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Fabio Zuffanti – Un Viaggio Lungo 20 Anni

Fabio Zuffanti - Un Viaggio Lungo 20 Anni

INTRO

Uff…finalmente mi sono un po’ ripreso dalla tonnellata di emozioni (e stanchezza) che mi sono calate addosso a seguito del concerto del 28 marzo e posso stendere un  reportage di questo momento che sicuramente resterà ben scolpito nel mio cuore e, spero, nei cuori di chi vi ha partecipato e ha assistito.

L’ANTEFATTO

Partiamo dall’inizio, chi ha letto il mio ultimo libro “Ma che musica suoni?” si sarà reso conto che già nel 2013 cominciavo a parlare dell’idea di un concerto che facesse ritrovare sullo stesso palco diverse formazioni e progetti a cui ho partecipato. Ci sono voluti però due anni affinché l’idea diventasse realtà. Ciò non perché avessi trovato difficoltà materiali nella realizzazione, le difficoltà me le creavo io nel mio cervello. Pensavo: “Come faccio a mettere sullo stesso palco tutti questi musicisti? Come faccio e gestire tutti i cambi palco? La strumentazione diversa per ognuno, ecc…?”. Insomma mi facevo un sacco di scrupoli e mi sembrava di volermi imbarcare in un qualcosa più grande delle mia capacità. Avevo quindi accantonato l’idea. Destino volle che verso il finire dello scorso anno parlai con Massimo Gasperini di Black Widow Records della possibilità di effettuare un concerto con la mia band (ZBand) nell’ambito di una serie di eventi che si svolgevano al bellissimo teatro La Claque, nel cuore del centro storico di Genova. Massimo si offrì di organizzare per me la cosa inserendo anche un gruppo delle sua scuderia (i Merry Go Round) per offrire una variegata serata di musica progressiva.

Pensando e ripensando però mi dicevo: “Nel 2014 sono esattamente 20 anni che faccio dischi, se voglio fare un minimo di festa con gli amici o mi sbrigo o siamo già fuori tempo massimo”. Così mi è tornata in mente l’idea del concertone con diverse situazioni musicali. Ma stavolta l’ho presa un po’ più alla leggera, invece di fare alternare sul palco i gruppi propriamente detti (Finisterre, Maschera di Cera, ecc.) con formazioni originali ho pensato di usare come “gruppo base” la ZBand e poi invitare volta per volta uno/due o più componenti delle varie band. In questo modo, anche se saremmo stati molti, la situazione sarebbe stata più gestibile a livello tecnico. ZBand inoltre è un manipolo di eccellenti musicisti (Giovanni Pastorino, Simone Amodeo, Paolo “Paolo” Tixi e Martin Grice) che in poco tempo imparano ogni nota del mio repertorio suonandola poi in maniera sublime, avrei avuto quindi le spalle coperte. Verso la fine del 2014 cominciai a reclutare gli ospiti che mi sembravano più adatti tra i tanti miei collaboratori di questi anni. Non potevo pensare di mettere su uno spettacolo del genere senza coinvolgere le band più popolari in cui ho suonato, Finisterre e Maschera Di Cera. Dei secondi le scelte obbligate erano il cantante Alessandro Corvaglia e il tastierista Agostino Macor, coi primi ho da subito pensato di fare la pazzia. Invitarli tutti e unirli alla ZBand in modo da avere un super-super gruppo con 2 batteristi (Andrea Orlando e Paolo Tixi), 3 tastieristi (Giovanni Pastorino, Agostino Macor e Boris Valle) e 2 chitarristi (Stefano Marelli e Simone Amodeo) + me al basso e Martin Grice al flauto/sax. Un delirio solo a pensarci. Quando parlavo di questa idea mi prendevano per pazzo scatenato. La Claque è un teatro dal palco capiente ma una cosa del genere era oltre ogni cosa da loro mai fatta in passato, inoltre a livello tecnico avremo avuto i mezzi per gestire tutta questa strumentazione? Io però ero sicuro che in qualche modo ce l’avremmo fatta e quindi sono andato avanti come un ariete. Cominciai a pensare alla scaletta: oltre pezzi di Maschera Di Cera, Finisterre e Höstsonaten mi faceva piacere ripescare pezzi di “Merlin – The rock opera”, de L’Ombra Della Sera, di Aries e chiaramente del mio repertorio solista. Fortunatamente molti dei musicisti che hanno collaborato con me poi si sono ritrovati a suonare su progetti diversi, ad esempio Luca Scherani ha suonato sia in Merlin che in Höstsonaten, Agostino Macor in Merlin, Maschera Di Cera e Finisterre, Alessandro Corvaglia in Merlin e Maschera Di Cera, ecc… quindi alla fine anche se i musicisti erano molti sarebbero stati intercambiabili a seconda della situazione.

