Home / Recensioni / Delirium – L’Era della Menzogna

Delirium – L’Era della Menzogna

Delirium (2015) L'Era della MenzognaDELIRIUM I.P.G.

L’Era della Menzogna (2015)

Black Widow Records

 

A sei anni dalla pubblicazione de “Il Nome del Vento” riprende più spedito che mai il viaggio musicale dei Delirium. Nel maggio 2015, sempre sotto l’egida della Black Widow Records, la band pubblica il suo quinto album in studio: L’Era della Menzogna. L’opera è frutto del lavoro di Ettore Vigo (tastiere) e Martin Grice (sax, flauto) – storici titolari del marchio, ormai esteso alla sigla I.P.G. (International Progressive Group) – e della nuova line up che include il fido Fabio Chighini (basso) e i nuovi arrivati Alfredo Vandresi (batteria), Michele Cusato (chitarra elettrica) e Alessandro Corvaglia de La Maschera di Cera (voce). Da sottolineare anche i contributi di Roberto Solinas (chitarra acustica in La Voce dell’Anima, cori), Alice Vigo (voce in L’Angelo del Fango), Andrea Anzaldi (chitarra acustica in Il Castello del Mago Merlino) e Fiorella Zito, Adriana Rombolà, Serena Vandresi (cori).

Fin dal titolo l’album lascia poco spazio all’immaginazione, anticipando coraggiosamente la lucida analisi di un’epoca (la nostra) in cui tutto si fonda sulla menzogna. L’album, infatti, assume i toni di un vero e proprio concept sociopolitico che, attraverso le liriche del paroliere Mauro La Luce – autore dei testi de “Lo Scemo e il Villaggio”, “Delirium III – Viaggio negli Arcipelaghi del Tempo”, “Il Nome del Vento” e del capolavoro del Museo Rosenbach, “Zarathustra” -, cerca di risvegliare coscienze assopite scagliando una dura invettiva al potere. Le melodie sognanti e le escursioni jazz del passato lasciano il posto ad energiche soluzioni progressive che valorizzano le tematiche affrontate dal concept. È proprio grazie alla rinnovata formula musicale che i Delirium riescono a denunciare le iniquità sociali perpetrate da individui che, dal potere istituzionale ai mass media, ingannano la popolazione col solo scopo di mantenere privilegi e poltrone.

Non a caso ad aprire l’album è L’Inganno del Potere, le cui soluzioni hard prog mettono in evidenza l’ottimo lavoro di Vigo alle tastiere, mentre il sax di Grice e la chitarra di Cusato marcano la ritmica di Chignini e Vandresi. Nella combinazione tra i moderni suoni elettronici di Ettore e le parentesi acustiche del flauto di Martin si trova la quadratura di una formula che, seppur rinnovata, riesce a tener fede al marchio di fabbrica della band genovese. Nei versi “Quando più le dici grosse tanto più ti luce il pelo / Ma che splendido talento per le cifre a molti zeri” si palesa l’importanza di avere un cantante di ruolo come Corvaglia, un frontman rodato che non le manda a dire.

Nella successiva Il Nodo sonorità elettroniche e rumori industriali si pongono in netto contrasto alle morbide linee del basso, favorendo la “lettura” di un testo che esorta e veicola messaggi positivi (“Fuori dal coro / senza più inerzia che ti frena / il vero troverai, / coraggio!”). La disarticolata ritmica di Vandresi e la chitarra wilsoniana di Cusato contraddistinguono i passaggi più marcati, mentre il vivace flauto di Grice si avventura sui sentieri folk battuti dai Ciccada in “The finest of miracles“.

Con la delicata ballad L’Angelo del Fango il pensiero corre alle tragiche alluvioni che negli ultimi anni hanno martoriato la città di Genova. Senza cadere nella retorica e nei facili sentimentalismi, Corvaglia affronta il tema con tono rassicurante, accompagnato dalla limpida voce di Alice Vigo e da un solenne coro gospel, riservando ai versi “il mondo in cui / io voglio vivere / si dove vivrò / un mondo in cui / non subirò le scelte” un ambizioso ma concreto desiderio.

