Home / Recensioni / Feronia – Anima Era

Feronia – Anima Era

Feronia (2017) Anima EraFERONIA

Anima Era (2017)

Andromeda Relix

Feronia, quartetto torinese composto da Elena Lippe (voce), Fabio Rossin (chitarre), Daniele Giorgini (basso) e Fabrizio Signorino (batteria), è un progetto artistico che esprime l’integrazione di diversi aspetti: musica, poesia, arte, ecologia, psicologia, consapevolezza, ricerca spirituale, gender studies, impegno etico e politico. L’arte, la musica, rappresentano potentissimi strumenti di consapevolezza, catarsi, guarigione. Attraverso la musica si possono esprimere sentimenti profondi e complessi, la luce e l’ombra dell’animo umano. Musica e poesia rappresentano un ponte attraverso cui connettersi ad altre persone e alla vita.

I Feronia pongono molta cura nel fondere la musica e i testi dei brani, consapevoli del potere trasformativo della bellezza e del piacere intenso che vivere l’esperienza artistica suscita. Le liriche dei brani si ispirano a una visione ecologica che sceglie di vedere l’essere umano come parte di un delicato ecosistema di cui tutti siamo chiamati a prenderci cura. Una visione che intende il nostro pianeta Terra come Grande Madre che ci genera e ci sostiene e che possiamo nel nostro piccolo, nonostante tutte le contraddizioni della vita di ogni giorno, scegliere di custodire. Questo implica scelte. Politiche, economiche, professionali, spirituali, artistiche.

La scelta del nome Feronia si basa sui profondi significati che esso veicola: Feronia (Fērünia, Φηρωνία) fa parte del pantheon delle Dee italiche, secondo alcune tradizioni è una Ninfa, secondo altre la Dea etrusca Cavatha, regina degli Inferi. La scelta di questo nome, a livello simbolico, significa assumersi la responsabilità di promuovere una visione “circolare”, a “spirale”, che non mette l’essere umano al vertice di una piramide a cui si sottomettono le altre forme di vita del pianeta, una visione, quindi, orientata alla partnership, ovvero alla collaborazione, non alla competizione, tra donne e uomini, in uno stile di vita che sostenga una visione inclusiva e non “esclusiva” della vita, contribuendo a diffondere una cultura dell’empatia.

Il 18 dicembre 2017 la Andromeda Relix dà alle stampe Anima Era, esordio discografico della band caratterizzato da una produzione attuale, ma che suona classica, capace di veicolare tecnica e melodia, grazie a strutture compositive importanti. Gli undici brani che compongono l’album hanno una matrice metal ma non disdegnano sonorità oscure e soluzioni progressive che portano a scomodare nomi del calibro di Rush, Porcupine Tree, Opeth, Fates Warning, O.S.I. e Queensrÿche.

L’impianto iconografico di Anima Era si regge su un simbolismo dominato dalle figure del lupo e del cigno. Se il lupo è la rappresentazione vivente dell’astuzia, della viva intelligenza, la fedeltà e la generosità, nonché il messaggero della Dea della Morte nella Vita, il cigno è legato all’acqua (dove nuota), all’aria (dove vola) e alla terra (dove si posa), ma rappresenta soprattutto il fuoco (del sole) da cui trae il potere per padroneggiare gli altri tre elementi. Il cigno rappresenta la comunicazione fra gli elementi, fra i diversi mondi ed è considerato un divino intermediario caro alla Dea, simbolo benefico e sacro, possessore di poteri magici legati alla musica, uniti ai poteri terapeutici del sole e dell’acqua.

Nell’opener Priestess Of The Ancient New, riti pagani, simboli ancestrali, zoolatria ed ecologia si fondono nella solenne liturgia celebrata da Elena, oscura sacerdotessa metal. Nei versi “Our Love for Mother Earth / Claims our duty to protect Her / We’re the Keepers not the Killers / Simple memory to recall” è racchiusa la poetica dei Feronia, mentre l’avvicendamento di parentesi liriche ad affondi abrasivi contribuisce ad innalzare il solido wall of sound su cui poggia l’intera opera.

Segue Atropos, brano dedicato alla più anziana delle Moire, quella che rappresenta il destino finale della morte d’ogni individuo. Il legame tra vita, morte e rinascita sembra essere il sottile fil rouge che tiene legato l’intero album. I granitici riff di Rossin e la pirotecnica ritmica della coppia Giorgini/Signorino definiscono un alternative metal dal respiro internazionale. A trarne vantaggio è la Lippe, protagonista di una performance che la vede particolarmente ispirata, specie nelle espressive variazioni timbriche.

Nello stesso solco insistono anche l’energica Wounded Healer la più scorrevole Garden Of Sweet Delights che, nel ribadire le peculiarità sonore della band, lasciano apprezzare la tiratissima chitarra di Rossin che di continuo incalza la micidiale sezione ritmica.

In Humanist sono invece gli ottimi Giorgini e Signorino a dettare il passo alla scabrosa chitarra di Rossin e ad articolare il brano su figure fratturate da continui stop and go. I critici versi “I don’t need a Bible to do good / I have a sense of Bliss / Connected to Life itself / We need to connect each other / We have to give up the hate / To overcome the darkness” e la successiva scansione “Catalyst / Humanist / Call me / Idealist… Anarchist / Feminist / Call me / Atheist” suonano alquanto diretti e non lasciano spazio a troppe interpretazioni.

Free Flight è un riuscito connubio tra le asperità sonore della band e le melodie vocali della Lippe, connubio che si allunga alla successiva Innocence, ballata dai toni più morbidi e solenni che si affida a soluzioni ampiamente collaudate.

In Dephts Of Self Delusion l’anima metal dei Feronia si palesa nei suoi tratti più oscuri e alternative con avvitamenti chitarristici, intrecci a due voci e ritmiche tirate. Non manca un tagliente assolo di Rossin che anticipa il finale lirico, doloroso, malinconico.

Exile mostra un taglio più asciutto e immediato che, pur non rinunciando alle tipiche sonorità metal, si arricchisce di soluzioni moderne che guardano tanto alle ultime produzioni di Wilson con i Porcupine Tree quanto agli ultimi lavori degli Opeth.

La sarcastica Thumbs Up! è una feroce critica alla società contemporanea, sempre più effimera e ipocrita, riassunta nella celebre citazione di Bukowski “La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto”. Il brano si muove sulle stesse coordinate dell’opener di “Unlike Here” dei Syncage, tra sonorità marcate, influenze zappiane, complesse frammentazioni ritmiche e sconfinamenti fusion.

A New Life chiude l’album nel segno della solidità ribadendo le ambiziose intenzioni dei Feronia di perseguire, già con Anima Era, sia la forma che la sostanza.

Per maggiori info: FacebookAndromeda Relix


Fotogallery

  • Feronia – Anima Era
  • Feronia – Anima Era
  • Feronia – Anima Era
  • Feronia – Anima Era
  • Feronia – Anima Era
  • Feronia – Anima Era

Check Also

Homo Ex Machina( 2015) Appare anche a me, non guardo

Homo Ex Machina – Appare anche a me, non guardo

HOMO EX MACHINA Appare anche a me, non guardo (2015) Autoproduzione Nato nel 2012, Homo …

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *