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“Delirio” – La genesi del nuovo album di Francesco Chiummento

delirio - chiummento making ofRaccontare “Delirio”, non facile. A settembre del 2015, nonostante avessi venti pezzi pronti, non volevo più stampare un disco, spendere soldi per poi aspettare che la polvere s’impadronisse del mio lavoro. Poi sono andato ad ascoltare Paolo Raineri, uno dei più grandi musicisti che per me c’è in Italia, uno che Miles Davis l’ha “introiettato” dentro.

Dopo i KoMaRa ho ascoltato dal vivo i Junkfood, una bella musica prog jazz. Mi son detto “faccio sto disco”. Lavoriamo su tracce nuove e rifacciamo quelle vecchie. Il mio direttore artistico è Paolo Ricca, un allievo di F. D’Andrea, il piano dei Perigeo, un jazzista serio, con lui ho vinto il premio della critica al Premio Ciampi nel 2001. Quest’ultimo mi ha permesso di avere un piccolo contratto di edizioni per la Universal e li c’è il mio maestro di sempre Rinaldo Prandoni. Rinaldo mi ha seguito e consigliato in tutti questi anni, poi, dopo diverse demo, nel 2007 la tragedia della Thyssen Krupp di Torino dove lavoravo come manutentore elettrico, vi morirono sette amici, scrissi “In memory of” e La Repubblica, sul dvd in memoria delle vittime, mise il mio pezzo come coda musicale.

Ho continuato a comporre e fare altri cd demo senza leccare nessuno. “Non hai tecnica”, “canti di gola”, “fai un cantato parlato”, “smettila”… ma insomma, io sono pazzo. È morto mio padre è mi sono ributtato nella musica.

A settembre del 2015 abbiamo cominciato a lavorare, sempre con Paolo, a tastiere e programmazione, con la chitarra del grande Riccardo Moffa. Per qualche brano abbiamo chiamato Danilo Pala, al sax in “Delirio”, Lautaro Acosta, al violino in “Vorrei un domani”, Marco Roagna degli Arti + Mestieri in “Il bilancio di una vita”, nella minisuite “The message is hidden in the wind” c’è Paolo Raineri, in “The only universe” ho chiamato Luca Fusco per le sue capacità vocali. “Solo i fiori”, la mia prima cover, invece, è di Marco Ruberto, totalmente riarrangiata.

L’album si divide in due parti ben distinte: una rock e una più sperimentale. È un disco a tema, il delirio, quello che a mio avviso si sta impossessando delle persone le quali, in una frenesia incontenibile, non si fermano per fare un reset mentale, mentre dalla natura arrivano segnali precisi. Si può, si deve arrestare questo. La musica è un veicolo. L’album è, quindi, una riflessione su quello che succede oggi.

È stata dura fare questi pezzi ma penso che con i nostri mezzi di più non si poteva fare. Sono stanchissimo…

Francesco Chiummento, Aprile 2016

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