Oltre questi miei collaboratori abituali volevo inserire qualche altro personaggio della scena genovese per fare in modo che l’evento non rappresentasse solo il mio “compleanno in musica” ma fosse una specie di ritrovo di molti talenti, per focalizzare l’attenzione su questa scena e questa città così piena di ottimi artisti. Il caso ha voluto che negli ultimi mesi del 2014 io e Stefano Agnini de La Coscienza Di Zeno ci ritrovassimo a lavorare su un progetto congiunto (a nome La Curva Di Lesmo) per la realizzazione di un disco che sarà pubblicato nei mesi a venire. In quell’occasione io e Stefano abbiamo avuto il piacere e l’onore di collaborare con artisti come Max Manfredi, Fabio Gremo, Edmondo Romano e Jenny Sorrenti. Mi è venuta quindi l’idea di avere anche tutti loro sul palco per presentare un pezzo in anteprima tratto dal nostro album. La magica presenza di Jenny sarebbe stata poi il fiore all’occhiello della serata. Mancavano solo alcune presenze a rafforzare un già ricco parterre de rois, le scelte sono ricadute quindi su Carlo Barreca dei Fungus (per darmi una mano al basso quando io suono la chitarra acustica), Laura Marsano alla chitarra, Joanne Roan degli Höstsonaten al flauto e Simona Angioloni degli Aries, in forse fino all’ultimo a causa di impegni artistici precedentemente presi ma fortunatamente presente in tutta la sua possanza vocale!

Devo sottolineare che i giorni precedenti sono stati caratterizzati da un vero tripudio di interesse da parte di siti, quotidiani, riviste, radio… nei riguardi dell’evento. Attenzione che mi ha fatto moltissimo piacere e mi ha dato l’impressione di essere partito col piede giusto. Un grave problema che però mi assillava era la presenza di pubblico. Sembrerà strano ma la mia città non è mai stata molto generosa con me da questo punto di vista, ho fatto spesso concerti con un esiguo numero di persone e catturare l’attenzione, o semplicemente fare uscire la gente di casa la sera per venirmi a vedere, sembrava diventata impresa ai limiti dell’impossibile.

IL GIORNO FATIDICO

Tra organizzazione e prove si arriva così alla giornata di sabato 28 marzo. Dovete sapere che il centro storico di Genova, come molti altri in Italia, è blindato alle macchine. A meno di non avere permessi speciali è impossibile accedervi. Noi questi permessi li avevamo ma… solo per due macchine. E la strumentazione per una serata del genere non era proprio esigua (tipo due batterie per fare un esempio), quindi due macchine servivano solo fino a un certo punto. Armati di tanta pazienza abbiamo optato quindi per fermarci tutti al limite della zona sotto sorveglianza di videocamere, raccogliere gli strumenti e portarli in teatro con più viaggi. Il tutto con la mia automobile e quella, assai più capiente, del santo Luca Scherani. Mentre io e Luca facevamo la spola tra i vicoli gli altri cercavano parcheggio, chiaramente in una zona decisamente distante dal teatro dove non c’è un parcheggio uno gratuito. Poi a piedi fino alla Claque.

