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“Fistful of planets – Part I” – Il making of del primo album solista di Elisa Montaldo

“Fistful of planets - Part I” – Il making of del primo album solista di Elisa MontaldoDa anni desideravo fare un disco da sola, personale, che potesse racchiudere un po’ del mio mondo, ma non ero mai riuscita a farlo poiché sempre senza tempo libero, correndo per lavorare, senza possibilità economiche e dando sempre priorità ai progetti principali (Il Tempio delle Clessidre) e a varie collaborazioni artistiche e musicali/lavorative.

Da un anno a questa parte ho iniziato a lavorare come musicista in hotel per intere stagioni (prima mi barcamenavo tra concerti random, ricerca costante di lavori sparsi e lezioni in diverse scuole sempre lontane da casa). E’ stata una scelta difficile poiché mi ha costretto a stare lontana dalla mia città e da casa per periodi lunghi, ma ho dovuto cogliere l’occasione per cercare di sopravvivere economicamente.

E’ così iniziata una “nuova vita”, nomade, trascorsa dapprima in stanze d’hotel e appartamenti al Passo del Tonale (Trento), poi a Rufina (Firenze). Uno stile di vita con pro e contro, ma che mi ha permesso di “isolarmi” e di avere finalmente (come mai in vita mia!) del tempo libero a mia disposizione.

La pigrizia è sempre stata dietro l’angolo, ma mi sono attrezzata e sono riuscita a costruirmi uno “studio portatile”: tastiera, scheda audio, Mac Book Pro e cuffie, microfono voce. Il minimo necessario per poter registrare a distanza (esperienza che ho iniziato con il progetto VLY e con Max Manfredi) e soprattutto avere la libertà di comporre musica e portarla avanti da sola. “Fistful of planets - Part I” - Elisa Montaldo 1

Durante l’inverno suonavo ogni sera al ristorante dell’Hotel/dimora storica “La Mirandola”: l’atmosfera ancestrale, la posizione isolata, la neve hanno contribuito a far crescere in me la voglia di sperimentare sonorità più tranquille, evocative, minimali. Spesso durante le cene improvvisavo al pianoforte (un bellissimo e antico Petrof a coda) e quando sentivo che stava nascendo una melodia interessante la registravo di nascosto sul mio cellulare, per poi svilupparla in stanza.

“Fistful of planets - Part I” - Elisa Montaldo 2Il primo brano del disco “In the cold white desert” è nato ad esempio da una di queste improvvisazioni, poi sviluppato “ a orecchio” durante la passeggiata notturna per tornare alla stanza sotto la neve che aveva bloccato tutto quanto ed era la padrona della notte, insieme al silenzio: il paesaggio quasi lunare di questo “freddo deserto bianco” mi ha ispirato nella scelta dei suoni e dell’introduzione e il tutto è stato registrato direttamente la mattina dopo nella stanza, così come si ascolta nel disco.

Lo sviluppo della seconda parte è venuto invece dopo, a Firenze, a seguito di improvvisazioni e sperimentazioni che ho fatto con il mio Koto giapponese elettrico, su cui Mattias Olsson ha aggiunto percussioni, mellotron e suoni degni di una colonna sonora di film epico!

Ho lavorato in questo modo, molto spontaneo e “ispirato” per quasi tutti i brani del disco. Sono brani brevi, veloci pennellate che cercano di descrivere delle atmosfere e degli stati d’animo.

I brani si dividono in “pianeti” e “satelliti”: i pianeti sono i diversi luoghi (fisici e mentali) in cui ho vissuto in questo ultimo periodo, canzoni o composizioni un po’ più strutturate, mentre i “satelliti” sono brani ad essi correlati che descrivono stati o luoghi fuggevoli. Tutto ciò forma una sorta di “galassia” microcosmica che altro non è che il mio universo interiore e spaziale presente. Questi quattro pianeti sono solo la prima parte della galassia immaginaria (da qui la denominazione “part I” nel titolo del disco).

L’idea iniziale era quella di avere un prodotto da vendere durante i miei concerti da solista negli hotel e ristoranti, poiché spesso i clienti mi chiedono un mio cd. Da questa esigenza (per la quale avevo iniziato a pensare a brani di solo piano e voce) si è poi sviluppata la voglia di sperimentare nuovi suoni e di creare delle vere e proprie atmosfere. Il rischio che sia lontano da ciò che si sente nei miei concerti c’è, ma l’anima dell’improvvisazione e il mood è molto simile per cui spero che comunque possa essere apprezzato.

Ho anche il timore che il pubblico che mi conosce come fondatrice e tastierista de Il Tempio delle Clessidre possa rimanere in qualche modo “deluso” dalla brevità dei brani o dalla loro apparente incompletezza. Ma ho voluto fare così perché non ho voluto darmi limiti né seguire percorsi precisi, insomma ho messo in musica esattamente quello che mi girava per la testa! Ho molte altre idee musicali anche più sviluppate e complete, ma non le ho volute inserire qui per non snaturare questo aspetto del disco.

E’, rimanendo in tema neve/ghiaccio, la “punta dell’iceberg” e data la mia timidezza non sono nemmeno sicura se mai si riuscirà a vedere, questo iceberg, ma intanto un piccolo passo è stato fatto 😉

La vita al Passo del Tonale è difficile, soprattutto per le condizioni climatiche e per la precarietà dell’alloggio: l’hotel non ha molte stanze essendo un antico ospizio medievale, dunque noi addetti ai lavori “Fistful of planets - Part I” - Elisa Montaldo 3abbiamo sempre dovuto adattarci, condividere insieme piccoli appartamenti e affrontare le intemperie quando la neve bloccava la strada per l’hotel.

“Fistful of planets - Part I” - Elisa Montaldo 4Nonostante ciò ho cercato sempre di ritagliarmi il mio spazio e la mia privacy per me di fondamentale importanza.

La sera dopo il lavoro si andava spesso con i colleghi al Bait, uno dei pochi locali in zona e raggiungibile a piedi e si passavano ore divertenti staccando un po’ dal lavoro, grazie ai gestori simpatici e ottimi birra e panini allo speck. La mia mente però non smetteva mai di elucubrare e pensare a nuovi suoni, a come esprimere un dato stato d’animo e osservavo qualsiasi particolare di persone, cose semplici e apparentemente scontate…ma che forse da troppo non avevo tempo di osservare. Ogni particolare era fonte d’ispirazione, come se il cervello fosse sotto l’effetto di droghe allucinogene (lo giuro, non ho assunto sostanze stupefacenti ma è tutto prodotto dalla mia mente visionaria!) ;-D

“Fistful of planets - Part I” - Elisa Montaldo 5A metà aprile ho terminato la stagione in montagna e a metà giugno ho ripreso un’altra stagione lavorativa, questa volta tra le colline del Chianti al resort Pian d’Ercole. Atmosfere decisamente diverse, sole caldo e natura rigogliosa hanno creato in me nuove ispirazioni. Sono stata spesso chiusa nella mia stanza anche per 10/11 ore di seguito per arrangiare, incidere ed editare le tracce. Durante le notti spesso insonni ho “Fistful of planets - Part I” - Elisa Montaldo 6sperimentato ancora di più con suoni elettronici, campioni e registrazioni di suoni d’ambiente. Mi piace inserire “rumori” tra la musica, come a voler descrivere meglio le visioni che essa vorrebbe portare, come un film.

In questo modo sono nate composizioni come “Vodka e limone” e “Robot madness – First comet of chaos”.

