Home / L'artista racconta / Elemento Antropico – La genesi del nuovo lavoro dei Basta!

Elemento Antropico – La genesi del nuovo lavoro dei Basta!

Elemento Antropico – La genesi del nuovo lavoro dei Basta!Quando arrivò da me, non era più lo stesso: quel viaggio lo aveva cambiato. In peggio, se mai era possibile.

Era l’estate del lontano 2013, quando i gloriosi Basta!, allora formati da 4 persone, visitarono l’Antro del Corchia, un complesso di grotte sotterranee situato sulle Alpi Apuane, in Toscana.

La causa di quella visita si perde ormai nei meandri del tempo, ma l’effetto è ben visibile: il primissimo nucleo di quello che oggi è “Elemento Antropico”, infatti, risale a quella occasione.

Diceva di chiamarsi Samuel. Raccontava di essere arrivato qui da un altro mondo: stava camminando su dei monti detti “Alpi Apuane”, quando una pioggia improvvisa lo aveva costretto a rifugiarsi in un anfratto. Dentro la caverna aveva visto brillare una tenue luce, di colore rosso porpora: si era avvicinato per capire da dove venisse, e così era sprofondato in una voragine profondissima, cadendo infine a terra con una forza inaudita, e battendo forte la testa.

L’itinerario delle grotte si struttura in tre parti: ingresso, cuore della montagna (la cui visita è strutturata circolarmente), e uscita. I quattro concepirono così, nelle profondità della terra e della loro mente, la possibilità di scrivere una suite prog in tre parti: ENTRO NELL’ANTRO, DENTRO L’ANTRO, e SORTO DALL’ANTRO, volgarmente detti Antro I, Antro II, Antro III (nel disco la seconda traccia si intitola oggi “Entro l’Antro”, mentre la terza “Esco dall’Antro”, per fatalità insondabili del destino e delle scadenze).

Quando riaprì gli occhi, si trovava davanti alla casa di Ritmini Strambetty. Suonò il campanello una sola volta, almeno così racconta lui, il che è assurdo: è chiaro che se una persona vive al numero 4/4 il campanello va suonato una volta, ma sopra il campanello di Ritmini è scritto chiaro e tondo il suo numero, 28/16, perciò il campanello va suonato 1,75 volte. Comunque, dopo un po’ Ritmini aprì ugualmente, stanca di sentire quel continuo 4/4. Samuel balbettò qualcosa quando la vide, poi perse i sensi, e svenne tra le sue sette braccia.

Il clarinettista Andrea Tinacci, il quale ama tutto ciò che è complesso e che gli altri solitamente disdegnano – intendendo con “altri” l’umanità intera –, era già in brodo di giuggiole per questo progetto, e anzi propose di inserire nella seconda traccia (che ancora, ricordiamolo, non era altro che un titolo nella mente dei Nostri) un inserto “natalizio” per alludere alla presenza, nell’Antro del Corchia, della cosiddetta Grotta del Presepe, utilizzata durante le festività invernali per ospitare le statuette della Sacra Famiglia. Ecco perché, se ascoltate Entro l’Antro, sentirete alcuni secondi di “Tu scendi dalle stelle” variata in tonalità minore.

Circa un mese dopo quella visita, Saverio, Andrea e Damiano si trovarono a casa di quest’ultimo – armati rispettivamente di chitarra, clarinetto e diamonica –, spensero la luce del salotto e iniziarono a suonare, cercando di ispirarsi a quella prima esperienza “Antro-pica”.

Nacque così la melodia principale di ENTRO NELL’ANTRO, che apre l’intero album.

Ritmini lo accolse a dovere, poveraccio. Samuel stette con lei tre giorni, poi, di punto in bianco, decise che era giunto il momento di andare via. E così, saltò il muro.
Nessuno sa perch
é, visto che c’era un comodo cancello… comunque, lui saltò il muro. Salì fino in cima, chiuse gli occhi e si lanciò di sotto. Forse sperava che un duro schianto lo avrebbe fatto rinsavire, oppure morire. Così non fu. Atterrò morbido sulla schiena dell’elefante. Quello fu il suo primo volo, il primo di tanti.

Nei mesi successivi accadde una novità importante per la band: l’ingresso del bassista Giacomo Soldani, che finalmente andò a completare la sezione ritmica insieme al batterista Roberto Molisse, e permise al clarinetto basso di accoppiarsi melodicamente con la diamonica (dunque abbiamo un accoppiamento ritmato, un accoppiamento melodioso… e Saverio che va un po’ di qua un po’ di là, a seconda dei gusti).

Samuel si muoveva sul dorso dell’elefante, e si guardava intorno con stupore. Come se non avesse mai visto nani contorsionisti, leoni addestratori di uomini, trapezisti acquatici. A un certo punto chiese a un saltimbanco: “Ma dove mi trovo?”. Lui smise di saltare, scese dal banco e rispose: “Te l’ho scritto: al massimo, in una stanza. Chi scioglie l’enigma ha ancora speranza”.

