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Frigeri Lanfranco

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Lanfranco Frigeri (in arte semplicemente Lanfranco) nasce a Quingentole, piccolo paese dell’Oltrepò mantovano, nel 1920, figlio di uno scultore del luogo. Nella sua formazione iconografica hanno una grande importanza i temi fantascientifici incontrati già durante la fanciullezza, in particolare nelle strisce di Flash Gordon pubblicate sul periodico “L’avventuroso”.

Compie gli studi al liceo artistico e poi all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Inizia con la Scultura per poi dedicarsi maggiormente alla Pittura. Le sue influenze maggiori vanno da Tino di Camaino ad Andrea Pisano, ai ferraresi del Quattrocento. Ma è la scoperta di Bosch ed El Greco a confermargli la funzione immaginativa dell’Arte, trascrizione dell’inconscio attraverso il colore.

Nel 1940 è chiamato alle armi e combatte sul fronte greco, finendo prigioniero. Alla fine del conflitto torna a frequentare l’Accademia a Milano, sotto la direzione dello scultore Giacomo Manzù.

Nei primi anni cinquanta è la scultura a dargli le soddisfazioni maggiori: nel 1950 vince il concorso per una formella bronzea per una porta del Duomo di Milano e per la realizzazione della statua del “Beato Michele Carcano”, da porre su una guglia della facciata. Nel 1951 la sua scultura “Il sabbiaiolo del Po” partecipa al Premio Suzzara d’Arte Contemporanea e viene scelta come simbolo dell’esposizione. Nel 1955-56 realizza la statua di “San Giovanni dell’Apocalisse” per il Cimitero Monumentale di Milano, e riceve elogi dallo scultore britannico Henry Moore. Le critiche provenienti dall’Italia non sempre sono positive, ma all’artista arrivano molti inviti ad esporre anche all’estero.

Dopo gli anni cinquanta, appare sempre più netta la predilezione per il Surrealismo, sollecitata dall’incontro a Parigi con André Breton, congeniale al suo temperamento visionario e ad una pittura che vuole fondare un “futuro umanesimo”, nella prospettiva di rinascenza sostenuta dallo scienziato Silvio Ceccato.

Le opere degli anni sessanta sono prevalentemente pittoriche: i temi indagati sono in gran parte quelli della femminilità, dell’eros e della caducità del mondo sensibile. Il suo stile è fortemente influenzato da quello di Salvador Dalí, che dichiara il suo apprezzamento per l’artista mantovano, come anche altri esponenti del gruppo storico dei surrealisti, tra i quali René Magritte e Max Ernst. In questo periodo ritrae anche molti importanti personaggi, tra cui lo scrittore Dino Buzzati e l’industriale Vittorio Valletta (sono i cosiddetti ritratti psichedelici).

Non manca l’interesse per i temi sacri della religione cristiana: una sala del Museo Diocesano “Francesco Gonzaga” di Mantova è interamente dedicata ad opere di Lanfranco. Altri dipinti si trovano in molti edifici religiosi della diocesi, come la “Crocefissione” nella chiesa parrocchiale di Ostiglia e il “Ritratto di Matilde di Canossa” nell’abbazia di Polirone a San Benedetto Po.

Nel 1970 l’autore di fantascienza Brian W. Aldiss utilizza il dipinto di Lanfranco, “I grandi maestri del sogno”, per la copertina del suo libro “A Romance of the Equator”.

Nel 1973 un altro suo quadro, “I pianeti del sogno e della speranza”,  diventa la copertina del concept album “Felona e Sorona” del gruppo progressive Le Orme.

A partire dagli ultimi anni settanta l’artista dirada sempre più le uscite pubbliche e le interviste non strettamente professionali.

Il nuovo secolo vede un nuovo fiorire di mostre e iniziative che presentano al pubblico i suoi ultimi lavori, che continuano ad uscire dal suo studio nel paese natale. Considerato uno dei padri del Surrealismo in Italia, Lanfranco prende parte a numerose mostre collettive e personali a Milano, Venezia, Roma, Parigi, New York.

Nel 2013 l’artista mette gentilmente a disposizione del gruppo progressive La Maschera di Cera la sua opera del 1968 “Gli amanti del sogno”, che diventa la copertina del concept album “Le Porte del Domani”, rinnovando così il legame della pittura di Lanfranco con la musica progressiva italiana.

“Il lavoro di scultore: orientare il pensiero agli “archetipi”. Vi è un’arte rassicurante fatta di figure, paesaggi, impressioni di colore o concetti di realtà. Ma vi è un’altra arte inquieta e irrazionale che si presenta sconosciuta ed è sempre accompagnata da pericoli, specialmente quando varia ed esce dagli schemi e chiede una strada diversa. La ricerca dell’inesplorato archetipo che è dentro di noi. L’archetipo ancestrale che risale alla notte dei tempi e che giace nella coscienza collettiva degli uomini. Questa rinasce quando si entra volutamente nella “nube della non conoscenza”, quella cercata dai mistici per il contatto e la scoperta di messaggi e visioni inconoscibili.”

(Lanfranco intervistato da Eristeo Banali, catalogo della mostra “Lanfranco surrealista – Il tempo della scultura”, Suzzara, 2006)

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