Intorno alle 16.30 abbiamo finito con l’operazione carico-scarico. Io già stremato, non tanto dalla fatica ma dalla tensione accumulata in un periodo generale non tra i più facili della mia vita, pensavo a come avremo fatto al ritorno. I permessi che ci avevano accordato prevedevano infatti che dopo la mezzanotte si potesse uscire dalla “zona rossa” una sola volta e non rientrare. Per farlo sarebbe servito un ulteriore permesso per il 29 marzo che non avevamo. Non avremmo quindi potuto fare la spola avanti-indietro come all’andata ma avremmo dovuto caricare TUTTO sulle nostre due macchine. Il pensiero non mi rendeva proprio tranquillo, tanto che nei pressi del teatro mentre posteggiavo ho preso in pieno una delle tante bottiglie di birra sparse per terra (in certe zone del centro storico di Genova la pulizia delle strade non è proprio all’ordine del giorno) la quale è esplosa e ha letteralmente squarciato un pneumatico. Il desiderio di uscire dalla macchina, attraversare di corsa i vicoli urlando e sparire senza lasciare più traccia è stato forte, per fortuna è venuto in mio aiuto il buon Alberto Tagliati, da sempre mio mentore/venditore di cd/road manager, che con la sua pazienza e razionalità non si è scomposto e mi ha semplicemente detto “Ok, cambiamo la gomma”. E via giù a sudare mentre in teatro i musicisti cominciavano a montare la strumentazione. Da sottolineare che quando io suono a Genova come minimo piove, sabato 28 invece splendeva un sole torrido e la temperatura era quella che si registra a luglio. Di buon auspicio quindi, anche se il cambio della gomma non è stato proprio agevole.

Comunque, strumenti trasportati, gomma cambiata, macchine posteggiate. Possiamo chiuderci in teatro e pensare alle cose serie, poi per il ritorno si vedrà.

IN TEATRO

Rossano “Rox” Villa, da tempo uomo di fiducia per quello che riguarda la registrazione dei miei dischi, è saldo al timone del mixer assieme al fonico resident Massimo Calcagno e gli strumenti sono quasi tutti montati, comprese le due batterie che sono proprio belle assieme. Il tempo passa in fretta e purtroppo stringe, c’è la possibilità di fare solo poche prove dei suoni (giusto un pezzo con la ZBand e un frammento con i musicisti de La Curva Di Lesmo) prima di lasciare giustamente il posto alle prove degli openers Merry Go Round con la loro fantastica strumentazione che vede schierati un Hammond + Leslie e un Mellotron originali! Poi alle 20 si chiude e ci si rintana in camerino a mangiare focaccia annaffiata con l’ottimo vino che Stefano Marelli ha portato e che egli stesso contribuisce a produrre (presso “La corte solidale”). Riceviamo inoltre la gradita visita di due rappresentanti napoletani del web-magazine “Rotter’s magazine” che ci deliziano con un gentile omaggio a forma di pastiera e sfogliatelle. Fantastico! Passa il tempo e sentiamo sempre più crescere d’intensità il vocio nel teatro, arriva Alberto che (assieme al prode Maurizio “Maz” Raso) gestisce il banchetto dei cd e mi dice “C’è abbastanza gente”, io gli chiedo “Ma tanta?” e lui “Mah, non moltissima a dire il vero…”. Questo tono lo conosco bene, il solito che ho sentito tante volte che sottintende “Verrano quattro gatti…”. Decido di non aggiungere ansia a quella che c’è già e continuo a rimanere in camerino a prepararmi circondato dalle risa e della battute di tutti i miei amici musicisti. E mi dico: “Cavolo quanta gente! Ma ho messo io su tutta questa roba? Però che fortuna ho avuto a conoscere Stefano, Boris, Luca, Simona, Agostino, Giovanni, Paolo “Paolo”, Alessandro, Martin e tutti gli altri. Quanti talenti e che onore avere potuto condividere con loro così tanta musica ed esperienze”. Il rumoreggiare in teatro cresce, sono oramai le 21 passate, Alberto torna da noi: “E’ strapieno! C’è gente addirittura in piedi dappertutto!” Qualcosa dentro me si scioglie e mi fa dire “Ok, un altro tassello è andato al posto giusto, ora pensiamo solo a suonare al meglio”. Alle 22.00 cominciano i Merry Go Round col loro hard-prog-psych sound, noialtri scaldiamo i motori pronti alla partenza. Alle 23.00 rapido cambio di palco e si comincia.

