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Garden Wall – Assurdo

GARDEN WALL

Assurdo (2011)

Lizard Records

Ogni nuova uscita a marchio Lizard Records è un profondo colpo assestato alla superficiale e svogliata “industria discografica” italiana. È grazie alla tenacia e al duro lavoro di etichette come la Lizard se progetti raffinati quali NichelOdeon, Gran Turismo Veloce, Runaway Totem, Sithonia e non ultimo Garden Wall ci regalano delle vere e proprie perle artistiche. Badate bene utilizzo il termine “artistiche” perché definirle semplicisticamente “musicali”, a mio avviso, potrebbe risultare assai riduttivo. Musica, Teatro, Poesia, Arte ma anche tanta, tanta professionalità contraddistingue le pubblicazioni Lizard.

Ma veniamo ai Garden Wall. La band viene fondata sul finire degli anni ottanta da Alessandro Seravalle e, come tutti i progetti ambiziosi, riesce a pubblicare una notevole quantità di materiale pur subendo numerosi cambi di formazione e altrettanti contratti discografici. Negli anni novanta calcano i palcoscenici di mezza Europa, arrivando alla notorietà anche in Uzbekistan. L’intensa attività contribuisce a definire il sound della band che, con l’ingresso del batterista Camillo Colleluori, vira verso sonorità più aggressive, dure e molto sperimentali. Gli anni “zero” vedono i nostri accasarsi con l’ottima Mellow Records di Mauro Moroni – etichetta attivissima in ambito prog – per giungere, dopo tanto peregrinare, nel giugno del 2011, alla Lizard, che pubblica il loro ottavo album: Assurdo.

La formazione attuale vede Alessandro Seravalle, voce solista, liriche, chitarre, elettronica, tastiere; Raffaello Indri, chitarre; William Toson, bassi fretted e fretless; Ivan Moni Bidin, batteria; Gianpietro Seravalle, percussioni elettroniche.

Assurdo è un lavoro caratterizzato da una notevole contaminazione stilistica in cui elementi ritmico-armonici di matrice rock, jazz, etnica e colta si fondono in strutture complesse anche grazie ad un uso strutturale dell’elettronica, da un lato, e all’impiego di strumenti acustici, solitamente estranei ai canoni classici del rock, dall’altro.

Recensire dischi come questo risulta, pertanto, compito assai arduo, specialmente se si vuol rendere, a parole, un’idea quanto più fedele possibile alla reale proposta musicale. I numerosi riferimenti servono, dunque, per inquadrare, in maniera indicativa e limitata, il raggio d’azione della formazione friulana, senza per questo volerne sminuire la classe e la personalità.

Iperbole apre l’album. Ritmi jungle e riff tooliani introducono la declamazione – che personalmente non posso non associare al mitico Stratos – di un testo “malato”. L’ingresso del violino esalta voce e ritmica, e riporta il brano ad una dimensione più classica, rimarcando le atmosfere stile Indukti in “Freder”. A metà brano viene fuori la natura metal della band friulana, che lascia apprezzare una raffinata tecnica nei soli di chitarra e nelle ritmiche accelerate. Ottimi gli inserti elettronici.

Butterfly Song è brano dalla struttura assai articolata, dove le incursioni sono molteplici e le definizioni, per quanto possibili, molto labili. Chitarre limpide, violino e un ottimo lavoro alle pelli non lasciano trasparire l’imminente ingresso di electro-soundscapes sinistri e voci filtrate. Accordi nevrotici e inquietanti suoni gutturali (sussurrati!) lambiscono la sperimentazione degli Sleepytime Gorilla Museum in “Ambugaton”. Ma è un continuo shift sonoro quello che riesce a far convivere una raffinata e pulita chitarra jazz, un prog metal urlato ed un violino onirico sull’ennesima declamazione in stile futurista (metà Stratos, metà Pholas Dactylus).

Trasfiguratofunky tradisce sin dal titolo la sua natura funky, seppur con immancabili implicazioni metal. Cito i Mr. Bungle – più funk metal e meno circensi – ma è solo una citazione, una lettura troppo banale per la quantità e la qualità dei suoni presenti in questo brano. La voce assume qui un ruolo fondamentale: si parte dagli “ululati” berberi e dalle declamazioni di Stratos per virare repentinamente verso un severo monologo zeuhl (il Vander di “Stoah”) a cui si combinano deliri industrial. Gran lavoro di chitarre e tastiere e superba prova per la sezione ritmica, che si lascia apprezzare sino alla coda sperimentale.

Negative è un tuffo nel vuoto guidato da una sublime chitarra. Brano dall’incedere lento che assume strutture dub/trip hop/drum’n’bass. Eterei vocalizzi femminili si alternano ad una suadente, e allo stesso tempo inquietante, voce maschile. La chitarra cesella arpeggi liquidi mentre un basso continuo ammorbidisce le asperità delle incursioni industrial ed elettroniche.

Just cannot forget suona come uno sfacciato omaggio all’anima più sperimentale degli Area. Carillon sinistri e disturbati accompagnano la sezione fiati in un free jazz “disturbato”.

Flash (short-lived neorealism) racchiude tutta l’assurdità dei Garden Wall. Disquisizioni su quartetti d’archi, cattedrali gotiche, sensi di assuefazione e notizie sul traffico si accavallano dis/ordinatamente. Un urlo squarcia l’atmosfera claustrofobica a favore di soluzioni metal che esplodono nel finale, dopo essersi alternati a svariati passaggi lirici.

Clamores horrendos ad sidera tollit è un progressive metal/jazz estremo. Un’apertura ancora all’insegna degli Area, in cui sono in evidenza soprattutto voce, sezione ritmica, elettronica nonché un ipnotico organo vintage. A seguire le percussioni elettroniche sorreggono una chitarra limpida e cristallina prima di dar vita ad una esplosione prog metal che, inavvertitamente, devia verso un più classico jazz rock. Il brano termina con la solita orrorifica voce sussurrata che si fa spazio tra samples e diavolerie elettroniche.

In Vacuum fluctuation violino ed elettronica introducono lo schizofrenico canto di Alessandro, scandito dallo straordinario lavoro della sezione ritmica e da chitarre crimson-tooliane. Violino e percussioni kraute divagano verso atmosfere balcaniche e mediorientali, raggiungendo lidi già noti ai Taal. Laddove però i francesi risultano più drammatici, i nostri sfoderano sonorità oblique, dilatate ma pur sempre inquietanti.

Re-awakening è uno spettacolo! Apertura melodica sulle note di un flauto (!!!) e degli immancabili arpeggi di chitarra. La voce alterna soluzioni melodiche ad altre decisamente più drammatiche, teatrali. La mente corre al progetto Lunatic Soul di Mariusz Duda. Ma è con l’ingresso delle chitarre metal che il brano prende definitivamente corpo, mostrando i raffinati gusti musicali dei Garden Wall. I matematici riff sono di chiara origine wilsoniana, tanto sono affini alla seminale “Signify” dei Porcupine Tree, dalla quale Re-awakening si differenzia solo in parte nella ritmica, per l’utilizzo del doppio pedale alla cassa. Nelle atmosfere più delicate, inoltre, si lascia apprezzare un ipnotico arpeggio che ripercorre “Aeropause” dei Pure Reason Revolution. E poi ancora flauto!!!

Chiude l’album Isterectomia, traccia sperimentale, ipnotica e spiraliforme. Su un elettronico ritmo jungle si alternano flauto e canto declamatorio. L’ottimo ricamo alla chitarra e un basso pulsante riportano nuovamente alla luce gli Sleepytime Gorilla Museum più ipnotici e ritmati. Samples sinistri si insinuano subdolamente nella mente quasi a volerla destabilizzare. Un senso di angosciante claustrofobia permea un’atmosfera insalubre, “uterina”, dalla quale ci si libera solo nel brevissimo epilogo… a sorpresa!!!

Tutto questo è Assurdo! Un’esperienza di ascolto che va oltre le consuete percezioni e che assume, nel suo complesso, consistenza fisica, materiale.

Superbo anche l’artwork, che cela, tra sfumature acquerellate e sbavature, i volti fieri dei componenti della band. Management a cura di Claudio Milano dei NichelOdeon.

Per info e contatti:

www.gardenwallband.com

info@gardenwallband.com

www.lizardrecords.it

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