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Gleemen – Gleemen

GLEEMEN

Gleemen (1970)

CGD

 

Anno 1970: siamo agli albori del prog italiano e i primi dettami provenienti dal mondo anglosassone cominciano ad essere assimilati nel nostro paese (nel caso dei Gleemen con buoni risultati, musicalmente parlando; per i testi le influenze del decennio precedente sono ancora troppo forti).

L’album, omonimo, è il primo ed unico disco pubblicato dai Gleemen prima di diventare i Garybaldi (sul primo singolo edito col nuovo nome, Marta Helmuth (1971), si legge “da oggi non ci chiamiamo più i Gleemen, siamo i Garybaldi”).

L’essere tra i primi “esperimenti” prog italiani fa si che nell’album si salti dalla psichedelica al puro prog, dal blues al beat, sempre con risultati apprezzabili. Su tutto, comunque, ad emergere è sempre la chitarra hendrixiana di Pier Nicolò “Bambi” Fossati (questo soprannome lo ebbe dalla nonna in quanto, da piccolo, aveva l’abitudine di allontanarsi da solo a giocare in un bosco della località in cui si recava in villeggiatura). L’influenza estrema che esercitò Hendrix su Fossati e su tutto il sound della band portò, non a caso, alla pubblicazione del disco in data 22 settembre, a quattro giorni dalla morte di Jimi. Oltre alla chitarra anche le tastiere di Lio Marchi giocano un ruolo molto importante nell’economia del disco così come la batteria di Maurizio Cassinelli e il basso di Angelo Traverso.

Caratteristiche dell’album sono le “sfuriate soliste” che troviamo in quasi tutti i brani (per esempio la batteria e poi il basso in Chi sei tu, uomo, l’organo in Spirit e Bha-Tha-Hella, la chitarra nell’apertura di Clackson) e la loro durata quasi beat di 3-4 minuti in media (eccezion fatta per Spirit e Chi sei tu, uomo).

La copertina incredibile, raffigurante un pesce mostruoso circondato da strane creature molto colorate, è forse ispirata alle opere di Bosch o forse rappresenta degli esseri visibili in un “viaggio mentale” effettuato sotto effetto di droghe.

Leggendo il titolo del brando di apertura (Farfalle senza pois) subito la mente richiama, ovviamente, la Zebra a pois di Mina. Le attinenze tra i due brani però si limitano al solo titolo. I primi secondi del brano sono affidati ad un organo ed un coro “ecclesiastici” (si notano alcuni rimandi ai cori presenti nell’album Passio Secundum Mattheum dei Latte e Miele o al brano The Beginning dei Planetarium). Poi si scatenano batteria, chitarra ed organo e su di essi entra la voce di Fossati il quale ci racconta di un viaggio allucinogeno: Quando svanirà questa nebbia rossa intorno a me / mille suoni già creano armonie senza età / ora vedo prati senza fiori e farfalle senza pois / Cosa mi accadrà quando questo suono finirà / sarà come se io piangessi per l’eternità / ora questa vita è un cristallo di rugiada come te. A seguire un grande solo di Fossati e nel finale quello di tastiera di Lio Marchi.

Shilaila dea dell’amore è un brano a forti tinte psichedeliche. Questa sensazione ci viene soprattutto se ci concentriamo ad ascoltare la chitarra dal suono “onirico”. Il testo è decisamente beat, soprattutto nel ritornello quando c’è un netto richiamo anche al modo di cantare in italiano degli artisti stranieri di quel periodo (quando scandisce la parola do-l-ce).

Avvio molto british per Spirit; pregevole l’amalgama dei quattro musicisti. Anche l’intermezzo, con l’organo di Marchi e la chitarra di Fossati, come sempre, a farla da padrona, sa molto di anglosassone ed è anticipatore di molti gruppi che irromperanno di lì a poco nella scena del prog italiano. Finale da brivido. Il testo del brano invece risulta alquanto strano: Sta camminando da mille anni in una strada della città / per una volta il tuo pensiero caro e sincero sulla tua vita / Spirit, Spirit / Guarda i tuoi passi dentro la pioggia e quell’impronta lasciata dal piede / saranno i passi dell’assassino che ha rovinato il proprio destino / Spirit, Spirit / Il tuo destino era selvaggio con la natura amica e sincera / possiedi tutto ma non te stesso non sfuggirai se te ne andrai da Spirit, Spirit, Spirit.

Chi sei tu, uomo è il brano più lungo dell’album, l’unico, insieme a Spirit, a spingersi otre i sei minuti di durata.  La passione di Fossati per Jimi Hendrix si sente pienamente nell’avvio del brano (sarà così anche in Clackson). L’anima del brano poi diventa indiscutibilmente blues. Negli ultimi due minuti e mezzo spazio agli assoli: inizia la batteria di Cassinelli, poi è il turno di Traverso al basso, chiude Fossati.

La partenza di Un’amica richiama molto Spirit. Poi il prosieguo del brano fa emergere, ancora una volta, chitarra e organo, ma anche basso e batteria fanno la loro “sporca” figura. Grande il primo verso del brano Ascoltavo Clapton e pensavo a te.

Bha-Tha-Hella è il brano “cantato” più breve dell’album. Nei segmenti esclusivamente strumentali si mantiene sugli standard dei brani precedenti, mentre nelle parti cantate è un po’ più “leggero”.

La chitarra iniziale di Clackson ha uno stampo prettamente hendrixiano. Il testo e il coretto presenti nel brano invece sono fin troppo beat (clackson su, clackson giù, clackson che vibrano così, / clackson qua, clackson là, mille luci e non si va, / prova un poco a immaginare strade di mille anni fa). Per il resto i soliti virtuosismi di chitarra ed organo emergono nel corso del brano.

Dei o confusione è probabilmente il brano più intenso dell’album (sagace l’uso dell’organo, della voce e dei brevi inserti di chitarra nei primi minuti), ma sicuramente è quello con maggiori sequenze prive di chitarra (una rarità).  Dopo i primi due minuti Fossati si riprende per un tratto lo spazio che gli era stato negato in precedenza. Il finale richiama i primi secondi del brano con un bel gioco di batteria “in marcia” e chitarra quasi da film western. Da segnalare il gioco di parole di questo verso presente nel testo: fiordalisi senza fiori, lisi i miei blue jeans.

Anche Induzione Parte I e Parte II ha un apparato musicale di ottimo livello, con vari cambi molto dinamici. Interessante il gioco chitarra-voce. Pure in questo caso il testo ha forti richiami riferibili al decennio precedente: gira intorno al mondo l’amore è un quadrato tutto tondo, / anche tu bambina prendi una farfalla e voli via.

Il brano conclusivo Divertimento sa molto d’improvvisato e crea atmosfere a tratti psichedeliche e a tratti sperimentali. Di certo è una voce fuori dal coro rispetto ai nove brani precedenti.

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3 comments

  1. Denis Di Nicolò

    Recensione completissima e dettagliata,nella quale nulla è stato lasciato fuori! Per quanto riguarda il disco da parte mia non ho molto da aggiungere .
    I testi lasciano il tempo che trovano(anche se comunque sono assai divertenti),mentre le canzoni alternano buoni momenti (Spirit, Chi sei tu uomo,Dei o Confusione) ad altri onestamente un pò banalotti (Clackson su tutti). Alcuni arrangiamenti ad opera dell’organo,infine, sono in ogni caso interessanti e pregevoli ,e quindi come cosa è senz’altro encomiabile! Insomma,tolta la voce e i testi in fin dei conti è un godibilissimo disco di Hard/blues chitarristico in stile Hendrixiano,e quindi un ascolto è sempre ben accetto!

  2. Grazie Denis! Come sempre un commento preciso e condivisibile. Come hai ben evidenziato i testi “non fanno testo” proprio perché, come detto nella recensione, l’influenza dei ’60 è ancora molto forte. Musicalmente invece bisogna rimarcare l’anno d’uscita del disco (1970) e quindi non si può fare altro che apprezzare questa prova di coraggio affrontata dai Gleemen.

  3. Ciao a tutti…a chi fosse interessato i Gleemen suonano il 22 febbraio al Cancello del Cinabro a Genova…Oltre a Zoccheddu e M. Cassinelli e A. Traverso tanti guest che “dipinsero Genova di note musicali”:..ex Delirium..Latte e Miele…Garybaldi etc etc….ciao

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