IL CONCERTO

On stage ZBand + Joanne + Luca e si parte subito in quarta con “Prologue” il pezzo di apertura di “The rime of the ancient mariner” di Höstsonaten. I due flauti duettano e le due tastiere rendono ancora più corposo il sound. Il pubblico alla fine esplode in un caloroso applauso. Nemmeno il tempo di fermarsi un attimo che Giovanni ha fatto partire l’intro di “Non posso parlare più forte” con il caratteristico inglese stentato di Alejandro Jodorowsky. ZBand da sola sul palco. In questi due anni ho fatto svariati concerti con loro ma questa sera ho sentito un’energia, una perizia, una forza e una precisione spaventosi. Eravamo una macchina da guerra e alla fine dei dieci e passa minuti del pezzo l’applauso è stato ancora più convinto. Li stavamo conquistando. “La traccia verde” è la cover della sigla dello sceneggiato omonimo e faceva la sua comparsa nell’unico album de L’Ombra della Sera. Ci raggiungono il tastierista di tale progetto Agostino Macor ed Edmondo Romano ai fiati. Il pezzo è tra i più particolari in scaletta, decisamente funky-prog con gustosi innesti fiatistici. Il pubblico batte il piede e le mani a ritmo e si lascia trasportare. Dopo il tema principale una serie di scambi di assolo di Ago, Giovanni e Martin e una stellare performance di Edmondo al sax soprano. Poi la ripresa del tema con i fiati in gran spolvero e il finale. Il pubblico è estasiato, li abbiamo conquistati definitivamente!

È tempo di ripescare “Merlin” con la presenza di Merlino in carne e ossa, Alessandro Corvaglia. “Madman sings” è il pezzo prescelto con un’interpretazione vocale da brividi di Ale in compagnia del fido Scherani. “Outside” (da “Winterthrough” di Höstsonaten) è la piccola palestra per altri funambolismi di ZBand. Poi tutto si placa, ZBand meno Giovanni esce di scena ed entra Simona Angioloni. Vista la sua non sicura presenza siamo riusciti a preparare solo una versione voce + pianoforte + basso di “The moon rises again” degli Aries. Ed è stata subito magia. Dopo la sciabordata di decibel dei minuti precedenti un pezzo così delicato serve anche a pulire le orecchie e l’anima, arrivando al momento giusto per comunicare in pieno le sue intense emozioni. Specie a me che ero sul palco ad accompagnare Simona in una delle cose più belle che credo di avere scritto nella mia carriera. Il piccolo duetto finale ove io armonizzo la sua voce è stata la ciliegina sulla torta di un momento perfetto. La gente ha capito e ho visto molti visi commossi in platea. Fatto ciò si cambia registro, rimaniamo io e Giovanni e salgono sul palco Stefano Agnini alle tastiere, Andrea Orlando alla batteria, Laura Marsano alla chitarra elettrica, Fabio Gremo alla chitarra classica, Luca Scherani alla fisarmonica, Edmondo Romano al flauto e i cantanti Max Manfredi e Jenny Sorrenti. Dopo avere rivelato al pubblico presente il misterioso nome del nostro nuovo progetto (La curva di Lesmo) io e Stefano dirigiamo i musicisti nell’esecuzione de “L’isola delle lacrime”, lunga suite tratta dal disco di prossima uscita. Da subito si crea una grande atmosfera e la celestiale voce della Sorrenti, unita a quella declamatoria di Manfredi, fa il resto fino a infiocchettare la prima esecuzione assoluta di un brano magnifico di cui il suo autore, Stefano Agnini, potrà andare fiero a lungo. Fino a questo momento tutto è stato perfetto, nessuna sbavatura ed emozioni alle stelle. Da qui in poi è tutto in ascesa.