Freschi di questa nuova formazione, i cinque Basta! composero la seconda parte della suite, ENTRO L’ANTRO, e molti altri brani. Il processo di composizione solitamente parte da idee di Saverio, il quale nei suoi momenti di solipsismo tragicomico diviene anche estremamente creativo; su questi spunti iniziali – a volte un riff, a volte un giro, a volte un’idea melodica, a volte persino un’intera traccia – si innestano, piano piano, le architetture ritmiche, solide e allo stesso tempo molto sperimentali, di Roberto; le sicure, compatte e rotonde note del basso di Giacomo, che virano sovente verso il jazzy e il funk, arricchendo il brano come un florilegio; e infine le melodie, quelle tendenti al pop, al folk o all’epic metal della pungente diamonica di Damiano, e quelle atonali e concettualmente complesse del clarinetto basso, classico e al contempo originale, di Andrea.

Capita poi che, una volta che il brano ha preso una sua forma, gli strumenti si scambino le rispettive parti, tessendo una trama inestricabile in cui ritmo, armonia, melodia non sono più ben definibili né facilmente separabili.

Ecco perché in “Elemento Antropico” si passa da atmosfere decisamente metal (“il Muro”), ad altre più rock e radiofoniche (“Doombo”), fino a uno strambissimo valzer (“Zirkus”); oppure dalle melodie piane e aperte di “B alla D” fino all’incedere inesorabile ma discontinuo di “Schiacciasassi”.

Samuel provava a sciogliere l’enigma, ma non ci riusciva. Rimaneva legato. Anzitutto, al suo destino. E si avvicinava ad esso sempre di più, e si avvicinava a me sempre di più, avanzando sul dorso dell’elefante…

Col tempo, vista l’efficacia dei nuovi brani, emerse l’idea di smembrare la suite del Corchia in tre tracce separate, e di narrare tra l’una e l’altra le meravigliose avventure di un personaggio fantastico in un mondo sotterraneo… il primo nome che ai Nostri venne in mente per il loro eroe fu Rino Raudo, e l’album inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi proprio “Le meravigliose avventure di Rino Raudo” (è la verità; fa male, ma è la verità).

Spieghiamo in parte il perché di questo nome: tra le nuove composizioni c’era anche la ripresa di “Countdown”, un pezzo che i nostri musici avevano suonato anni prima in maniera semi-improvvisata al loro primissimo (anch’esso semi-improvvisato) concerto, e poi lasciato lì; riprendendolo in mano e lavorandoci su, era diventato un brano convincente, con un attacco secco e diretto, che ispirava in qualche modo il lancio di un uomo-cannone dopo il conto alla rovescia iniziale. Fu così deciso che “Le meravigliose di Rino Raudo” (Raudo, appunto, perché era una sorta di uomo-petardo!) avrebbe dovuto essere il prequel del primo lavoro dei Basta!, l’EP “Oggetto di Studio”, in cui il protagonista misterioso si sveglia dal nulla e vede una luce color Rosso Porpora – ecco perché la luce della caverna di cui si parla all’inizio di “Elemento Antropico”, è anch’essa rosso porpora. Rino, insomma, sarebbe caduto nelle grotte, avrebbe vissuto un’avventura favolosa in un “mondo parallelo”, e poi sarebbe stato sparato nuovamente nel mondo di quassù con un cannone… risvegliandosi d’improvviso nella stanza d’ospedale in cui è ambientato “Oggetto di Studio”.

Poi la vide. Era bella, sola e triste. Abbracciava il niente e ballava con lui. “Balla con me, invece”, disse Samuel scendendo dall’elefante. Lei lo guardò, poi si voltò indietro verso il niente: “ti dispiace se ballo con Samuel?”. “Non fa niente”, si sentì dire da una voce senza corpo.

Perfetto, ottima idea, dissero i nostri cinque strambi musicisti! A questo punto, per complicare e “conceptualizzare” il tutto, l’ultima traccia del nuovo album, Antro III/ESCO DALL’ANTRO, avrebbe potuto in qualche modo annunciare i brani di “Oggetto di Studio”, riprendendone i temi e miscelandoli… Andrea si incaricò di provarci, e ci riuscì: l’ultima parte della suite del Corchia è una specie di parto autogeno della sua roboante e inesplicabile mente, in cui si possono sentire i motivi di ognuna delle tracce del primo EP dei Basta! (che nella storia “segue” questo loro secondo lavoro), più il motivo di una traccia che avrebbe dovuto essere inserita in “Oggetto di Studio”, ma poi non risultò abbastanza convincente, ed è ancora in fase di elaborazione…

Potrebbe essere, quindi, che il prossimo lavoro dei Basta! contenga questa traccia, e sia ancora legato a questa storia… chissà. Forse anche no.