L’incedere gioioso di Fuorilegge richiama le vivaci ed intriganti ballate folk di Branduardi, anche se a catalizzare l’attenzione sono ancora una volta le velenose stilettate di La Luce, indirizzate ad una classe politica arrogante ed incapace (“Qui la piena sta salendo / nessun argine c’è più / incapaci / strapagati / false lauree e poi in TV”  e ancora “Fuorilegge fuorilegge / ogni frase è una bestemmia / il disprezzo non vi tocca / ma il giudizio è in atto già / Fuorilegge fuorilegge / la mia patria è vilipesa / ma la rabbia sta crescendo / contro voi si volgerà”). Dal brioso lavoro di flauto, tastiere, chitarre e percussioni emerge un piacevole prog mediterraneo che in alcuni passaggi apre alle esperienze della PFM con De Andrè (“Il pescatore” su tutte).

Con la strumentale La Deriva la band approda ad assolati lidi mediterranei, tra armonie liquide e suoni suadenti, per poi dar vita ad un jazz rock latino che rimarca i confini tracciati dagli Agorà in “Ichinen“. Mentre Vigo abbozza rarefatti landscape sonori, Cusato alla chitarra e Grice con i suoi acidi sax indagano possibili scenari metropolitani.

Segue L’Era della Menzogna, brano manifesto dell’album nel quale convivono le due diverse anime (elettronica ed acustica) dei nuovi Delirium. Nei versi “Viviamo prigionieri / nell’era del degrado / l’onore l’onestà: / valori calpestati / i ladri di partito / non hanno mai vergogna”, scanditi da Corvaglia con voce filtrata, è racchiusa la vera essenza del concept. I possenti riff della chitarra, le svisate delle tastiere e i repentini assalti dei sax conferiscono al brano lineamenti hard, smussati solo in parte da un intervallo romantico che nel finale assume toni solenni. Ed è qui che Corvaglia lancia il suo accorato appello, “Soli noi siam deboli / l’unità potrà / ridarci valori di lealtà / ridarci speranza / dignità”, che precede lo struggente assolo di Cusato.

Ne La Voce dell’Anima le stratificazioni e le sottolineature vocali di Corvaglia assumono un tono più confidenziale, per certi versi cantautorale, richiamando l’originale timbrica del primo Fossati. Il brano ha un impianto rock più asciutto e diretto che in alcuni passaggi sconfina nel tex-mex rock dei Litfiba della tetralogia degli elementi. Il testo, meno sarcastico e velenoso dei precedenti, non perde la vena di profonda critica politica e sociale che contraddistingue il concept. Ad aggiungere calore al pezzo ci pensano il sax metropolitano di Martin, la chitarra acustica di Solinas e i colorati cori, dai quali riaffiorano i Delirium floreali di “Jesahel”.

Sulla stessa linea si muove anche Basta: tastiere, chitarre e sax in grande spolvero, una ritmica sostenuta ma misurata e interventi vocali che includono anche oscuri cori gregoriani. Il testo è l’ennesimo attacco frontale “Basta con gli immorali facili / a leggi studiate per voi / nulla la dignità oramai / l’onore: / valore ch’è ignoto a voi”, che assesta il colpo decisivo nei versi “Killer / della speranza / ch’era in noi / iene del nostro futuro / puzza il vostro DNA / si scansano i vermi / da voi”.

Con Il Castello del Mago Merlino (Come un Tempo), mini suite firmata dal poliedrico Vandresi, si chiude L’Era della Menzogna. Alla chitarra acustica di Anzaldi e al flauto di Grice l’arduo compito di ricreare le atmosfere medievali richiamate nel titolo. Vigo, di contro, satura gran parte della composizione con moderni suoni elettronici che proiettano i nuovi Delirium nel terzo millennio.

Per maggiori info: www.deliriumband.it



Fotogallery

  • Delirium – L’Era della Menzogna
  • Delirium – L’Era della Menzogna
  • Delirium – L’Era della Menzogna
  • Delirium – L’Era della Menzogna
  • Delirium – L’Era della Menzogna
  • Delirium – L’Era della Menzogna

Check Also

Il Rumore Bianco - Antropocene

Il Rumore Bianco – Antropocene

IL RUMORE BIANCO Antropocene (2016) Fading Records / Ma.Ra.Cash Records Dopo essersi messo positivamente in …

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *