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Glass Hammer – Perilous

GLASS HAMMER

Perilous (2012)

Arion Records/Sound Resources

 

Dopo gli ottimi riscontri di “If”(2010) e “Cor Cordium” (2011), il 23 ottobre scorso i Glass Hammer hanno dato alle stampe il loro tredicesimo album in studio, Perilous. La band composta da Fred Schendel (tastiere, steel guitar, cori), Steve Babb (basso, tastiere, cori), Jon Davison (voce) e Kamran Alan Shikoh (chitarra elettrica, chitarra acustica, sitar) prosegue il percorso tracciato nei precedenti lavori annunciando però delle sostanziali novità. “Non abbiamo mai fatto un concept album come Perilous – ha dichiarato Steve Babb – Si tratta essenzialmente di una visione unitaria, un’idea musicale divisa in tredici movimenti. Le emozioni e le idee espresse nei testi fluiscono con la musica, mentre i brani raccontano una storia definita da un inizio, una metà e una fine”. Quale sia lo sviluppo di questa storia non ci è dato saperlo, anche perché, per come il tutto è strutturato, starà ad ogni singolo ascoltatore definirlo a proprio modo.

Sulla natura dell’artwork, inoltre, Babb ha detto: “Dovrebbe essere ovvio già dal titolo, Perilous (Pericoloso), e dalla copertina dell’album che qualcosa è in agguato appena oltre il cancello. Immaginate due bambini perduti in un cimitero di notte e dei personaggi molesti che potrebbero incontrare mentre cercano la strada di casa. Questa è l’impostazione per la nostra allegoria”.

È infatti proprio la cover, insolitamente ambigua e oscura, a confondere i fan e a far teorizzare un brusco cambio di rotta della band di Chattanooga. Ma a sentire Babb non è proprio così: “Abbiamo sicuramente fatto alcune cose su Perilous che non abbiamo fatto negli altri nostri album, ma non abbiamo certamente abbandonato le nostre radici prog sinfoniche”.

Naturalmente la grande novità del 2012 per i Glass Hammer è stata la selezione e l’arruolamento di Jon Davison negli Yes. Il cantante, infatti, pur rimanendo fedele ai Glass Hammer, ha accettato il compito di sostituire David Benoit, diventando a tutti gli effetti il nuovo frontman degli Yes.

“Non si può negare che il “fattore Yes” ha aumentato l’interesse per i Glass Hammer in tutto il mondo. E questo per noi è un bene” –  ha detto Babb – “Ma la nostra più grande novità per il 2012 resta ancora Perilous. Avevamo l’obiettivo di fare qualcosa di epico, qualcosa che risultasse decisamente Glass Hammer, che non avesse paura di mostrare le nostre influenze, ma che con fermezza mantenesse la nostra indipendenza, sviluppando un suono che fosse innegabilmente solo nostro. Naturalmente saranno i fan a dire se siamo riusciti nel nostro intento o meno. Penso che ai nostri fan di lunga data quest’album piacerà molto, e mi auguro che piaccia anche ai nuovi fan. Perilous è un album molto ambizioso per i Glass Hammer, e alla fine del processo di produzione tutti i membri della band sono rimasti molto soddisfatti per il lavoro svolto!”.

Ospiti dell’album sono: Randall Williams (batteria), Amber Fults (voce in “In That Lonely Place”), The McCallie School Guitar Choir, The Chattanooga Girls Choir, Latin Choir, The Adonia Trio, Carey Shinbaum (registrazioni e oboe), Tim Wardle (cori aggiunti).

The Sunset Gate apre l’album con i delicati archi dell’Adonia Trio, mentre gradualmente  si fanno avanti dapprima il piano e in seguito l’organo di Schendel, incalzati dalla batteria di Williams e dal basso di Babb. L’ottimo Shikoh si rende protagonista di un epico assolo di chitarra, ma è con l’ingresso della voce di Davison che il brano si apre definitivamente, mettendo in luce quel “fattore Yes” che, a quanto pare, esula dalla semplice condivisione del vocalist.

La definitiva conferma arriva già con Beyond They Dwell, secondo brano in lista, che lascia affiorare tutte le caratteristiche tipiche dello Yes-sound: il basso corposo e distorto di Babb clona chiaramente lo stile di Squire; l’organo e le tastiere di Schendel creano complessi intrecci sonori; i frequenti cambi di tempo e le variazioni di intensità e velocità di Williams accrescono il dinamismo del brano; e poi c’è Davison! L’unico elemento di “rottura” risulta essere lo stile chitarristico di Shikoh, più solenne e meno cristallino di quello di Howe.

The Restless Ones fonde magistralmente le soluzioni più sinfoniche dei Glass Hammer ad atmosfere dal vago sapore jazz, senza dimenticare elementi esotici come il sitar di Shikoh.

Con They Cast Their Spell i toni si incupiscono. Inquietanti carillon accompagnano il canto (qui più asciutto) di Davison verso territori più oscuri e minacciosi, enfatizzati dalle tastiere di Schendel e dalla chitarra di Shikoh.

We Slept. We Dreamed, invece, riporta verso lidi più romantici e melodici. Un piano dimesso spalanca le porte all’oboe di Shinbaum e alla chitarra acustica di Shikoh. Quest’ultima muta il brano in un’idilliaca ballad in cui è proprio la voce di Davison a trarre maggior vantaggio, sostenuta dai cori. Da segnalare le svisate d’organo e l’atmosferico mellotron, ma soprattutto il solenne finale affidato al coro polifonico.

Con The Years Were Sped cade anche l’ultimo baluardo di autenticità Glass Hammer. Shikoh imbraccia la chitarra acustica e si dedica ad un breve ma pregevole brano chitarristico che farà di certo felici i fan dello Steve Howe acustico.

Our Foe Revealed, introdotto da un vivace piano, è caratterizzato dal robusto e muscolare basso di Babb, dalle tastiere vintage di Schendel e dalla splendida voce di Davison (qui rafforzata dai cori di Tim Wardle). Hammond, moog e mellotron da una parte, chitarra e basso dall’altra, mettono in piedi complessi passaggi strumentali con abbondanza di assoli che mostrano l’elevato tasso tecnico dei musicisti.

Toward Home We Fled vede ancora una volta protagonisti il basso di Babb, il mellotron e il moog di Schendel. Il classico prog sinfonico dei primi minuti, mutuato dagli Yes di “Fragile”, viene via via esaltato dalle aperture vocali di Davison, che impreziosisce il brano con veri e propri acquerelli vocali.

As the Sun Dipped Low, The Wolf Gave Chase e We Fell At Last formano una tripletta di brani brevissimi in cui si avvertono, oltre alle immancabili atmosfere Yes, anche le soluzioni sinfoniche dei Genesis  con sconfinamenti dark.

In That Lonely Place è brano malinconico e struggente, impreziosito tanto dalla dolcissima voce di Amber Fults quanto dall’ottima vena melodica dei Glass Hammer. Sicuramente uno degli episodi più emozionanti dell’album.

Where Sorrows Died and Came No More chiude, riprendendo il tema iniziale, l’esperienza di Perilous, tra soluzioni dark che venano il tipico prog sinfonico della band di Chattanooga. Un disco che piacerà sicuramente ai fan della prima ora, ai fan degli Yes e a tutti gli amanti del prog sinfonico, con soluzioni originali e riferimenti ai mostri sacri del prog rock.

Per maggiori info:

www.glasshammer.com

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