Rientra ZBand e si lancia su un “La quarta vittima” inaudita nella sua precisione, con il prezioso cameo di Simona in un improvvisazione tra jazz, soul e Demetrio Stratos. Arriva poi il momento della Maschera Di Cera, Corvaglia alla voce, Agostino al mandolino e la ZBand alle prese con “La guerra dei mille anni” che nei ritornelli vede me e Ale duettare in un momento per me (e, come mi ha rivelato, anche per lui) veramente bello. Dopo la Maschera ecco i Finisterre ed ecco il super-super gruppo di nove elementi schierato per mettere a ferro e fuoco il palco della Claque. Inizia calma e serafica “Ode al mare” che sempre più si impenna fino alla straordinaria coda in cui i tastieristi creano un’atmosfera sospesa e acquatica, le chitarre duettano e le batterie si fanno via via più incalzanti, aumentano velocità, si sfidano in controtempi assurdi, crescono e crescono fino al limite e ci conducono alla ripresa del tema principale. È l’apoteosi! Ma non c’è spazio per il riposo, parte subito in quarta la sezione finale di “Orizzonte degli eventi” che nei suoi mille cambi di tempo è una bella sfida per tutti, specie per i due drummers. E giusto che tutto si rilassi poi con l’esecuzione di “Una sera d’inverno”, pace solo accennata perché nel lungo crescendo Laura Marsano fa piangere e urlare la sua chitarra di rabbia e di gioia mentre alle sue spalle un imponente orchestra di tastiere la sovrasta. Resta il tempo per far risalire sul palco Luca ed Edmondo e condurre tutti a “Rainsuite” che con la sua fanfara di fiati trionfali è il degno finale in gloria del concerto.

Rapidi si esce di scena ma il pubblico (fortunatamente) richiede a gran voce i bis. Subito accontentati, anche perché se non li avessero chiesti si sarebbero persi un momento unico. Tempo fa feci ascoltare a Jenny Sorrenti “La notte trasparente”, brano de la Maschera Di Cera a cui sono molto affezionato e che io stesso ho re-interpretato nello scorso tour con la ZBand. Jenny ha ascoltato la canzone, se ne è innamorata e ha deciso di interpretarla di par suo per questa occasione. Inutile dire che già dalle prove sentirla cantare con il suo caratteristico timbro e un grande pathos mi ha realmente toccato. Nulla però in confronto alla versione che abbiamo presentato come primo bis della serata, veramente eccezionale. Il pubblico in silenzio si è lasciato trasportare dalle note e il finale è stato un vero tripudio. Tempo ancora per un pezzo che riassume le due ore passate, due ore di musica (per qualcuno) “strana”, non commerciale, che non passa per radio, che forse per alcuni non dovrebbe nemmeno esistere. Ma esiste eccome e spiega tutta la sua forza in maniera sempre più intensa. “Musica strana”, la mia “micro-hit single”, coinvolge il pubblico ed è il pretesto per chiamare tutti gli ospiti sul palco a intonare il coro finale. Momento da immortalare, grandioso!