Era tutto bellissimo, avrebbe voluto che non finisse mai. Sembrava quasi che il mondo si sbriciolasse intorno a loro, cadesse a pezzi. Questa sensazione era così forte che a Samuel sembrò addirittura di sentire un sasso cadergli sulla testa. Poi un altro. Poi un altro ancora. Oh, aspetta un attimo, ma qua… cadono massi dal cielo!! “Non è niente”, disse lei impassibile, “piove”. Samuel, agitato, corse a ripararsi sotto l’elefante. Anche lui immobile, come se non sentisse il dolore.

Damiano si impegnò a scrivere una specie di storia su Rino Raudo, da inserire a mo’ di fil rouge tra una traccia e l’altra, che un po’ spiegasse e un po’ complicasse la storia. Fu così che, cercando informazioni su circhi e uomini-cannone, si imbatté nel personaggio di Samuel Wasgate (1855-1939). Questi era un orfanello che fu preso a lavorare in tenera età nel circo del celeberrimo Signor Farini, vestendo spesso i panni di una ragazza, Lulù: a quanto pare fu anche uno dei primi uomini/donne cannone della storia. Damiano fu conquistato da questa storia, e convinse anche gli altri dell’opportunità di ispirarsi ad essa e di modificare il titolo dell’album in “Elemento ANTROpico”, più in linea con gli stilemi del prog, in qualche modo simile a “Oggetto di Studio”, e in grado comunque di richiamare insieme il tema dell’ANTRO e quello dell’uomo.

Così come era cominciata, d’improvviso la pioggia di sassi cessò. Da una nube all’orizzonte comparve allora la sagoma di un veicolo motorizzato. Tutti si fecero da parte per lasciarlo passare. “Spostiamoci anche noi, devono ripulire il terreno”, disse l’elefante. “Ma tu da quand’è che parli?”, chiese Samuel. Troppo tardi per udire la risposta: il veicolo era giunto.

Ora, la storia di Samuel Wasgate non è stata mai raccontata, né è servita da ispirazione per film, libri ecc… eccezion fatta per la canzone Signor Farini del cantautore canadese Ian Bell. Fu così che i Basta! scrissero una mail a Ian Bell, chiedendo di poter inserire la traduzione italiana di una strofa della sua canzone nell’album, leggermente rivisitata. È quella che potete sentire, recitata da Fabio Zuffanti, in “Intro”. Parla chiaramente di un uomo-cannone.

Puoi ancora sentire il rumore della terra?

Riesci a vedere le persone laggiù, piccole come puntini?

Cercano il cielo con le spalle al muro, con le mani in tasca

Allungano il collo, ti seguono con lo sguardo

Sei tu che le fai volare, stanno volando con te

Per quel grammo di coraggio che ci manca

Per la sensazione del vento dietro di noi

Perché la nostra lingua pianga fuoco e passione

El niño Farini sta volando nel cielo, El niño Farini adesso è nel cielo

Esistono tuttavia alcune immagini fotografiche di Samuel – una delle quali è servita da ispirazione per la copertina dell’album –, e alcuni testi pubblicitari dell’enfant prodige di Farini: proprio a partire da uno di questi “spot” è stato costruito il testo finale, che apre “Countdown”, in cui Lulù viene presentata al pubblico, e in cui si scopre che il narratore dell’intero album non è altri che lo stesso Signor Farini!

Ed eccoci qua, signori e signore, per un numero davvero incredibile!! Mai si è vista una cosa del genere, mai nella storia qualcuno ha osato tanto! Vi presento l’Ottava Meraviglia del Mondo, la Personificazione della Grazia, la Meraviglia del Secolo: ecco a voi…. LULU!!!!
LULU è arrivata da me, il grande Farini, addirittura da un altro mondo!!!
“Ed è lì che vuoi tornare, non è vero Lulù??”

E allora noi vogliamo accontentarla!!! Bene, signore e signori, ecco a voi la prima e unica donna cannone, che sta per volare nel cielo! E con lei se ne vanno i nostri dolori, le nostre storture, le nostre pene, i nostri peggiori sentimenti, i nostri affanni…. La vita è un grande circo, amici miei, dobbiamo stare allegri!!

– dieci –

– nove –

– otto –

– sette –

– sei –

– cinque –

– quattro –

– tre –

– due –

– uno –

Oh, scusate, adesso devo proprio interrompermi e andare via. Non mi sono neanche accorto dell’orario: tra un po’ si inizia! I tempi sono cambiati, c’è meno gente al circo, le stramberie sono ormai cose quotidiane… ma io, io devo tenere alto l’onore del mio bisnonno.

Dunque Giacomo! Roberto! Damiano! Saverio! Andrea!

Forza, prendete i vostri strumenti e tenetevi pronti per la sigla iniziale.

Il circo Farini va in scena anche oggi.

Basta!, settembre 2017

Check Also

Manifesto del Rock Degressivo Italiano - hamelinprog

Manifesto del Rock Degressivo Italiano

“Che cos’è il Rock Degressivo?”. Dopo essermi sentito rivolgere per l’ennesima volta questa domanda, mi …

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *