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Celi Fabio e Gli Infermieri – Follia

FABIO CELI E GLI INFERMIERI

 Follia (1973)

Studio Sette

Pietra miliare del rock progressivo italiano, non solo dal punto di vista strumentale (che richiama i grandi del rock prog classico), ma anche, e soprattutto, testuale. Parole pesanti, di rottura. Molte di esse sembrano esser state scritte ai giorni nostri (si vede che la società in un quarantennio non è cambiata di una virgola). Parole insomma che non ti aspetteresti mai in un disco prog, il quale, appunto per questo motivo, venne censurato dalla RAI e non ebbe promozione a livello nazionale.

Punto controverso è l’anno di realizzazione del disco: se davvero è stato inciso nel 1969, ma pubblicato solo 4 anni dopo (secondo quanto affermato da Fabio Celi l’uscita del disco venne posticipata per mancanza di mezzi della casa discografica), beh, allora siamo di fronte ad uno dei capostipiti del rock progressivo italiano (e si sente pienamente).

Il disco si apre con L’artista sadico, il cui titolo parla da solo. Il brano parte in modo “dannatamente” prog (niente da invidiare alle grandi band inglesi), con un gran gioco di piano, chitarra distorta e batteria. La voce di Fabio Celi (ovvero Antonio Cavallaro), tipica dei gruppi prog “minori” (vedi Il Giro Strano, Metamorfosi, Biglietto Per L’Inferno), colpisce. Il testo ancora di più:  Io vorrei essere un metro e novantotto / e con le spalle come un armadio a muro / andare in giro e fare sempre a botte / perché picchiare gli altri… mi diverte. / Odio la gente. / Io vorrei vivere su un isola sperduta / per fare il capo e comandare tutti / fare l’amore con tre donne per volta / e poi… frustarle, per passare il tempo. / Io sono un sadico. / Ma ci sono dei momenti in cui mi sento / mi sento uguale a tutti gli altri / vorrei potere avere anch’io / un lavoro, una donna, una casa, tanti figli. / Però… io sono diverso. / A volte sogno di possedere tutto / anche una nave, con tanti schiavi a bordo / farli remare fino a sudar sangue / e senza dare a loro mai da bere. / Io amo la tortura. / Se fossi libero in questo strano mondo / sarei senz’altro tra quelli più importanti / oggi la gente comprende finalmente / quanto piacere nasconde la mia arte. / Io sono un artista. / Sono diverso, ecco. / Io sono un artista… un artista sadico. / Io sono un artista, io amo il piacere della tortura… cos’altro aggiungere. E per non farsi mancare nulla tra le due parti cantate un bel solo di chitarra con grandi interventi di hammond. Durante i live questo era il brano di chiusura. Fabio Celi usciva da una bara, e quando, nel finale, cominciava ad urlare chi siete? che volete? lasciatemi stare! dove mi portate? lasciatemi stare! io sono un artista! lasciatemi stare! aaahhh!  io sono un artista! aaahhh! entravano sul palco gli infermieri che, dopo averlo rivestito di camicia di forza, lo ributtavano nella bara!

Follia, il brano che da il titolo all’album, tocca vette di prog grandiose. Su tutto però le urla e le risate di Fabio Celi e il testo fin troppo contemporaneo: noooooo! non può esser vero… / un giudice venduto ai delinquenti / un deputato che smercia cocaina / un industriale che vende armi in Africa. / follia! ahahahahaha! / follia! ahahahahaha! /  noooooo! / in prigione, un innocente è morto / un criminale, invece, è stato assolto / aumenta la prostituzione / il furto, oggi, è la migliore professione. / follia! ahahahahaha! / follia! ahahahahaha! / siiiiiii! / aumenta il pane / aumenta la benzina / aumentano le armi in giro / aumenta la speculazione / aumenta la corruzione / questa è follia! / follia! ahahahahaha!. Perla.

Altro brano prog di ottima fattura è Il capestro. Ascoltate con attenzione i secondi da 11 a 15: non vi ricorda Highway star dei Deep Purple? E qui sorge il problema: chi cita chi (Highway star è del 1972)? Anche l’inizio della seconda parte ha un non so che di Deep Purpleiano. Testo particolare anche in questo caso. Su tutto: Per voi che vi chiamate mammine / che ne uccidete di più / per quante dosi di polverina / puoi darle alla gioventù / Io chiedo il capestro, il capestro / sulle piazze delle vostre città.

Il presidente.  Partiamo dal testo: È da poco tempo, che io siedo qui / massima vetta della società / E vorrei ascoltare, la parola di chi / Mi chiede pane, lavoro, e libertà. / Ma non è che non voglio, è che non posso / mantenere ora, ciò che promisi. / No, non fate quei visi. / Vorrei dir di si, a ciò che domandate / aiutare te, aiutare tutti voi / purtroppo non sono quello che voi credete / io qui sono tutto, ma non sono nessuno, / che posso farci, se mi hanno detto così / non fare un passo, non ti muovere di qui / che posso farci, se mi hanno detto di più / “ricordati, che chi comanda non sei tu”. / Che stupido sono, ho creduto / di avere tutto, niente ho avuto / prima di me, ognuno s’è venduto / ha messo all’asta la sua patria / la sua terra, la sua famiglia. Vi ricorda qualcuno? Intense le parti di piano, un mix tra un’esecuzione di musica classica e un brano “dolce” dei Banco.

Uomo cosa fai è una lunga ballata prog, con un’atmosfera quasi sognante e una certa tristezza nel testo (Verde, tutto il verde / non esiste più / ora è tutto nero / e l’hai dipinto tu). È l’unico brano che ha avuto un minimo di notorietà nel 1975 essendo stata trasmessa in TV nel programma Adesso Musica, un programma della RAI (forse una sorta di pentimento dopo il boicottaggio del disco?).

Distruzione è un’altra ballata triste che prende però il la ad ogni fine strofa trascinata dalla batteria di Roberto Ciscognetti. Versi molto significativi da segnalare:  un cane nero piange nella via / perché ha scoperto ciò che non credeva / nel suo padrone non esiste l’uomo / ma è solo un corpo, senza una ragione e il contadino piange nella notte / guardando la sua zappa appesa al muro / stamani lui guardando nel suo orto / non vi ha trovato piante ma cemento.

Nella ristampa dell’album realizzata dalla Mellow nel 1996 sono stati aggiunti 2 brani, tratti da un singolo del 1971, Fermi tutti è una rapina e Via Gaetano Argento 80141 Napoli. Decisamente brani meno prog dei precedenti.

Non si può non riconoscere la grandezza di questo disco e di questa band.

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