DOPO LA DURA PROVA

Il concerto è finito, ci si ritrova nei camerini esausti ma felici, anzi al settimo cielo. In queste due ore e passa di musica tutte le rivalità, le piccole invidie, gli screzi che a volte ci sono stati negli anni sono stati dimenticati in pieno. Tutti sono contenti, tutti sono uniti, tutti hanno trovato piena soddisfazione, la musica ha fatto questa grande magia! Poi il bagno di folla in platea, gli abbracci, i saluti, gli autografi… Io ero talmente sconvolto da non rendermi conto di quello che stava succedendo. Spesso dopo gli spettacoli c’è il momento in cui ci si ritrova tra il pubblico a prendersi il proprio momento di gloria ma in questo caso tutto è stato oltre. Ho visto gente realmente commossa e sbalordita da quello a cui avevano assistito. Il mio discografico di AMS Records Matthias Scheller, solitamente avaro di complimenti, mi ha abbracciato forte. Sua moglie Samantha (altra colonna portante in AMS) era alle lacrime. Allora mi sono reso veramente conto che non avevamo fatto un concerto normale, ma qualcosa di più. Il giorno dopo l’esimio Riccardo Storti nella sua recensione della serata su Mentelocale.it parlerà addirittura di “Serata che passerà alla storia”, e forse la sua iperbole non è esagerata.

Sarà quel che sarà ma in quel momento in realtà la cosa che mi preoccupava di più era come avremo potuto portare via gli strumenti. All’andata io e Luca Scherani avevamo fatto più viaggi per portare il tutto, ora potevamo uscire dalla “zona rossa” solo una volta e non rientrare più. Pena: multe salatissime. Così aspettiamo che la gente lasci il teatro e poi io e Luca ci guardiamo chiedendoci come fare. Ma il prode Scherani non si perde d’animo, ordina a tutti di portare fuori la propria strumentazione e pian piano comincia a riempire la sua macchina. Non ci credevo ma è successo, Luca è riuscito a caricare TUTTO (2 batterie, 2 ampli, chitarre, tastiere, borse, cavi e molto altro) nella sua automobile. Alla fine nella mia c’era posto ma ho caricato proprio poco. Luca è stato un grande, un eroe! Lo spiazzo fuori dal teatro intanto si era popolato di giovani fracassoni che ballavano e schiamazzavano mentre un piccolo gruppo di zingari suonava, il tutto bevendo birra e chiaramente buttando le bottiglie per terra. In altri momenti una scena del genere mi avrebbe comunicato allegria e buonumore (a parte le bottiglie), in quel momento tra la stanchezza, le tante emozioni, lo stress di mesi di aspettative e molto altro, avrei voluto fare una strage. Per fortuna una volta caricate le macchine ci siamo messi in moto e siamo usciti da quel girone infernale. Appena fuori dal centro storico ho tirato un sospiro di sollievo. Ce l’avevamo fatta! Nel frattempo si erano fatte le tre che con l’ora legale, entrata in vigore quella sera, erano le quattro. Ci ritroviamo in un piazzale fuori dal centro mentre gli altri musicisti ricuperano le loro macchine parcheggiate e vi travasano gli strumenti. Poi i saluti, altri  abbracci e via nella notte ognuno a casa propria per il meritato riposo. Rimaniamo io e Luca con le due macchine e ancora una batteria da portare nella sala prove di Andrea Orlando. Ci mettiamo in marcia nella notte, arriviamo, scarichiamo e ci salutiamo. Luca è felicissimo, tra tutti noi è quello che ha meno problemi a dimostrarlo. La cosa mi piace e mi riempie di gioia, in certi momenti è giusto mostrare tutta la propria soddisfazione senza remore e schemi mentali. Abbiamo lavorato duramente per mettere su una grande festa e ci siamo meritati tutto il successo!

OUTRO

Luca è andato via, rimango solo, stanco e frastornato. Scopro in quel momento di avere una fame terribile, alla fine in camerino ho toccato poco cibo e quindi ora lo stomaco reclama attenzione. Tornando verso casa trovo un forno aperto tutta la notte. Scendo e prendo un pezzo di focaccia (anche perché non c’è molto altro), mi appoggio alla macchina e inizio a mangiare guardando le luci della città che da lì a poco si sveglierà pronta per la domenica. Penso a tutto e a nulla, sono troppo pieno di emozioni per capire. Finisco la mia focaccia, rientro in macchina e mi avvio verso casa nel silenzio della notte.

Fabio Zuffanti, 29 marzo 2015

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