“To gather” ad esempio è nata su un prato, con la mia autoharp, in mezzo alle mucche: volevo comporre un brano dal sapore folk, un po’ retrò ma moderno nel cantato, che fosse diretto e orecchiabile. Ho sovrainciso due parti diverse di autoharp acustica e registrato le voci successivamente nella stanza in Toscana, avvolgendomi come un baco nelle spesse tende per cercare di insonorizzare il più possibile l’ambiente attorno al microfono, non vi dico quanto ho sudato!

Così è stato anche per le voci di “Weeping willow”. Ammetto di aver faticato molto per riuscire a registrare delle tracce accettabili per intonazione, pronuncia e intenzione. Per questo brano ho avuto fin dall’inizio un’idea precisa di che atmosfera volevo creare: ad aiutarmi con le parti di archi sono stati Marcello Chiaraluce che ha steso gli arrangiamenti e Matteo Nahum che ha processato gli stessi con virtual instruments professionali. In seguito ho aggiunto i cori maschili (sempre con virtual instrument di alta qualità) e altri suoni che potessero richiamare un’atmosfera tra il fantasy e l’infantile (come anche la melodia vocale in stile “filastrocca” ispira), compreso il fischio (vero fatto da me) usato come una specie di synth: questo brano è molto intimo, sognante ed ipnotico e ha come soggetto la figura di un salice piangente nella nebbia (che ho notato una sera quando ero a Kidlington durante le registrazioni del disco del progetto VLY di Karl Demata)…insomma un qualcosa di visionario che potesse “catturare” l’ascoltatore in una sorta di trance sognante.

Ho voluto inserire anche un brano non di mia composizione, ma a cui tengo molto. “Blackgrass II” è un’idea strumentale di Karl Demata in cui ha saputo dosare alla perfezione dobro, chitarra slide, chitarra baritono e mandolino e a cui ho aggiunto le tastiere e l’ambientazione “cinematografico” con registrazione “Fistful of planets - Part I” - Elisa Montaldo 7di soundcheck in un locale e dialogo tra un bimbo e un “big man”. Adoro le ambientazioni country con sfumature un po’ “dark”, è un altro aspetto della musica che suono e che mi piacerebbe fare.

Ad aiutarmi nelle fasi di produzione e mixaggio è stato Giacomo Castellano con cui ho lavorato a Firenze ad agosto per una collaborazione a un suo videoclip di prossima uscita. Venendo a conoscenza della sua attività di produttore musicale (e non sono di eccelso chitarrista), gli ho proposto di lavorare per me. Quando ha accettato ero contenta perché poteva essere per me un’occasione ottima per poter finire il lavoro a Firenze e non rischiare di fare come spesso accade, ovvero di arrivare a un poco dalla fine e poi non riuscire a concretizzare. Lui è stata la persona che mi ha permesso di arrivare al termine di questo disco sana di mente e con il risultato professionale che comunque volevo ottenere!

Ovviamente prima di arrivare al mixaggio si è dovuto intervenire per correggere frequenze, errori di registrazione (che nell’home recording sono sempre presenti ahimè), mancanza di bassi qua e là etc. Abbiamo dunque lavorato parecchio per migliorare la resa di ogni traccia e devo dire che non mi aspettavo potesse esserci così tanta differenza in positivo. Ci siamo permessi poche pause (lui è impegnato in svariati progetti musicali e produzioni audio e video), spesso mangiando piattoni di pasta al tonno davanti al monitor e alzandoci dalla sedia ormai a notte inoltrata con i crampi alle gambe per essere stati fermi per ore a lavorare!

Giacomo ha dato anche più completezza agli arrangiamenti inserendo bassi e colpi di percussioni per dare “Fistful of planets - Part I” - Elisa Montaldo 8più “corpo” ed enfatizzare alcuni punti strategici. Ha curato in modo efficace i vari suoni e ha inserito anche una parte di chitarra ebow in “Eclectic rocks” e un ukulele in “vodka e limone”.

Quasi alla fine dei lavori Mattias Olsson (anche lui molto impegnato con i suoi molteplici progetti) ha finalmente inserito dei colori con percussioni e svariati synth analogici. Con Mattias parlavamo da tempo di collaborare alle mie composizioni con suoi inserti, perché ci troviamo in sintonia a livello musicale e a me piacciono molto la sua creatività e sensibilità musicale. Non è stato facile gestire l’arrivo delle tantissime registrazioni da inserire nelle sessioni dei brani, ora suoni sovrapposti e incastrati ritmicamente tra di loro, ora folli sperimentazioni di vinili rallentati a mano o bordoni di harmonium, ma alla fine con pazienza e determinazione siamo giunti alla fine.

Le foto presenti nel disco (a parte quella del paesaggio notturno innevato che ho scattato io) sono di Chiara Benelli, con la quale abbiamo lavorato un’intera giornata nei dintorni della sua casa in zona Firenze Scandicci: abbiamo cercato di ricreare l’atmosfera a metà tra fantasy dark e folk che tanto mi piace: trovo che lei abbia saputo cogliere in modo efficace la poeticità di un abito di seta che fa sognare inserito nell’ambiente naturale del bosco.

Il 15 novembre ho consegnato il lavoro finito al White Mastering Studio di Firenze, sono tornata a Genova esausta e solo due giorni dopo ho ricevuto il master: che emozione ascoltare il proprio disco nato in situazioni improbabili che “suona come un disco”!! Ottimo lavoro dallo studio, non potevo sperare di meglio. Questo album è partito come una semplice raccolta senza pretese di mie emozioni tradotte in musica, una specie di “diario” di questi quasi due anni di vita nomade. Attraverso questa musica passano sorrisi, lacrime, solitudine, musica a volte suonata davanti a persone indifferenti che mangiano e altre vedendo incredula lacrime di gioia sugli occhi di altre passate per caso e fermatesi ad ascoltare, grosse difficoltà economiche, depressione, conflitti interiori, sentimenti travagliati, piccole gioie, serate spensierate alternate a sensazioni di smarrimento, camminate sui ghiacciai per ritrovare la forza di credere nei propri obiettivi…insomma il mio piccolo universo.

“Fistful of planets - Part I” - Elisa Montaldo 9Lo scopo per cui mi sento di dover fare musica e lottare per questo è quello di regalare questa stessa musica a chi vuole ascoltarla, e magari regalare emozioni, condividere in qualche modo ciò che le parole non riescono a descrivere.

Ogni nota in questo disco è spontanea, spesso improvvisata, ma ha un ordine e un peso precisi nel progetto globale. Ogni timbro sonoro è stato scelto e ricercato per descrivere una certa sfumatura emotiva, ogni melodia o aria è un racconto musicale di pensieri che fluiscono liberi.

Essendo di base timida sono riuscita a farlo in modo fuggevole e breve. Sento però di essere nata per fare questo, come una sorta di “vocazione mistica” e ci credo.

La musica è il mio lavoro, ma questa racchiusa in questo piccolo cd è la mia vita…è solo qualche briciola, ma è la prima soddisfazione personale concreta che ho potuto realizzare con ciò che avevo al momento. Spero che chi avrà voglia di acquistare il mio disco e ascoltarlo possa apprezzarne la spontaneità e che possa provare qualche emozione che faccia venire voglia di ascoltare ancora ed ancora…musica mia, musica di altri…musica vera, che faccia gioire di vivere e sapere che ci sono anime su questa terra che trasmettono questo magico messaggio soprannaturale senza né tempo né spazio.

Elisa Montaldo, novembre 2015

 

Elisa Montaldo – Fistful of planets Part I

 Tracklist

  1. In the cold white desert
  2. Senza parole
  3. To gather
  4. Eclectic rocks
  5. Blackgrass
  6. Vodka e limone
  7. Weeping willow
  8. Robot madness – First meteor of chaos

Bonus Tracks

  1. Danza esoterica di datura (Il Tempio delle clessidre)
  2. Notturna (Il Tempio delle clessidre)

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