce musica). Quest’ultimo ha anche curato con me il missaggio finale. Per il master del disco mi sono affidato a Marco Lacchini, che aveva già lavorato per il progetto “La curva di Lesmo” di Stefano Agnini e Fabio Zuffanti.

Una volta terminato il lavoro, l’ho proposto a Matthias Scheller della AMS, che ha deciso di curarne la stampa e la distribuzione.

Le immagini che ho scelto per la copertina e il libretto, che sono stati realizzati da Agostino Macor, vogliono rappresentare visivamente i temi che ho voluto esprimere attraverso la musica e i testi. Per questi ultimi, ho voluto essere diretto e “autentico” perché, se si vuole provare ad arrivare al cuore delle persone, penso che lo si debba fare senza travestimenti o giri di parole.

Al di là dell’apprezzamento di chi ascolterà il disco (che è innegabilmente gratificante per un musicista), sono contento di essere riuscito a esprimere me stesso attraverso la musica, e credo che questo sia ciò che conta davvero. Per chi avrà piacere, buon ascolto!

Andrea Orlando, ottobre 2017

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